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MessaggioInviato: ven mag 16, 2008 12:00 am 
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La realizzazione delle infrastrutture e la produzione di energia "non hanno colore politico - ha sottolineato Matteoli - finora ci siamo scontrati e ne stanno facendo le spese le nostre imprese: sulla produzione di energia occorre un tavolo bipartisan, perche' non e' ne' di destra ne' di sinistra" e si puo' pensare anche al nucleare che oggi non e' piu' un tabu'.
Sulla realizzazione delle infrastrutture, "va recuperata la legge Obiettivo che e' una buona legge", ha spiegato Matteoli evidenziando che anche il suo predecessore, Antonio Di Pietro, lo ha riconosciuto. Il passaggio di consegne con Di Pietro e Alessandro Bianchi "non e' stato formale ma serio - ha riferito - tutti e due mi hanno dato relazioni dettagliate sullo stato dell'arte". Matteoli ha poi assicurato di volersi confrontare anche con il suo omologo del governo ombra Andrea Martella "e oggi - ha anticipato - lo chiamero' per un incontro".
"Molte delle opere previste nella legge Obiettivo non sono state fermate. Noi dobbiamo farle ripartire tutte velocemente - ha detto Matteoli - trovare le risorse e alcune possono anche essere realizzate senza fondi pubblici". Tra le opere da fare citate dal ministro la Salerno-Reggio Calabria e la Livorno-Civitavecchia. L'Alta velocita', poi, "non puo fermarsi a Napoli - ha osservato - riguarda tutto il territorio nazionale, altrimenti il Mezzogiorno resta indietro". (AGI)

_________________
SCUSA MARI, IO SCRIVERO’, VISTO CHE MI VUOI LASCIARE,
(GRAZIE A DIO, GRAZIE A TE!), PERCHE’ A KATMANDU ALLA FESTA DI MARIA
ERO NEL LETTO DI LUCIA CON AIDA, ROSITA E RARE TRACCE DI GIANNA


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MessaggioInviato: ven mag 16, 2008 12:27 am 
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GIU LE MANI DA MESSINA http://www.youtube.com/watch?v=bROX6NZ8ZTY


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 Oggetto del messaggio: Re: No Ponte!
MessaggioInviato: gio nov 27, 2008 5:58 pm 
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col ritorno in auge del nano si era parlato del ponte... ora non solo sembra che lo stupro venga rimandato...ma addirittura chi prima era favorevole ora dichiara le sue perplessita'...ecco un interessante articolo tratto da repubblica.it


INCHIESTA/ Alla vigilia della riunione del Cipe emergono nuovi dubbi
sull'iter e sulla fattibilità. E i soldi già stanziati potrebbero finire altrove
Ponte, impossibile fare espropri
i tempi si allungano ancora
Nonostante le garanzie del governo e le speranze di Cuffaro e Lombardo
la Grande Opera non ha ancora un progetto definitivo
REGGIO CALABRIA - Il sogno del Ponte sullo Stretto di Messina passa per la riunione del Cipe in programma domani. E non è solo una questione di soldi. L'amministratore delegato della "Stretto", Pietro Ciucci, ma soprattutto il General Contractor, vincitore dell'appalto per la progettazione e la realizzazione della megaopera, aspettano i finanziamenti necessari per far ripartire l'iter e, ancor di più, garanzie dal Governo affinché questo non venga più bloccato.

Insomma la società non vuol più correre il rischio che eventuali futuri cambi di maggioranza possano trasformarsi in un nuovo stop al collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, come già avvenuto alla fine del 2006 col governo Prodi. Garanzie e soldi dunque, tanto più in un periodo di recessione internazionale e di crisi.

In caso contrario non vi sarebbe la disponibilità dei privati ad andare avanti in un'operazione che di incognite ne ha già tante di suo. Ad iniziare da quelle sollevate dal professore Remo Calzona - per anni componente della commissione Anas, coordinatore del comitato scientifico della Stretto di Messina e dello stesso Cipe, per la fattibilità del Ponte - che dopo aver taciuto (almeno pubblicamente) le proprie perplessità da consulente, ha scritto un libro, "La ricerca non ha fine", nel quale in sostanza afferma che il ponte, così come progettato, potrebbe non stare in piedi.

L'iter riparte. Del Ponte si discuteva già in campagna elettorale, con Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo (rispettivamente ex e attuale governatore della Sicilia) impegnati a guidare la rivolta degli isolani a Roma al grido "U ponti u vulimu". Rincuorati, nello stesso periodo, dallo stesso Belusconi che garantiva ai suoi elettori "U ponti vi facimu". E coerentemente a quanto affermato nella scorsa primavera, subito dopo le elezioni, nuove assicurazioni sono arrivate sia dalla maggioranza che dai membri del nuovo Governo, premier in testa, e dall'intero centrodestra.

