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 Oggetto del messaggio: I giovani di Locri e della Calabria
MessaggioInviato: lun ott 31, 2005 5:15 pm 
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Dui i Coppi
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I giovani di Locri e della Calabria

di Francesco Cirillo

E’ stato veramente suggestivo per l’Italia intera lo striscione creato e portato dai giovani studenti locresi a seguito dell’assassinio di Fortugno.: “E adesso ammazzateci tutti”.

Le parole diventano pietre a volte e queste parole sono state interpretate come un grande atto di coraggio. A queste parole però non sono arrivate altre parole di coraggio. Il mondo politico ancora una volta si è defilato. Si è nascosto dentro le altre parole come “Stato” , “democrazia” senza scendere nel ventre della bestia. Quella bestia che questa volta ha voluto alzare il tiro sfidando non solo la locride, i sindaci, la regione, ma l’Italia intera. Spero che questi giovani locresi non abbiamo ascoltato il dibattito della domenica scorsa sulla “7”. C’erano Monsignor Bregantini, la sottosegretaria alla giustizia Jole Santelli e l’esperto di fenomeni mafiosi il prof. Enzo Ciconte. La Santelli è stata disarmante. Ma veramente disarmante, perché ha detto in modo abbastanza tranquillo che in Calabria c’è una lotta fra i vari magistrati, che la totalità dei magistrati se ne vuole andare dalla Calabria e che quando questi ricevono il trasferimento al nord non vengono mai sostituiti creando un vuoto che determina l’accumulo di processi e così via. Poi aggiunge che la situazione in Calabria è gravissima anche dal punto di vista sociale. I dati difatti sono terribili, il 30% di lavoro nero, il 40% di disoccupazione. Che speranza possono allora mai avere quei giovani di Locri ? Prendiamone uno che vuole studiare e laurearsi . Si diploma al Liceo scientifico di Locri e cerca di andare all’Università. Se ha un buon punteggio entra nella facoltà da lui scelta. Altrimenti anche con un 70 resta fuori. I posti all’Unievrsità sono limitati nella nostra regione. Serve a creare una migliore qualità si dice. Prima la chiamavamo meritocrazia. In una regione come potrebbe essere il Trentino, immune da fenomeni come il nostro, diventa davvero un fatto di qualità. Ma da noi il giovane che al liceo ha studiato poco o gli è stato insegnato male, è condannato a restare fuori dagli studi universitari. E cosa fa ? Chi ha alle spalle una famiglia con soldi lo trasferisce subito a Napoli, a Roma o a Messina. Ma chi non ha soldi ? Lascia il figlio per strada ? Il buon padre di famiglia si darà da fare e a chi potrà rivolgersi ? Al politico, al mammasantissima, al sindaco, per forza di cose. Ed il ragazzo di Locri che non vuole studiare e vuole subito cominciare a lavorare ? Cosa farà ? a chi si rivolgerà ? E soprattutto cosa potrebbe fare ? l’operaio edile , al nero ? il cameriere sottopagato e sfruttato dieci ore al giorno nel solo periodo estivo ? Dovrà emigrare. Per dove ? E poi con quali soldi iniziali ? Per spostarsi in una città per cercare lavoro, c’è bisogno di una base di soldi . Chi glie li dà ? Vuoi vedere che se spacci un po’ di fumo per un paio di mesi trovi questa base di soldi ? Un lavoro sicuro, protetto dal boss di quartiere. Questa è la triste realtà della nostra regione e se questi nostri politici vogliono fare qualcosa subito bisogna uscire con risposte certe.

