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 Oggetto del messaggio: Allarme wwf gioiosa...(rifiuti sanitari nucleari)
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Marina di Gioiosa

Nota del responsabile di zona del Wwf Luigi Nicita
Allarme rifiuti pericolosi



Franco Martora


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MARINA DI GIOIOSA – Il Wwf della Locride lancia un Sos sui rischi legati allo smaltimento di rifiuti o scorie nucleari nella sanità. L'allarme legato all'emergenza rifiuti parte dalla locale sezione dell'associazione ambientalista, tramite il responsabile zonale, Luigi Nicita che in una nota richiama l'attenzione sul problema: «Ogni attività – sostiene Nicita – genera rifiuti, ritenuti a volte poco nocivi poiché non hanno cattivo odore, ma pericolosi o pericolosissimi se si tratta di rifiuti o scorie nucleari». E questo genere di rifiuti, aggiunge Nicita, «può provocare danni irreversibili al Dna dell'uomo e minare la salute delle future generazioni con tumori, malattie della pelle, malformazioni». In Italia, secondo Nicita, i rifiuti e le scorie nucleari sono stipati in circa 150 siti superficiali, comprese 5 centrali e 3 centri di ricerca Enea, con oltre 55 mila metri cubi di rifiuti, definiti “scottanti”, cioè ancora da smaltire. Nell'evidenziare che gli italiani con il referendum del 1987 hanno scritto la parola fine al nucleare energetico, Nicita ricorda che «è rimasta una pesante eredità di difficile gestione». E aggiunge: «A questa enorme quantità, ogni anno si aggiungono altre 500 tonnellate di prima categoria, prodotti da ospedali che utilizzano la medicina nucleare, radiologia o radioterapia, dalla sanità privata, studi dentistici, industrie che controllano la saldatura, industrie di fertilizzanti, etc.» Nicita, perciò, si chiede come avviene smaltimento e messa in sicurezza dei rifiuti di medicina nucleare prodotti nelle nostre zone e invita, quindi, ogni organo preposto a fare il proprio dovere. A cominciare dalla Regione che dovrebbe individuare subito un sito per lo stoccaggio provvisorio, anche semi superficiale. Infatti, come sostiene Nicita, per questo tipo di rifiuti, pur se debolmente radioattivi, il periodo rischio può arrivare anche dopo tre o quattro secoli. Non esiste al momento una tecnologia sicura. Nicita conclude: «Bisogna fare in fretta, prima che il governo centrale renda ufficiale il nome del sito calabrese idoneo ad ospitare il cimitero nazionale delle scorie nucleari e trasferisca a questa terra del profondo Sud l'eredità».

(mercoledì 9 marzo 2005)


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