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 Oggetto del messaggio: La faccina? piace anche agli adulti da corriere.it
MessaggioInviato: lun lug 30, 2007 8:24 pm 
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Le faccine sdoganate anche in ufficio
Se le emoticons diventano adulte
Erano il simbolo dei teenagers, ma un sondaggio dice che gli adulti ne vanno pazzi. E gli uomini d'affari non possono più farne a meno

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Le emoticons sono utilizzate nelle mail, nei messenger e negli sms (Internet)
Le emoticons sono utilizzate nelle mail, nei messenger e negli sms (Internet)
MILANO - Sorridono, si arrabbiano, ammiccano. Le emoticons sono le faccine del web, geroglifici delle email, cult dei messaggi istantanei. Una vera e propria forma di pop art, un baluardo della comunicazione digitale, di cui si nutrono soprattutto le ultime generazioni, quelle dei teenager delle chat line e del messenger. Dopo aver superato brillantemente le evoluzioni digitali degli anni ’90, ora gli «smilies» sembrano vivere una seconda giovinezza. Grazie agli adulti, però.
CASUAL COME LE INFRADITO - Sono finiti i duri tempi in cui l’emoticons in ufficio erano considerate disgustosamente casual come un paio di infradito di gomma portati di nascosto sotto ai jeans. Uno studio recente del programma di messaggi istantanei di Yahoo (Yahoo messenger), rivela che ben il 52% dei 40.000 utenti intervistati ha un’età superiore ai 30 anni. Tra questi il 55% dichiara di usare le emoticons quotidianamente. Circa il 40% dice di aver scoperto le emoticons negli ultimi 5 anni.
ROBA DA GRANDI - Oltre ai ragazzini patiti delle chat line e delle messenger community, le faccine, hanno conquistato quindi anche il mondo degli adulti (Guida). Le emoticons sono infatti altamente comunicative e rendono scritto ciò che è più facile comunicare oralmente, come sensazioni, emozioni, approvazioni. Insomma, gli «smilies» non si possono ridurre al solo mondo giovanile perché, se applicate in modo corretto, possono aiutare a evitare grosse incomprensioni. «In un mondo perfetto, avremmo il tempo di comporre email chiare, in modo da poter comunicare attraverso il nostro linguaggio allegria e simpatia, ma dovremmo essere in grado di farlo centinaia di volte al giorno e sotto pressione», dice Will Schwalbe, co-autore del libro «Send:the essential guide to email for office and home» (Invio: La guida essenziale alle email a casa e in un ufficio), scritto con David Shipley, giornalista del New York Times. Negli ultimi anni si è assistito a un proliferare di emoticons anche tra gli adulti, in particolare per comunicazioni delicate e importanti. «Chi inizia ad usarle ironicamente, finisce per impiegarle regolarmente», riscontra sempre Schwalbe.C’era un tempo in cui le emoticons erano sinonimo di teenagers. Un linguaggio incomprensibile che faceva drizzare i capelli ai genitori. Ma ora per tanti papà e mamme è facile decifrare il simpatico geroglifico 3:-o (mucca) o @>--> -- (rosa).
ATTENTI – Ma c’è anche chi con le emoticons ha avuto qualche inconveniente. La forza dell’abitudine ha giocato un brutto scherzo alla scrittrice e giornalista Kristina Grish. «Sono talmente abituata a usare l’emoticon :-P (faccina che mostra la lingua) durante il lavoro – racconta l’autrice del libro «The joy of text: mating, dating, Tchno-relating» (La gioia del testo: accoppiarsi, incontrarsi, tecno-relazionarsi) - che un giorno, disgraziatamente mi è uscito in «3d», durante un appuntamento a un ristorante. Mentre il cameriere ci indicava le specialità, mi è venuto spontaneo fare la stessa faccia dell’emoticon, perché ciò di cui parlava il cameriere sapeva di squallido e poco interessante. Il ragazzo che era con me mi chiese con area perplessa. "Ma hai fatto la stessa faccia dei messaggi istantanei?"».
STORIA – Le emoticons figlie dell’era di Internet? Certo che no. Le loro antenate hanno quasi 100 anni: nel 1912 lo scrittore Ambrose Bierce propose un nuovo sistema di punteggiatura chiamato «snigger point» (punto sghignazzante) dove una faccia sorridente rappresentata da \__/! significava divertimento. Il primo utilizzo delle emoticons post «rivoluzione digitale» risale però al 1982, grazie a Scott Fahlman, un ricercatore di computer science alla Carnegie Mellon University in Pittsburgh. Il prof si trovava connesso a una bacheca elettronica dell’università dove i pionieri entusiasti del computer postavano le proprie opinioni su diverse materie. E’ successo una volta che uno scherzo sugli ascensori del campus non fu compreso e si trasformò in un allarme sicurezza, così Fahlman suggerì di utilizzare :-) per indicare che si trattava di uno scherzo e :-( per dire che la notizia andava presa seriamente. Così l’ «indicatore di scherzo» di Fahlman ha iniziato a diffondersi per la bacheca on line. Dopo un mese alcuni suoi colleghi dell’Università di Palo Alto in California hanno ripreso la sua invenzione e subito dopo alcuni appassionati della Xerox stavano già facendo circolare una sorprendente lista di sofisticate emoticons. Fahlman non ha mai ottenuto un brevetto per la sua idea e non ci ha guadagnato nemmeno un centesimo: «È il mio piccolo regalo al mondo», dice. Piccolo, ma utile.


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scie ... ulte.shtml


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