Il dottor Boemi , magistrato antimafia, ha descritto in questi termini l'evoluzione della 'ndrangheta: "La 'ndrangheta si caratterizza per la presenza nei comuni grandi e piccoli dei cosiddetti locali aperti: locale aperto è quello in cui un gruppo di mafiosi (spesso 30 e più) organizzano la loro attività criminosa. L'affiliazione calabrese avviene essenzialmente in due modi estremamente diversi. In Calabria si diventa mafiosi per generazione, per casato, per discendenza, per il semplice fatto di essere nato in una famiglia di mafiosi. Il figlio di un mafioso è solitamente un mafioso e lo è sin dalle prime classi elementari. Si diventa mafiosi però anche per esigenza, in mancanza di lavoro, per l'assoluta impossibilità in questa regione di avere di fronte uno Stato che risponda nei modi essenziali alle esigenze di vita di un giovane moderno".

Una risposta ai giovani potrebbe essere quella di un salario minimo garantito. Gli effetti sarebbero subito evidenti. Si darebbe la possibilità di sganciarsi da lavori al nero e lavori illegali. Un altro sarebbe quello di aprire le università a tutti , senza punteggi e senza meritocrazie favorendo proprio quei giovani che provengono da fasce deboli. Le risposte devono essere precise scrivevo prima e bene ha fatto il presidente Loiero a chiedere la sospensione dell’assessore Masella per la tentata assunzione della moglie. Questi atti valgono tanto ma bisogna andare oltre. Si pubblichino i nomi di tutti gli ultimi assunti e si dimostri che non c’è stato né nepotismo né clientelismo partitico, altrimenti il caso Masella resta solo quello di un inciampo da parte di un ingenuo non pronto alle diavolerie politiche . Vada oltre Loiero e dia altre risposte. Un’altra risposta sarebbe sulla massoneria. Girano voci, si sussurrano nomi, su consiglieri legati alla massoneria. Sono voci pericolose. In Calabria la massoneria è stata spesso legata a filo doppio con la mafia.. Lo scrive ancora il procuratore Boemi nelle sue audizioni antimafia. Pericolosi mafiosi legati a famiglie potentissime sono massoni e tramite la massoneria riescono ad agganciare il mondo politico. Questo intreccio lo aveva scoperto anche il Procuratore Cordova quando era a Palmi e subito, stranamente, promosso a Napoli perché la sua inchiesta si affossasse. Sui rapporti fra mafia , massoneria e potere politico ci sono centinaia di pagine scritte da vari procuratori antimafia calabresi. In uno degli ultimi rapporti intitolato Le compenetrazioni tra 'ndrangheta e massoneria deviata. si legge :