A stretto giro di boa, lo scorso 16 settembre la Stretto di Messina si è riunita; il Cda ha chiesto all'amministratore delegato Pietro Ciucci di rinnovare la convenzione che regola la società con il Ministero delle Infrastrutture, con l'obiettivo di "dare avvio alla progettazione definitiva nel 2009, di aprire i cantieri entro la metà del 2010 e di inaugurare l'opera entro il 2016".

A ottobre Ciucci però chiarisce: "Il ponte sullo Stretto sarà percorribile nel 2016-2017, ma dipende dalla coerenza dell'azione del Governo e da quanto saremo bravi noi". Un invito, in altri termini, a non fare gli errori del passato. In una fase decisiva, visto che nell'aria c'è già l'intenzione di Roma di mettere mano ad un nuovo piano nazionale per le infrastrutture.

I finanziamenti. A settembre, a Messina, alla festa del Movimento per l'autonomia di Lombardo (Mpa) arriva il sottosegretario alla presidenza Gianfranco Micciché che annuncia entusiasta: "Il Cipe, in una delle sue ultime riunioni ha stanziato 700 milioni di euro per gli espropri dei terreni". Il forzista tuttavia invita ad andar cauti sulla realizzazione del ponte e aggiunge: "Posa della prima pietra? Non esageriamo perché quando sarà non lo so. Quello che so è che il Cipe ha finanziato gli espropri per i terreni, e gli espropri si fanno non per costruire campi da calcio...".

E via ai complimenti e agli abbracci. Peccato che l'annuncio di Micciché non abbia fondamento, visto che la legge italiana prevede che gli espropri possono essere fatti solo in presenza di un progetto definitivo, che al momento non esiste ancora. A inizio novembre il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli ha annunciato: "Nel piano anticrisi da 80 miliardi di euro del Governo, da varare per far fronte alla crisi economica, 44 miliardi, divisi in due tranche, saranno destinati alle opere pubbliche". Tra queste "il Mose a Venezia, il raccordo Parma-La Spezia della Cisa, la Milano-Mantova, l'autostrada Civitavecchia-Livorno, la BreBeMi e poi una parte del Ponte sullo Stretto di Messina".

Da qui per aggiungere che 16,6 miliardi di euro, "arriveranno con il Cipe". Soldi che fanno gola a tutti, tant'è che Lombardo pochi giorni dopo, lancia in resta, si affretta a ricordare che oltre il Ponte "vanno mantenuti gli impegni con la Regione al fine di garantire il recupero delle risorse già assegnate per legge alla Sicilia per la riqualificazione funzionale della viabilità secondaria non statale".

Il governatore si aspetta "un impegno finanziario aggiuntivo coerente con le più volte conclamate necessità di recupero del gap infrastrutturale della Regione rispetto al resto del Paese". E questo "senza nulla togliere alle altre regioni". Evidenziando però che in Sicilia servono interventi "sui porti commerciali, gli interporti e gli aeroporti dell'Isola indispensabili per l'attuazione della strategia che vuole la Sicilia una piattaforma logistica per il Mediterraneo". E ancora "il miglioramento della mobilità interna delle tre città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina, attraverso la realizzazione dei sistemi di trasporto pubblico di massa; interventi di riqualificazione urbana, anche per il superamento del disagio sociale determinato dalla carenza di alloggi ed, infine, interventi necessari al definitivo superamento della crisi idrica della Regione con il completamento delle dighe esistenti".

Insomma, il rischio è che di soldi al Ponte ne restino pochini - anche in virtù della contropartita che la Lega chiederà per il nord - mentre alla "Stretto di Messina" fanno il punto della situazione e tentano di far ripartire la macchina.

Lo stato dell'iter. A partire dal primo ottobre 2007 l'Anas (presieduta dallo stesso Pietro Ciucci) è azionista di maggioranza della Società Stretto di Messina, concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina. l'Anas possiede una quota pari all'81,8%, nell'ambito di una compagine azionaria che vede Rfi con il 13% e le Regioni Calabria e Sicilia ciascuna con una partecipazione pari al 2,6%. Il controllo di "Stretto di Messina" da parte dell'Anas consente di sviluppare alcune sinergie nella realizzazione dell'opera. In linea teorica la realizzazione della viabilità calabrese e siciliana e quella del Ponte dovrebbero camminare di pari passo. Altra sinergia potrebbe riguardare l'utilizzo di risorse professionali interne all'Anas. Unici, ad esempio, potrebbero essere parti degli uffici tecnici e di quello legale. Insomma due società e unico manager (Pietro Ciucci, ndr), dunque sintonia e possibilità di scambio delle risorse umane e tecniche.

