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MessaggioInviato: ven gen 27, 2006 12:29 pm 
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Cristianuni
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ITALIA

offlaga disco pax......socialismo tascabile
diaframma....siberia
amari.....grand master mogol
baustelle.....malavita
cccp.......affinità divergenze tra il compagno Togliatti e noi

RESTO DEL MONDO

Television.....morquee moon
Pere Ubu......modern dance
Stereolab...transient random-noise bursts with announcements
devo.....are we not men we are devo!!
godspeed your black emperor........lift your skinny fists like antennas to heaven


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MessaggioInviato: ven gen 27, 2006 9:23 pm 
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Josè Gonzales.......Hearthbeat

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MessaggioInviato: ven gen 27, 2006 11:18 pm 
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Bassi Maestro - Hate 8)

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Cristianuni
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queen of the stone age....song for the deaf


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Cristianuni
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sarebbe bello che ad ogni "consiglio" si aggiungano i "perchè"


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MessaggioInviato: dom gen 29, 2006 3:23 am 
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aggiungo il mio perchè sui Josè Gonzales:
prima di tutto per il nome. a differenza di quanto sembri non è un cantante latino-americano (lungi da me proporre cose del genere!!!), ma un gruppo svedese!! :shock:
da buoni svedesi il sound della canzone che vi ho consigliato di scaricare è malinconico, ma non mette tristezza. molto interessanti,perciò sto cercando di trovare altro materiale su di loro.

consiglio poi:
"Black is Black" di Giuliano Palma & the Blubeaters
perchè hanno saputo riproporre con l'ironia che li contraddistingue un vecchio brano degli anni sessanta (se non sbaglio...)

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MessaggioInviato: dom gen 29, 2006 3:19 pm 
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Dui i Coppi
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Tutto l'album di Giuliano Palma and the Blue Beaters è da ascoltare con interesse.
Il genere che propongono, lo Ska Reggae è davvero divertente. I ritmi in levare non possono che essere stimolanti ed è difficile non esserne coinvolti. Per non parlare dell'impegno sociale e culturale che sta dietro al progetto musicale...

Ottimo consiglio Marysun :wink:

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MessaggioInviato: lun gen 30, 2006 7:44 pm 
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Cristianuni
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Mission of burma......Vs

La cosa più incredibile che mi è successo è nn faccio altro che ascoltare sto lavoro, da un paio di giorni a questa parte. Insomma da quando li ho sentiti la prima volta ho smesso di ascoltare altro.

Mettete il cantato sgolato, distorsioni e manipolazioni nastalgiche dei velvet underground, un pò(tanto!!!) di hardcore e un pò(che resta tale) di elettronica, bhè avete i mission of burma.

Se poi volete trovare somiglianze e affini, state certi che incontrerete bauhaus, rem(i primi), sonic youth, i già citati velvet underground, joy division
e qui e li comincerete a sentire il grunge che tanto caro fu su quest'ermo colle!!!

Buon ascolto


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MessaggioInviato: mar gen 31, 2006 7:54 pm 
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royksopp.......What else is there?

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MessaggioInviato: mer feb 01, 2006 1:29 pm 
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Dui i Coppi
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VINICIO CAPOSSELA

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MessaggioInviato: dom feb 05, 2006 9:52 pm 
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Cristianuni
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Blues For The Red Sun (Dali, 1992).......Kyuss

E' ancor piu` trascinante e catastrofico, uno dei capolavori del rock del rumore. All'ascoltatore si para davanti una muraglia impenetrabile di suoni sgradevoli: la cadenza "cingolata" di Thumb, una specie di scossa d'alta tensione continuata, da` un po' il tempo e la carica all'assalto a rotta di collo di Alien's Wrench (sorta di loro Communication Breakdown) e all'incursione travolgente di Green Machine (la piu` melodica ed heavymetal del lotto). Sono brani dotati di una forza di sfondamento terribile.
I capolavori sono ancor piu` feroci: le rincorse supersoniche e i tribalismi vertiginosi di 50 Million Year Trip (in apocalittico crescendo fino ad affondare in spasimi da Whole Lotta Love), le torrenziali scariche di hardrock e la lugubre atmosfera da voodoo-blues di palude dello strumentale Apothecaries' Weight, le armonie asfissianti alla Chrome (pregne di urla filtrate, di riff in cascata e di ritmo martellante) di Mondo Generator compongono uno dei piu` grandi disastri sonori della storia del rock. I Kyuss esplorano abissi senza fondo, indulgendo in quell'hard psichedelico (Hawkwind, Pink Fairies, ma soprattutto Hendrix) che trionfa negli otto minuti di lava incandescente e di tetri rimbombi di Freedom Run.
Tutto l'album e` poi cosparso di brevi saggi astratti, che servono a preparare il terreno con incursioni guerrigliere e per prendere dimestichezza con quella sintassi iper-bellica: i riff ipnoticamente incalzanti di Caterpillar March, il lento incedere da bulldozer dello strumentale Molten Universe, le atmosfere sinistre da rituali neri di 800. In questi claustrofobici aforismi si cela la quintessenza e la paranoia dell'hardrock gotico. Il tutto e` corredato da jam estese che non potrebbero suonare piu` fuori posto, come oasi nel deserto, e addirittura da blues sonnambuli come Thong Song.
Il rock dei Kyuss e` un suono che, con quello di Half Lip Machine e Kick Out The jams, si propone come il piu` mostruoso di tutti i tempi.