“ Alla fine degli anni Settanta iniziano ad essere segnalate, da parte di settori minoritari della magistratura, ipotesi di collegamenti occulti tra criminalità organizzata calabrese e massoneria, quali segnali preoccupanti di una nuova forma di inserimento nei circuiti di potere. Ma al di là di scarni e rari riscontri processuali, bisognerà attendere la stagione dei collaboratori per avere delle conferme attendibili. Solo a partire dal 1992, e in particolare negli atti della Operazione cosiddetta 'Olimpia' della DDA di Reggio Calabria, giungerà una ricostruzione organica di tali rapporti anche alla luce dei mutamenti che proprio alla fine degli anni Settanta si erano registrati all'interno della 'ndrangheta, mutamenti che risulteranno, alla luce delle odierne conoscenze, funzionali proprio alla formazione di quei rapporti e di quei collegamenti con una parte della massoneria. È’ convinzione della Commissione che la massoneria calabrese, che vanta un antico e solido insediamento e risale agli albori del moto risorgimentale italiano, non sia nel suo complesso una massoneria deviata. Certo, al suo interno, come è noto, si sono manifestate ampie zone di comportamenti che gli stessi organismi massonici hanno ritenuto irregolari, illegali o illegittimi perché violavano le regole fondamentali, costitutive della libera muratoria. Proprio questi organismi hanno evidenziato quanto fosse nell'interesse della stessa massoneria calabrese portare definitivamente alla luce tutte le zone oscure - passate ed eventualmente anche presenti - e recidere con nettezza ogni eventuale rapporto tra uomini della 'ndrangheta e strutture 'coperte' o 'riservate' che dovessero richiamarsi alla massoneria. Nella seconda metà degli anni Settanta la 'ndrangheta si trova di fronte a un bivio: o continuare ad essere una organizzazione criminale dedita ad estorsioni e sequestri di persona, oppure fare un salto di qualità e inserirsi nei circuiti del potere per trasformarsi in 'mafia imprenditrice', in soggetto economico e politico autonomo, capace di interloquire con i rappresentanti delle istituzioni, delle amministrazioni pubbliche, dei partiti, e offrire i propri 'servizi' nel settore degli appalti, nella raccolta dei consensi elettorali, e così via. Per fare questo la 'ndrangheta si trovò nella necessità di creare una struttura nuova, elitaria, una nuova dirigenza, estranea alle tradizionali gerarchie dei "locali", in grado di muoversi in maniera spregiudicata, senza i limiti della vecchia onorata società e della sua subcultura, e soprattutto senza i tradizionali divieti, fissati dal codice della 'ndrangheta, di avere contatti di alcun genere con i cosiddetti "contrasti", cioè con tutti gli estranei alla vecchia onorata società. Nuove regole sostituivano quelle tradizionali, che non scomparivano del tutto, ma che restavano in vigore solo per la base della 'ndrangheta, mentre nasceva un nuovo livello organizzativo, appannaggio dei personaggi di vertice che acquisivano la possibilità di muoversi liberamente tra apparati dello Stato, servizi segreti, gruppi eversivi. L'ingresso nelle logge massoniche esistenti, o in quelle costituite allo scopo, doveva dunque costituire il tramite per quel collegamento con ruoli e funzioni appartenenti a figure sociali per tradizione aderenti alla massoneria, vale a dire professionisti (medici, avvocati, notai), imprenditori, funzionari della pubblica Amministrazione uomini politici, rappresentanti delle istituzioni, tra cui magistrati e dirigenti delle Forze dell'ordine. Attraverso tale collegamento la 'ndrangheta riusciva a trovare non soltanto nuove occasioni per i propri investimenti economici, e per le proprie movimentazioni finanziarie e bancarie ma sbocchi prima impensati e impensabili, nella politica e nell'Amministrazione, e, soprattutto, quella copertura, realizzata in vario modo e a vari livelli (depistaggi, vuoti di indagine, attacchi di ogni tipo ai magistrati non arrendevoli, aggiustamenti di processi, etc.) cui è conseguita per molti anni non solo una sostanziale impunità, della 'ndrangheta, ma anche una sua capacità di rendersi invisibile alle istituzioni (solo da qualche anno essa è balzata all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale e degli organi investigativi più qualificati)”.

Di queste cose non ne abbiamo sentito parlar in nessun dibattito politico.

Lo scontro tra magistrati su inchieste pesanti viene testimoniato anche da Enzo Macrì, sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia (uno dei magistrati italiani che più conosce la 'ndrangheta) e il procuratore di Reggio Calabria.

Macrì, nel corso dell'ultima audizione segreta davanti alla Commissione parlamentare antimafia, denuncia con parole gravi la situazione della magistratura reggina. «Negli ultimi anni sono andati via per decorso termine degli otto anni o per alcuni trasferimenti, il procuratore aggiunto Boemi, i sostitui Squillace, Greco, Alberto Cisterna, Roberto Pennisi…». Un elenco lunghissimo di pm che avevano accumulato un conoscenza particolare della mafia calabrese e soprattutto dei suoi rapporti con la politica, l'economia e la massoneria. «Quale sarà il futuro?», si chiede Macrì, «l'organico della Direzione distrettuale antimafia è di 24 unità. Attualmente ce ne sono 17, cinque sono uditori alla prima nomina». Giudici ragazzini. Procure senza più memoria.

Tutto questo basta e avanza per capire con chi si ha che fare e come le parole di circostanza non servono proprio a niente ed a nessuno.

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meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine


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