I soggetti scelti con gare internazionali per realizzare l'opera, restano quelli del 2006 che hanno già sottoscritto i contratti. Il General Contractor - soggetto che realizza l'opera e si assume il rischio tecnico della realizzazione - è una Ati (Associazione temporanea d'impresa) composta da Impregilo spa, Sacyr Sa (Spagna), Società italiana per le condotte d'acqua spa, Cooperativa Muratori e Cementisti Cmc di Ravenna, Ishikaswajima - Harima Heavy Industries e Co (Giappone) e Aci scpa - Cosorzio stabile. Un'associazione che ha indicato quali progettisti la CowiA/s (Danimarca), la Buckland e Taylor Ltd (canada) e la Sund e Bealt A/S (Danimarca). Il general contractor si era aggiudicato una gara da 4,4 miliardi di euro con un ribasso del 12%.

Il riavvio del progetto, alla luce dello stop di un anno e mezzo, deve necessariamente riguardare l'aggiornamento dei corrispettivi contrattuali, della Convenzione con il concedente Ministero delle Infrastrutture e del relativo piano finanziario. In particolare, devono essere individuate le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione, anche in sostituzione dei fondi ex Fintecna in precedenza destinati al Ponte e che con legge dell'ottobre del 2006 sono stati versati al bilancio dello Stato e finalizzati alla realizzazione di altre opere.

La "Stretto di Messina" punta a concludere le attività propedeutiche entro il 2008 per emettere l'ordine di inizio attività al Contraente Generale nei primi mesi del 2009, prevedendo l'apertura dei cantieri a metà del 2010.

Come prima indicativa cifra, alla fine dell'estate la "Stretto" aveva fissato il costo aggiornato del progetto intorno a circa 6,1 miliardi di euro, a prezzi correnti, e aveva ipotizzato per la costruzione, dall'apertura dei cantieri, in 5 anni e mezzo.

Per quanto riguarda il quadro economico, il progetto mantiene le modalità del precedente piano finanziario, ossia il 40 per cento del Ponte sarà finanziato con l'aumento di capitale della società Stretto di Messina ed il restante 60 per cento tramite finanziamenti da reperire sui mercati nazionali ed internazionali dei capitali secondo lo schema tipico del project finance. Allo stato nelle casse della Stretto non ci sono risorse. Questo significa che stando alle stime, circa 2,2 miliardi di euro, dovrebbe arrivare dallo Stato, tramite gli azionisti della Stretto di Messina, il resto dovrebbe essere finanziato da privati, ancora da individuare sul mercato globale.

Le perplessità di Remo Calzona.
Ad agosto scorso la casa editrice Dei-Tipografia del genio Civile, ha pubblicato un libro dell'Ingegner Remo Calzona, dal titolo sibillino "La ricerca non ha fine", nel quale vengono messi in discussione alcuni elementi del progetto. Calzona è stato per anni componente della Commissione Anas per il parere di fattibilità del Ponte, e sullo stesso argomento vanta il titolo di componente e relatore della Commissione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici e coordinatore del Comitato scientifico della "Stretto di Messina".

Smessi i panni di consulente entusiasta del progetto oggi sostiene che il ponte potrebbe non stare in piedi a causa del suo stesso eccessivo peso e che i materiali potrebbero collassare, non essendoci prova della loro resistenza. In più esprime perplessità sulle reali condizioni di sismicità dell'opera, sulla situazione geomorfalogica, sull'impatto ambientale e socio culturale. Calzona inoltre propone un progetto alternativo che prevede un enorme pilone in mezzo al mare, a fronte della campata unica prevista dalla Stretto di Messina. All'esperto ha già risposto il Cda della "Stretto" che ha confermato di ritenere il progetto preliminare del ponte sospeso, a campata unica con pile in terraferma, la "soluzione definitiva di costruzione del Ponte sullo Stretto", sulla base di valutazioni di fattibilità tecnica, di impatto ambientale e di costi economici. Al contempo la "Stretto" avrebbe esaminato lo studio compiuto dal proprio Ufficio Tecnico, "con la collaborazione di alcuni esperti noti a livello internazionale (i docenti universitari Fabio Brancaleoni, Giorgio Diana e Michele Jamiolkowski), sul progetto alternativo proposto dal professor Remo Calzona, e dall'analisi è emersa la complessiva infondatezza delle affermazioni critiche di Calzona sul progetto preliminare del 2002 e la non fattibilità dell'ipotesi progettuale dallo stesso prospettata". Insomma, capitolo chiuso.