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MessaggioInviato: lun feb 06, 2006 3:33 pm 
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Grazie al presidente per Avermi fatto notare i Cappello A Cilindro.
Già sul palco di piazza SAn Giovanni il primo maggio scorso,i brani di Poeticherie,sono qualcosa "fantasticamente meraviglioso" :D .
La loro musica è un po un riassunto di quella caposseliana,e contiana(di paolo conte ne parlano anche in un brano),o forse + che un riassunto è un mix:).
Ahh se potete mettere le mani sul loro disco,ditemi che ne pensate.

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SCUSA MARI, IO SCRIVERO’, VISTO CHE MI VUOI LASCIARE,
(GRAZIE A DIO, GRAZIE A TE!), PERCHE’ A KATMANDU ALLA FESTA DI MARIA
ERO NEL LETTO DI LUCIA CON AIDA, ROSITA E RARE TRACCE DI GIANNA


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MessaggioInviato: mar feb 07, 2006 1:47 am 
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The Strokes.........Juicebox
nn sono brava a scrivere recensioni, vi dico solo che questa canzone è bellissima, mette completamente il risalto le doti canore del canante dei The Strokes, di cui (me ne vergogno :oops: ) non conosco il nome perchè finora non mi era piaciuta nemmeno una loro canzone... con questa sono riusciti a conquistarmi! hanno una fan in +!!!

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MessaggioInviato: gio feb 09, 2006 8:46 pm 
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Cristianuni
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Massimo Volume....Lungo i Bordi


