Leggi argomento - SENTENZA PER L'OMICIDIO FORTUGNO: 4 ERGASTOLI

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 Oggetto del messaggio: SENTENZA PER L'OMICIDIO FORTUGNO: 4 ERGASTOLI
MessaggioInviato: lun feb 02, 2009 2:36 pm 
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LOCRI (REGGIO CALABRIA) - La Corte d'assise di Locri ha condannato stamattina Alessandro e Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino alla pena dell'ergastolo per l'omicidio di Francesco Fortugno.

La Corte ha poi condannato Vincenzo Cordi' a 12 anni, Carmelo Dessi' a quattro anni e Antonio Dessi' ad otto anni, accusati di associazione mafiosa. Per Alessio Scali il reato di associazione mafiosa e' stato ritenuto assorbito in una sentenza precedente del gup di Reggio Calabria del 2007.

Un solo killer, individuato dall'accusa in Salvatore Ritorto, che eseguì l' omicidio a Locri nel seggio della primarie dell'Unione, a palazzo Nieddu. E' così che il 16 ottobre del 2005 fu ucciso il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, di 54 anni. Contro Fortugno, esponente della Margherita, furono sparati cinque colpi di pistola, uno solo dei quali si rivelò mortale. Fortugno, nel momento in cui fu compiuto l'omicidio, stava conversando con alcune persone e si accingeva ad uscire, dopo essere rimasto per l'intera giornata nel seggio, da palazzo Nieddu. L'assassino agì a viso scoperto e dopo l'omicidio si allontanò a piedi. I pm della Dda di Reggio Calabria che hanno condotto l' inchiesta sull'assassinio non hanno mai attribuito un significato "politico" al luogo scelto per uccidere Fortugno. Dalle indagini è emerso che l'esponente della Margherita era stato seguito nei giorni precedenti per studiarne i movimenti. Salvatore Ritorto fu accompagnato sul luogo dell'omicidio, secondo l'accusa, da Giuseppe Marcianò, indicato come il mandante dell'omicidio insieme al padre Alessandro. Due i pentiti dell'inchiesta, Domenico Novella, affiliato alla cosca Cordì, e Bruno Piccolo, suicidatosi il 16 ottobre del 2007, giorno del secondo anniversario dell'omicidio, a Francavilla a Mare (Chieti), la località protetta in cui viveva.

PM, NESSUN COMMENTO
Nessun commento da parte dei pm della Dda di Reggio Calabria, Mario Andrigo e Marco Colamonaci, al termine della lettura del dispositivo della sentenza contro i presunti mandanti ed esecutori dell'omicidio Fortugno. Avvicinati dai giornalisti, i due pm hanno preferito non parlare allontanandosi subito. La Corte ha accolto le richieste dell'accusa per quanto riguarda il delitto Fortugno condannando all'ergastolo Alessandro e Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino. Non le ha accolte invece nella parte in cui era stata chiesta la condanna per i due Marcianò anche per associazione mafiosa, reato dal quale padre e figlio sono stati invece assolti. La Corte ha rivisitato anche le richieste per due degli altri quattro imputati. Per Vincenzo Cordì, condannato a dodici anni, l'accusa aveva chiesto 16 anni, mentre Carmelo Dessì è stato condannato a quattro anni contro i dodici chiesti dall'accusa. Accolta invece la richiesta di condanna a otto anni per Antonio Dessì, mentre per Alessio Scali, per il quale erano stati richiesti tre anni e sette mesi, i giudici della Corte d'assise hanno dichiarato il non doversi procedere in quanto già condannato per i fatti contestati.

VEDOVA PIANGE A SENTENZA, CONTINUARE RICERCHE
Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno, ha accolto in lacrime la sentenza con cui la Corte d'assise ha condannato all'ergastolo presunti esecutori e mandanti dell'omicidio del marito. "Oggi - ha detto Maria Grazia Laganà uscendo poi dall'aula - si è raggiunto un primo importante passo. Ma oggi stesso invito a continuare le ricerche. E' necessario raggiungere gli altri livelli". "Il mio unico sforzo - ha aggiunto la parlamentare del Pd - é stato quello di avere giustizia non solo per me ma per tutta la Calabria. Quello che voglio porre in rilievo è che la sentenza è venuta da una Corte d'assise di Locri in cui oltre ai togati ci sono giudici popolari. E' un messaggio importante per la Calabria".

GRIDA FAMILIARI MARCIANO' CONTRO GIUDICI,'VENDUTI'
Un grido "venduti, venduti" si è sollevato dai familiari di Alessandro e Giuseppe Marcianò, e anche degli altri imputati, al termine della lettura della sentenza con cui sono stati condannati per l' omicidio Fortugno. I familiari di Marcianò, abbandonata l'aula, fuori dal tribunale di Locri hanno parlato di "giustizia di circostanza, di convenienza". "Se la giustizia è questa - hanno detto in coro i parenti - bisogna emigrare. E' una sentenza fatta per accontentare la vedova, non è stata fatta giustizia e non hanno letto neanche le carte. Ci chiediamo come possano dormire sonni tranquilli". L'avvocato Menotti Ferrari, legale dei Marcianò, ha rimandato qualsiasi commento alla lettura delle motivazioni. "Certo - ha detto - non mi sarei mai aspettato una condanna. Abbiamo dimostrato l'innocenza di Alessandro e Giuseppe Marcianò dall'inizio. E' una sentenza politica? Tra l'altro l'assoluzione dall'associazione mafiosa fa cadere la causale politica e fa diventare questo omicidio un fatto personale".

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