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 Oggetto del messaggio: Re: No Ponte!
MessaggioInviato: mer ott 14, 2009 6:30 pm 
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Mentre Berlusconi ai 4 venti annuncia che a dicembre parte il ponte... tratto da corriere.it ecco un comunicato del WWF


Una nota elenca le ragioni che ostacolano l'inizio della costruzione del ponte
Il Wwf: «Impossibile aprire il cantiere»
Non esiste un progetto esecutivo che consenta di dare il via ai lavori e mancano anche le risorse finanziarie

MILANO - Secondo il Wwf Italia la dichiarazione sull’apertura dei cantieri del ponte sullo Stretto di Messina tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 non è realistica. Per tre ragioni, elencate in una nota dell'associazione ambientalista:

1. Non esiste ad oggi non solo un progetto esecutivo che consenta di aprire i cantieri del ponte, ma nemmeno il progetto definitivo che serve a completare la procedura di valutazione di impatto ambientale.

2. Il Governo non ha risorse per realizzare il ponte: ad oggi ha deciso di immobilizzare, con la Delibera CIPE del 6 marzo scorso, 1,3 miliardi di euro (per un’opera come il ponte che costa 5 volte di più: 6,3 miliardi di euro); fondi che in realtà non sono immediatamente disponibili ma saranno centellinati di anno in anno dal CIPE, come stabilito dall’ultimo decreto anticrisi (decreto legge n. 185/2008).

3. Si devono ancora rivedere e aggiornare i valori dell’offerta del General Contractor (GC) e le convenzioni tra la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA e il GC capeggiato da Impregilo, come ammesso anche dallo stesso ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteoli nell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2009-2013, visto che il GC ha vinto la gara sulle progettazioni definitiva ed esecutiva e la realizzazione del ponte e delle opere connesse, sulla base di un maxiribasso che stimava il costo dell’opera (valutato oggi dal Servizio studi della Camera dei Deputati 6, 3 miliardi di euro, all’aprile 2009) 3,9 miliardi di euro.

«Non vorremmo che pur di aprire un qualche cantiere, si spacciasse la realizzazione della bretellina ferroviaria di Cannitello (1-2 km di linea) in Calabria, opera connessa al ponte, come l’inizio dei lavori – dichiara il Wwf -. Sarebbe una beffa che in qualche modo tende a nascondere il danno già fatto a Calabria e Sicilia dirottando 1,3 miliardi di euro di Fondi FAS destinati al Sud ad un’opera, irrealizzabile per vincoli tecnici, economico-finanziari ed ambientali, invece che destinarli al risanamento del territorio».


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 Oggetto del messaggio: Re: No Ponte!
MessaggioInviato: gio ott 15, 2009 9:10 am 
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Località: Reggio, Locri, Cosenza e a volte Roma, ma sempi supa a nu trenu!
Questa inchiesta di LA7 pare fugare ogni dubbio sulla assurdità dell'affare "ponte"...

http://www.youtube.com/watch?v=6KIBwEoMYUo


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 Oggetto del messaggio: Re: No Ponte!
MessaggioInviato: gio ott 15, 2009 9:21 am 
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Località: Reggio, Locri, Cosenza e a volte Roma, ma sempi supa a nu trenu!
Ed ecco la spiegazione di Tozzi alla Gaia Scienza:

DA VEDEREEEEE

http://www.youtube.com/watch?v=LHWYHM7BJT4


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 Oggetto del messaggio: Re: No Ponte!
MessaggioInviato: gio ott 15, 2009 12:48 pm 
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Località: Moschetta di Locri RC
Il premier cambia discorso, vuole che ci dimentichiamo ed in fretta (come è stato per tutto il resto che lo riguarda ed ha un risvolto per lui negativo) del lodo e delle gravissime offese fatte al Presidente Napolitano. Il ponte è un argomento perfetto per fare questo basta che dica: entro natale iniziano i lavori! e tutti a litigare se sia opportuno o meno. Tanto più se lo fa proprio subito dopo che a Messina (e non solo) hanno ancora i nervi scoperti dopo la disgrazia che li ha colpiti.

Bene o male purché se ne parli, bene o male purché non se parli...

_________________


Il mondo si cambia 10 minuti al giorno. 6 miliardi di persone, gli abitanti del globo terracqueo, che dedicano a questo scopo giustappunto 10 minuti al giorno, dal 1 gennaio al 31 dicembre sommano un monte orario di 365 miliardi di ore all'anno.