Cosi' nel 1995 esce per la WEA "Lungo i Bordi", il loro capolavoro, la cui produzione fu seguita da Fausto Rossi. Qui si approfondisce il discorso espressivo iniziato nel disco precedente, portandolo ad un livello piu' profondo e introspettivo ma confermando la tensione narrativa estrema, tangente. Se nel primo disco i limiti maggiori risiedevano nel cordone ombelicale ancora non del tutto reciso con l'America, ora lo stile e' gia' diventato maturo e definito, e ci si accorge subito di cio' dall'attacco di "Primo Dio", da come quelle poche note della chitarra di Sommacal riescano a colpire dritti al cervello trapassando le orecchie. La forza evocativa delle parole rimane a livelli drammatici e intensi ("Dire qualcosa mentre si e' rapiti dall'uragano, ecco l'unico fatto che possa compensarmi di non essere io l'uragano"), mentre si moltiplicano i richiami ai poeti maledetti francesi e ai cantautori underground statunitensi. Questo stesso brano e' un tributo a Emanuel Carnevali e ad Arthur Rimbaud, e di come la elevatezza delle loro opere si contrapponga alla bassezza delle loro vite ("Sopra le portate lasciate lasciate a meta', i tovaglioli usati, sopra le cicche macchiate di rossetto, i portaceneri colmi, sapevi di trovare l'uragano"), forse traendo proprio da questo la scintilla della loro opera ("E' nella pioggia il vostro grido"). Insieme al seguente "Il tempo scorre lungo i bordi", i primi due pezzi forse ingannano l'ascoltatore facendogli pensare ad una deviazione verso soggetti tematici piu' alti - in questo caso lo scorrere inevitabile del tempo ("Sono gli adesivi sulle pareti, e' il tempo che scorre lungo i bordi, siamo io e te appoggiati su queste sedie ad aspettare, poi comincia la polvere") - ma non e' cosi'. Infatti col terzo brano, "Inverno '85", l'obiettivo ritorna sulle scene di (a)normale vita quotidiana, descritti con la consueta aberrante tragicita' ("Per tutto l'inverno dell'85 ho passato i pomeriggi di fronte allo stereo di mio fratello, ascoltare Wicked Gravity di Jim Carrol. Mi muovevo al ritmo della musica, immaginando il modo in cui lui poteva muoversi ... tutto quello che avrei voluto era essere lui nell'attimo che canta . Credo che in quel periodo la mia vita fosse tutta li'"), dalla voce cinica di Clementi e con il perfetto accompagnamento di due chitarre minimali e una batteria scattosa e incespicante a dare pathos alla scena. "La notte dell'11 ottobre" e' il racconto di un angosciante incubo notturno, emozionante fino a far paura ("Improvvisamente stanotte, la stanza si e' riempita dei miei amici d'infanzia, ognuno teneva in una mano, quello che restava dell'altro braccio, amputato fino al gomito. Immobili, tenevano lo sguardo rivolto verso il soffitto, la bocca spalancata, qualcosa in quella scena sembrava accusarmi. Sono io la causa di tutto questo? Ho avuto paura e ho cercato numeri di telefono. Ma le cifre sbiadivano sotto i miei occhi, e ogni numero era occupato e ogni numero era sbagliato"), dove un drone di chitarra pervade dall'inizio l'atmosfera onirica, scandisce il tempo inesorabile e quasi noncurante del resto degli altri strumenti e dell'evolversi del sogno. Le sonorita' si sono addolcite rispetto a "Stanze" ma non per questo risultano meno incisive, anzi. La minimalita' delle reiterazioni di note, la nervosita' della batteria, i saettanti innesti degli aperti di chitarra elettrica riescono a disegnare la scena come un pittore sulla tela, come in "Fuoco fatuo", dove diventano sclerotiche e perfettamente in sintonia per accompagnare Clementi che si chiede ripetutamente se l'uomo non sia altro che un misero e ridicolo bugiardo ("Nella tua camera ho trovato una rivista di karate'. Dentro c'e' la sequenza di un uomo, che uccide un toro a mani nude. c'e' la carica del toro. il particolare delle corna per terra. Spezzate. Ma manca la foto del contatto tra le corna e la mano. Leo e' questo che siamo?"). Ancora la crudezza di "Meglio di uno specchio" proseguono l'opera di scardinamento del concetto di normalita', mettendo a nudo un altro spigolo (quello della sessualita'), un'altra ruvidezza della sfera umana, mentre le chitarre scolpiscono una tragica melodia struggente. Ma non serve scavare troppo a fondo: anche da frammenti di quotidianita' e da gesti consueti come l'ordinare una pizza o ricevere una birra da un distributore automatico ("Pizza express") fanno emergere un senso si alienazione e incomunicabilita' agghiacciante, cronica, come se tutto il mondo "reale" sia in realta' una somma di pazzie accettate ("La televisione mandava video. Cher oscillava le gambe seduta a cavalcioni sopra un cannone di una nave da guerra, circondata da marinai che si muovevano al ritmo della musica. Il piu' vecchio si rivolse a me, disse qualcosa che ritenne spiritoso e rise della sua battuta. Rise della sua battuta"). Ma non c'e' limite a quanto possano essere potenti nelle loro sviscerazioni, come in "Nessun ricordo", dove la storia di un uomo che sta perdendo la memoria viene cosi' conclusa: "Nessun ricordo. Solo la preciso coscienza della tua mano chiusa a pugno, che cerca disperatamente di fermare qualcosa che sta accadendo nel tuo corpo". Cercando di tirare le somme, si puo' certamente dire che questo e' la miglior opera del gruppo, completa sia nella ricerca testuale che nella perfezione sonora, integrati assieme in modo tale da rendere una idea praticamente visiva. Ci si stupisce costantemente della intensita' emotiva che riescono a trasmettere facendo uso di pochi accorgimenti, reiterati fino ad ipnotizzarci per poi cambiare bruscamente sottolineando i punti cruciali. Non ci sono piu' le ritmiche singhiozzanti della precedente opera, ma forse e' solo la calma di chi non ha bisogno di urlare per terrorizzare, di chi necessita di poche righe per descrivere un'idea, un punto di vista, cogliendone subito il nocciolo. E' uno stile per il quale parole e musica sono parti inscindibili, in un tutt'uno che ha un nonsoche di cinematografico, e che nonostante le distorsioni e le anomalie, le inusualita', fa trasudare un senso di purezza cristallina: le note ci colpiscono duro non ai timpani, ma al cervello. Sono l'antitesi della stragrande maggioranza della produzione musicale italiana (quella che va in scena a Sanremo, per intenderci).


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recensione by HOTMC.COM

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