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 Oggetto del messaggio: Massoneria e Mafia arresti
MessaggioInviato: mar giu 17, 2008 6:30 pm 
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tratto da www.lastampa.it


17/6/2008 (15:26)
Palermo, accordo tra boss e massoni
per ritardare i processi ai clan mafiosi
Immagine d'archivio

Otto arresti eccellenti: l'accusa è
di concorso esterno in associazione
mafiosa e corruzione in atti giudiziari
PALERMO
Non erano soltanto i mafiosi ad avvantaggiarsi dei ritardi provocati ad arte nei processi per determinare la prescrizione dei reati. L’operazione "Hiram" dei carabinieri di Trapani che ha portato all’arresto di otto persone ritenute parte di una rete che avrebbe manovrato l’iter dei procedimenti, infatti, coinvolge anche persone estranee alla mafia.

Un favore, ipotizza la Dda di Palermo, sarebbe stato fatto al ginecologo palermitano Renato De Gregorio, che è tra gli arrestati. Dopo la condanna del medico in appello per avere abusato di una paziente, l’udienza in Cassazione sarebbe stata fatta slittare per ritardare un eventuale arresto del professionista o la sua decadenza dall’incarico. Ma il gruppo che sarebbe stato coordinato dal faccendiere romano Rodolfo Grancini e da Guido Peparaio, ausiliario di cancelleria nella seconda sezione penale della Corte di Cassazione, avrebbe agevolato Giovan Battista Agate, fratello del boss di Mazara del Vallo (Trapani), il pluriergastolano Mariano.

L’obiettivo sarebbe stato quello di ritardare la celebrazione del processo e di fare adottare provvedimenti favorevoli in tema di concessione di permessi. Protagonista di questa parte della vicenda sarebbestato il massone mazarese Michele Accomando, che si sarebbe speso per Agate e anche per il proprio genero, coinvolto in un traffico di stupefacenti. Accomando era già stato arrestato per mafia nel 2007. L’indagine, condotta dai pm Guido e Padova, che si occupano dei reati associativi mafiosi riguardanti la provincia di Trapani, e da Fernando Asaro, che lavora su Agrigento, andava avanti da oltre un anno ed è scaturita da controlli su sospetti mafiosi delle due province.

Senza le intercettazioni, sottolineano in Dda, non sarebbe stato possibile accertare i reati. Peparaio, secondo quanto si è appreso, avrebbe agito sulle priorità della seconda sezione della Cassazione, facendo slittare o anticipare i ricorsi. Nell’indagine non sarebbero coinvolti invece magistrati. Secondo la ricostruzione dell’accusa, un ruolo avrebbe giocato anche l’agente di polizia Francesca Surdo, palermitana ma in servizio a Roma al Servizio centerale operativo della polizia di Stato. La donna avrebbe compiuto una serie di accessi abusivi al sistema informatico della polizia, per fornire a Grancini notizie su processi e indagini in corso.

È indagata con le accuse di rivelazione di segreti delle indagini e di illecita introduzione nella rete delle forze dell’ordine, ma senza l’aggravante dall’agevolazione di Cosa nostra. Agli altri sette arrestati nell’operazione "Hiram" vengono invece addebitati a vario titolo reati che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa alla corruzione in atti giudiziari, anch’essa aggravata dall’articolo 7 della legge 152 del 1991, quella che introdusse la speciale aggravante di mafia.


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