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 Oggetto del messaggio: Re: No Ponte!
MessaggioInviato: lun ott 19, 2009 10:10 pm 
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ALTRI 2 ARTICOLI TRATTI DA REPUBBLICA.IT

REGGIO CALABRIA - L'hanno presentata come la prima pietra del Ponte sullo Stretto. Hanno annunciato l'apertura dei cantieri per il 23 dicembre prossimo. Ma il regalo di Natale che Silvio Berlusconi, sta preparando per calabresi e siciliani, col Ponte in quanto tale, non ha quasi nulla da spartire. In realtà si tratta dello spostamento del binario che collega Cannitello a Villa San Giovanni, previsto (anche se non in questa forma), indipendentemente dal Ponte.

La ferrovia, secondo lo stralcio, sarà traslata a monte dell'attuale sede con una curva di un chilometro e 700 metri. Un intervento inserito tra le "opere compensative", concordate nel 2006 con la Giunta comunale di Villa, e accettato dall'ente locale in quanto "autonomo rispetto la realizzazione o meno dell'attraversamento stabile dello Stretto" e comunque "utile a prescindere da essa". Insomma, quei lavori si sarebbero comunque fatti, anche se in origine il progetto era stato approvato anche da Provincia e Regione, in quanto "programma integrale" e non lo "stralcio" di cui si parla da alcune settimane.

Allo stato, dunque, è possibile parlare solo della realizzazione di un intervento, inserito in un complesso di opere di compensazione, rispetto ad un progetto (quello del Ponte) che non esiste ancora nella sua stesura definitiva. Tanto più che, per come pensato, la sua singola realizzazione non sarebbe migliorativa, ma peggiorativa del sistema infrastrutturale locale. Si tratta infatti di sostituire un rettilineo ferroviario con una curva, nella quale i treni sarebbero costretti a frenare prima dell'ingresso in stazione. Senza considerare che -in caso di costruzione della grande opera - andrebbe realizzata un'altra linea ferroviaria "in quota" da innestare al Ponte.

"In ogni caso, la prima pietra annunciata costa 30 milioni di euro, quasi 18 milioni a chilometro" spiega il professor Alberto Ziparo, Università di Firenze, coordinatore dei gruppi che studiano l'impatto ambientale della Grande Opera.

Attualmente, come scrive oggi il Quotidiano della Calabria, il progetto è di Rfi (Rete ferroviaria Italiana), ma in quanto appartenente "al più grande programma Ponte, sia pure come opera collaterale e propedeutica", sarà passato alla Stretto di Messina/Anas, che aprirà i cantieri "propedeutici", in questo momento al nulla.

Nei fatti, l'annuncio del premier Berlusconi e del ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli, sono l'ennesimo annuncio. Infatti sul capitolo Ponte mancano sia i soldi che il progetto esecutivo - come scrive Antonello Caporale - essendo l'iter procedurale nella fase di approvazione del progetto preliminare-definitivo.

In questo momento il progetto Ponte è ancora bloccato. E solo una volta ultimato il percorso burocratico del progetto preliminare-definitivo, si dovrebbe procedere con la progettazione esecutiva. Su quest'ultima però gravano le pesantissime critiche alla costruibilità avanzate dagli stessi tecnici e consulenti della Stretto di Messina (oggi quasi tutti "ex") e del Ministero.

Le contestazioni riguardano ad esempio "il posizionamento di pilastro e contrafforte di parte calabrese". Il professor Remo Calzona, ex consulente della Stretto di Messina, oltre che del Ministero, ha ammesso che per proseguire nella progettazione, si dovette "totalmente ignorare" la circostanza che il pilastro (proprio quello per il cui ingombro si sposta il binario di Cannitello) e il contrafforte di parte calabra sono situati "sulla fase più critica della faglia sismica più attiva esistente nello Stretto, la numero 50".

Le indagini successive hanno confermato che questa circostanza è pregiudizievole per la progettazione esecutiva. Calzona ed altri tecnici sostengono per questo che il Ponte va traslato di almeno 500 metri rispetto al sito attuale.

E non finisce qui. perché il dato, che costituisce un nodo tecnico ineludibile su cui prima o poi ci si dovrà confrontare, è lo scivolamento degli stati superficiali e di media profondità dei terreni del versante calabrese verso lo Stretto. Per ovviare allo slittamento bisognerebbe, secondo i tecnici, "inchiodare" pilone e contrafforti fino ad una profondità di oltre 2000 metri, con strutture che però potrebbero andare in crisi per altri motivi. Alcuni ex consulenti tecnici sostengono poi che il progetto della struttura principale (fune portante - pendini - trave - cassone - reticolare) prevede materiali (peraltro i migliori disponibili oggi in commercio) incompatibili con le prestazioni di portanza e resistenza richieste al manufatto, in presenza delle condizioni ambientali dello Stretto.

