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Lo scopo di questo topic è di raccogliere, far conoscere e tramandare tutti i termini e i modi di dire (ove possibilie corredati da considerazioni di carattere etimologico) del vernacolo della nostra terra, caduti in disuso e che rischiano di venire dimenticati.

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L'interminabile tempo mi adopera come un fruscio. [Dolina notturna, Ungaretti]



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Troppìto: s.m. e s.n. frantoio. Deriva dal latino trapētum,i che significa per l’appunto frantoio.

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‘Mbrakhàri: v.i. avere la raucedine. Deriva dal greco βραγχάω che significa, per l’appunto, essere rauco.

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Folìa: s.f. nido, tana. Deriva dal greco φωλεός, ‘ο che significa, per l’appunto, nido o tana.

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Giaramìda: s.f. tegola. Deriva dal greco κεραμίς, ίδος ‘η che significa per l’appunto tegola.

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Ultima modifica di Paolo su mar dic 13, 2005 4:13 pm, modificato 1 volte in totale.

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Scirubbétta: s.f. bevanda, intruglio (in senso generale) o, in particolare, bevanda preparata con la neve ed il miele. Deriva dall’arabo sharūb che significa per l’appunto bevanda.

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Mascìlla: s.f. ascella. Deriva dal greco μασχάλη,‛η che significa per l’appunto ascella.

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Farrànka: s.f. luogo impervio ed isolato. Deriva dal greco φάραγξ, αγγος, ‘η che significa voragine, baratro, burrone, dirupo.

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MessaggioInviato: mar dic 13, 2005 4:04 pm 
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chikàri, v.i. arrivare, riuscire a raggiungere. Un esempio di utilizzo di questo verbo è il seguente: "Vidi si ti fidi u pigghi a cassarola, ca e' non chìku" (ovviamente l'esempio è dovuto a mia nonna :D inutile dirlo). Purtroppo al momento non conosco l'etimo di questo verbo.

Faccio notare, e suggerisco di utilizzare, la convenzione che adotto per rendere alcuni suoni che esistono nel dialetto ma non nella lingua italiana:

1) ki rappresenta un suono solo gutturale come nella parola kìstu (questo)

2) khi rappresenta un suono simile al χ greco, un esempio di questo suono è la parola putìkha (bottega)

3) chi rappresenta un suono a metà tra gutturale e palatale che non esiste nella lingua italiana, un esempio è la parola chiùmbu (piombo).

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