Lo stesso Calzona ha dimostrato nel suo saggio "La ricerca non ha fine", che il progetto attuale presenta una "trentina di punti di potenziale crisi a rottura, di cui almeno la metà insormontabili allo stato". Conclusioni contestate dalla Stretto di Messina e dal Ministero.

Resta aperta anche la questione dei finanziamenti. Il Cipe/Infrastrutture del 6 marzo e il Cipe/Anticrisi del 29 luglio scorsi, non hanno poi erogato gli 1,3 miliardi annunciati dal Governo per il Ponte. Ambedue i provvedimenti per le risorse dell'opera si chiudevano con l'espressione: "viste le compatibilità di bilancio". Il Governo dunque non ha ancora messo un euro per il Ponte. E anche i riferimenti del ministro Matteoli agli investitori privati, "project financing", sembrano registrare alcune crepe.

Le due relative istruttorie formali effettuate nel giugno-luglio 2005 e nel gennaio- febbraio 2006 sono ambedue andate a vuoto ("zero investitors"). Così pure l'istruttoria informale dei mesi scorsi. E persino i 100 milioni di euro annunciati da Lombardo, per le "prime opere collaterali siciliane", per adesso non ci sono. Tant'è che il presidente della Regione Siciliana è in difficoltà, viste le reali drammatiche necessità di quel territorio.


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E a dicembre parte
il ponte dei miracoli
E a dicembre parte il ponte dei miracoli

E' indiscutibilmente un Ponte dei miracoli.
E' la prima opera al mondo che parte senza un progetto esecutivo. E' il primo appalto che viene aggiudicato a un costo già ufficialmente inferiore di quasi la metà di quello che presumibilmente servirà. E' il primo ponte che, ipotizzato anche come struttura di servizio ferroviario, potrebbe in teoria essere realizzato prevedendo - per motivi di sicurezza - il transito delle sole auto. E' anche il primo ponte sul mare che, ideato per evitare le navi, alla fine (forse) le consegnerà a imperitura gloria.

Il Ponte sullo Stretto di Messina è l'uno e il suo opposto. E benché i problemi siano molti, forse troppi, i soldi pochi, forse troppo pochi, quel che s'è deciso si farà. Nonostante proteste e assemblee, petizioni e denunce. Nonostante il solo WWF abbia depositato un mare di carta e di obiezioni: documenti, foto, analisi, perizie giurate.

A Natale, esattamente il 23 dicembre, la posa della prima pietra. Tra sei anni il taglio del nastro. La prima pietra sarà posta almeno sette mesi prima, a voler essere ottimisti, di quanto il General Contractor Eurolink (capogruppo Impregilo) dimostrerà fattibile e possibile. Il viceministro per le Infrastrutture Castelli, infatti nell'ottobre dello scorso anno, precisò: "Il progetto sarà presentato entro il 2010". Si lavorerà, da qui ad allora, a vista, o meglio, si farà come le grandi trasmissioni tv nell'ora del massimo ascolto: prima la pubblicità. Il carosello pubblicitario, l'intervallo scacciapensieri, sarà costituito da operette propedeutiche, per esempio una bretella ferroviaria di due chilometri. Si inizieranno i lavori a terra senza conoscere con esattezza le difficoltà in mare.

Il governo - super ottimista - sul punto non prevede imprevisti: sarà Ponte e sarà a campata unica. E' vero, ma sembra un dato trascurabile, che nel mondo l'obiettivo non sempre è stato raggiunto. In Giappone l'Akashi Kaiyko di Kobe, costruito in dieci anni (da noi si prevedono settanta mesi) e costato all'epoca (1988-1998) diecimila miliardi di lire, ha luce libera della campata principale di soli 1991 metri contro i 3300 del nostro e nonostante le dimensioni ridotte, in corso d'opera è stato ritenuto improponibile far passare i treni.

Senza i treni il Ponte di Messina perderebbe una voce di autofinanziamento decisiva al piano dei ricavi. I treni ancora in mare causerebbero il forfait di Ferrovie dello Stato, e la riduzione dei ricavi ridurrebbe l'appetibilità dei privati a sostenerne i costi. Senza dire quale prezzo dovrebbero pagare gli automobilisti. E' tutto chiaro? Tutto chiaro. Che si fa? Boh.

Il Ponte è stato valutato il 12 ottobre 2005 dal gruppo di imprese che si è aggiudicato l'appalto tre miliardi e novecento milioni di euro, con un maxi ribasso d'asta di 500 milioni. Due anni dopo, nel luglio del 2007 il servizio studi della Camera "attualizza" il costo e lo ritiene non stimabile al di sotto di 6 miliardi e 100 milioni di euro. Due anni soltanto, due miliardi in più. Infatti, e siamo a luglio 2008 nel documento di programmazione economica (allegato Infrastrutture) a pagina 106 si legge che "si deve effettuare una vera due diligence per verificare le necessarie rivisitazioni alla Convenzione, la rilettura dei valori dell'offerta". Ci vogliono soldi, e molti di più.

E pure se ci fossero tutti, ci sarebbe da perdere il sonno sulla faglia, causa del terremoto del 1908 (magnitudo Richter 7.1) indicata come una spaccatura di circa 40 chilometri di lunghezza, sepolta sotto tremila metri di sedimenti all'interno di una zona crostale tra le più dinamiche del mondo. Anche qui uno sforzo creativo ha sopperito, almeno finora, al dilemma geologico. Secondo Remo Calzona, ex coordinatore del gruppo che doveva valutare scientificamente la fattibilità dell'opera, la indicazione della faglia su cui dovrebbe giacere uno dei piloni, visibile nel progetto del 1992, è invece scomparsa nel progetto del 2002.

Si sarà trattato di una svista in copisteria. Anche la faglia, scommettiamo?, sarà domata.
Intanto partono i lavori, e con tutte le buone intenzioni. Poi, e facciamo corna, si vedrà.


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 Oggetto del messaggio: Re: No Ponte!
MessaggioInviato: lun nov 30, 2009 3:54 pm 
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fonte larivieraonline.com


Ponte sì, ponte no. Prosegue la querelle sulla realizzazione del collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto di Messina. Diverse le novità emerse in questi ultimi giorni, compresa quella riguardante la nascita del comitato “Ponte Subito”. Ma partiamo con ordine, iniziando dall’ennesimo slittamento riguardante la posa della prima pietra programmata per il prossimo 23 dicembre al 2010 con data ancora da destinarsi. Un ulteriore prolungamento dei tempi che non può non far riflettere e sollevare nuovi dubbi e nuove perplessità sulla reale intenzione di portare a compimento la faraonica struttura che porterebbe una gigantesca ombra di cemento sul mare dove fa capolino la fata Morgana, così come sottolinea Fernando Pignataro del Forum Lavoro ’Sinistra e Libertà’. “Apprendiamo con gioia del rinvio della presentazione del progetto del Ponte sullo stretto di Messina all’anno che verrà - sentenzia Pignataro - La motivazione ufficiale si dice sia legata ad impegni sopraggiunti del ministro alle infrastrutture Matteoli, ma noi crediamo invece crediamo che le incertezze siano crescenti anche nella maggioranza, legate alla mancanza di finanziamenti pubblici e all’impossibilità di trovare finanziatori privati”. “Questa storia del Ponte - aggiunge il rappresentante di ’Sinistra e Libertà’ - acquista sempre più i connotati della boutade elettoralistica, della ’perla’ della politica degli annunci, del diversivo per evitare di parlare dei problemi seri del Paese, soprattutto del Mezzogiorno, degli scarsi risultati del Governo, della crisi, del fabbisogno reale di infrastrutture delle regioni meridionali. Al Paese non serve un’opera inutile, troppo costosa, appetibile solo agli interessi dell’economia criminale, ma una politica dello sviluppo che valorizzi ambiente e territorio, che utilizzi al meglio le risorse intellettuali delle ragazze e dei giovani”. “Siamo tuttavia soddisfatti - conclude Pignataro - delle crepe che si stanno allargando nel fronte dei pontisti, delle nostre battaglie che cominciano a produrre effetti positivi. Ma proprio ora non bisogna mollare: le manifestazioni programmate per i prossimi giorni, in particolare quella del 19 dicembre a Villa San Giovanni, devono essere fortemente partecipate per dare un segnale certo di come sono schierate le popolazioni”. La seconda novità è la nuova dura presa di posizione del Wwf Calabria “non sarà di certo l’inaugurazione farsa di una bretellina ferroviaria di 1,5 km a Cannitello di Villa San Giovanni che farà primavera”. “L’opera infatti - puntualizza l’associazione ambientalista - servirà solo a manipolare l’opinione pubblica in vista delle elezioni regionali previste nel marzo 2010, facendola illudere che i cantieri del ponte sullo Stretto sono partiti. Dal Nord al Sud, anche stringendo accordi bipartisan con i governatori regionali di opposte tendenze che si rendono disponibili, il Governo in carica, strozzato dalla crisi economico-finanziaria internazionale, da un indebitamento pubblico che ha superato il 116% del Pil e dalle non troppo rosee previsioni sugli introiti dello scandaloso scudo fiscale, vuole allestire delle recite a soggetto pur di propagandare la politica del fare”. “Il Premier e i Ministri in carica - prosegue il Wwf - vogliono spacciare in sostanza l’apertura dei cantieri della bretellina ferroviaria di Cannitello per i lavori del ponte (26 milioni di intervento, rispetto ai 6,1 miliardi di costo del ponte). Il caso di Cannitello è rilevante per due diversi motivi: perché sin dal 2001, anno in cui fu approvata la Legge obiettivo, il ponte è l’opera bandiera del programma delle infrastrutture strategiche concepito da Berlusconi e perché la Giunta Regionale calabrese ha deciso con chiarezza di non assecondare il gioco del Governo su Cannitello, a spese del territorio dello Stretto”. Riguardo al Ponte il Wwf ricorda inoltre “come non sia chiaro ancora oggi quali siano i privati che potranno mettere gli altri cinque miliardi di euro necessari per costruirlo. Sinora, infatti, il Governo ha messo a disposizione 1,3 miliardi che sono disponibili solo pro forma, visto che dovranno essere confermati di anno in anno con il contagocce dal Cipe. Né si sa nulla del piano economico-finanziario di un’opera il cui costo, a consuntivo, è indefinito e che probabilmente, se mai dovessero partire i veri cantieri, potrebbe raddoppiare. Così come non si sa nulla dei costi di gestione di un’opera che per ripagarsi dovrebbe avere un traffico di 100 mila veicoli al giorno, quando è previsto che nel 2032 sarà utilizzata da solo 18.500 veicoli al giorno”. Intanto la rete ’No ponte’ ha indetto una manifestazione per il primo dicembre nel villaggio di Torre Faro a Messina, nell’anniversario dell’alluvione dell’uno ottobre scorso che ha colpito alcuni paesi della provincia. “A due mesi dal disastro - sostengono i rappresentanti della rete - siamo sorpresi di come le classi dirigenti locali e nazionali riescano a mettere insieme con disinvoltura la totale inadeguatezza delle misure rivolte a superare l’emergenza idrogeologica e i gravi disagi delle popolazioni interessate con il rilancio in grande stile dell’operazione Ponte. Così, a fronte dei ripetuti annunci di interventi risolutivi e alle soglie di un inverno presumibilmente piovoso, gli alluvionati non hanno ancora nessuna reale certezza sul proprio futuro mentre tutto il territorio del nostro comune é esposto al rischio di frane e alluvioni”. Il contraltare, come dicevano in apertura di articolo, è segnato dalla nascita proprio in questi giorni del comitato ’Ponte Subito’, un movimento composto da siciliani e calabresi che vogliono sostenere con forza e convinzione la realizzazione dell’opera. Obiettivo, sostengono i diretti interessati, favorire il dialogo tra i cittadini e le istituzioni e avvicinare il territorio all’importante momento di apertura dei cantieri per la realizzazione di questa grande opera, vista come un’imperdibile occasione in modo particolare per le Province di Messina e Reggio Calabria”. L’ultima considerazione è riservata alla riflessione sulla Società Stretto di Messina dell’assessore regionale all’Urbanistica e Governo del Territorio, Michelangelo Tripodi, su proposta del quale la giunta Loiero ha aderito alla manifestazione che si terrà a Villa San Giovanni. “Per quanto mi riguarda - spiega Tripodi - sarei favorevole alla fuoriuscita della Regione Calabria dalla società. Voglio ricordare in tal senso che già durante l’esperienza del governo Prodi avevamo tentato a livello nazionale di sciogliere la società o quantomeno alla trasformazione degli obblighi e dei compiti sociali della Stretto di Messina. In questa direzione si era giunti ad una conclusione positiva ma purtroppo quando si arrivò alla votazione finale il rappresentante di Italia dei Valori si oppose allo scioglimento consentendo di tenerla in vita”. “Oggi - afferma ancora Tripodi - le cose sono cambiate, non ci sono più quelle condizioni ma credo che la Regione Calabria potrebbe assumere questa decisione. Ovviamente non dipende solo da me, tuttavia penso che sarebbe certamente un errore considerando anche che la società ha annunciato una ricapitalizzazione con tanto di aumento del capitale. Recentemente ci è stata proposta questa eventualità e la giunta regionale ha detto no e vedremo adesso se ci sarà questa fuoriuscita che rappresenterebbe una scelta significativa e forte nella linea di chi oggi ha deciso di aderire alla manifestazione contro la realizzazione del ponte. Sarebbe la naturale conclusione e conseguenza della proposta che personalmente mi sono permesso di fare alla Giunta”.


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