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 Oggetto del messaggio: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: ven ott 02, 2009 7:57 pm 
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E forse neanche ignavo... peggio ancora perchè non agisce ne bene e ne male ma l'effetto è il male.

Al sud ci sono storie e storie di alluvioni devastanti che ripresentandosi hanno fatto lo stesso devasto se non peggio. E quando i problemi si pongono si fa di tutto per parlarne cosi' tanto da stancarsi e non volerne sapere piu' niente virando poi su cazzate e stracazzate che non fanno altro che lasciare ancora piu' rabbia.

Del resto dopo il 2000 che ha messo in ginocchio la nostra costa cosa si è fatto di valido per stare tranquilli in caso di eventi simili in futuro?

Preferisco fermarmi qui perchè per il mio legame con la città di Messina potrei straparlare e andare a finire in un vicolo cieco quindi preferisco limitarmi a riportare alcuni articoli tratti da repubblica.it che sono una buona base su cui riflettere.


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 Oggetto del messaggio: Re: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: ven ott 02, 2009 7:58 pm 
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LA CITTA' DAGLI 11 TORRENTI E LE 1000 BARACCHE:

La città degli undici torrenti
e delle mille baracche
La città degli undici torrenti e delle mille baracche

C'è da ridere. O forse da piangere. Solo tre giorni fa il comune di Messina ha reso noto alcune sue priorità. Per esempio, poltiche sociali e della famiglia: 588mila euro per una crociera (8 giorni 7 notti) nel Mediterraneo per seicento persone tra disabili, anziani e minori. Tutto si può fare. Anche in una città, per restare al tema, dove ci sono due asili nido a fronte dei diciotto programmati, dove la povertà e il disagio sono segni collettivi della disperazione, la gerarchia dei bisogni è capovolta. La crociera, innanzitutto. Poi il resto.

A Messina non mancano però i piani. Non c'è tema di vita civile che non sia stato approfondito da un piano d'intervento. E infatti Messina sa da tempo che si allaga appena piove. E da tempo patisce e studia. Undici principali torrenti la dividono e la intersecano, e a turno i torrenti uccidono le persone.
Breve cronistoria delle ultime alluvioni. Solo per restare agli anni recenti e non allungare troppo la lista.

1998, fine settembre-inizi ottobre: esonda il torrente Annunziata, zona nord. Cinque morti. L'intera famiglia Carità inghiottita dalla melma. Il corpo di un giovane cingalese, tirato dentro l'acqua dalla furia della natura, ritrovato giorni dopo a Taormina.

In quell'anno il comune di Messina, città ad altissimo rischio di dissesto idrogeologico, non aveva nel suo autoparco nemmeno una vettura adibita a primo soccorso di Protezione civile. Per dire.

Nel 2001 - altro inutile alluvione - le telecamere di Vip tv, televisione corsara della città, andarono a registrare il luogo in cui alcune famiglie romene si erano sistemate. Avevano edificato nel greto del torrente Zafferia. Lì erano, lì sono rimaste. Passa qualche mese e a Giampilieri, il luogo della morte di ieri, un forte temporale provoca smottamento e frane: una donna, alla guida della sua auto, la vittima innocente. Poi il bis nel 2007, sempre a Giampilieri.

Città esposta, rischio conosciuto, studiato, approfondito. Nel 2003 l'allore prefetto Giosuè Marino predispose il piano di primo soccorso e di evacuazione, individuò i punti deboli, le aree a rischio, le zone da salvaguardare. Passò le carte a chi di dovere: comune e provincia. Carte erano e carte sono rimaste. Di chi è la colpa?

Il commento che ne ha appena dato la Cisl è il seguente: "C'è un mix abominevole, incivile e continuato di abusi e speculazioni, cementificazione selvaggia, assenza di controlli e facili autorizzazioni".

A Messina sono state censite 3200 baracche, quasi diecimila sono le persone che vivono nella più assoluta anarchia urbanistica e troppe volte senza i servizi minimi, essenziali. Ultima campagna elettorale, dichiarazione dell'allora candidato oggi sindaco della città: "Le baracche. Anche noi abbiamo le nostre colpe ma adesso dobbiamo andare fino in fondo per risolvere la questione. I fondi previsti per le città terremotate, per esempio, per Messina non sono mai stati utilizzati". Era il 4 giugno del 2008. Qualcosa si è mosso?

L'Istituto nazionale di geofisica e sismologia ha consegnato un poderoso volume nel quale sono trascritti gli indici di vulnerabilità dei principali edifici pubblici della città. Messina è anche purtroppo ad alto rischio sismico. La scossa possibile raderebbe uno a uno quei palazzi. La città ha conosciuto un terribile terremoto agli inizi del secolo scorso: sa cosa significa, ma, anche qui è il caso di dire, non ama pensarci.


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 Oggetto del messaggio: Re: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: ven ott 02, 2009 7:59 pm 
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E MIO NONNO DICEVA LA MONTAGNA CROLLERA':

"Ho passato tutte le estati della mia infanzia e giovinezza a Giampilieri. Alla fine d'agosto e con l'inizio di settembre iniziavano le piogge: il campo di calcio nel letto della fiumara che dalle colline sbuca a mare, veniva spostato, per la “gioia” di mia nonna che poi ci controllava e richiamava dal balcone, nel piazzale della chiesa romanica abbarbicata nel centro del paese: era il modo con cui gli “antichi” proteggevano i loro piccoli da uno dei pochi pericoli cui potevano andare incontro all'epoca.



Bene, anzi, malissimo: oggi il letto di quel canale è disseminato di case, palazzi, ville a schiera e parcheggi per auto. E non parliamo delle colline che stringono il paese in un abbraccio mortale, con ville e villettine qui e là ad incombere sul vecchio nucleo del paese. Le campagne a terrazze dove ognuno aveva la campagna con gli agrumeti, che spesso ospitavano qualche capanno per gli attrezzi agricoli, ora sono magioni dove passare pasquette e fare scampagnate.

Qualcuno ci voleva e forse lo ha pure fatto, costruire una piscina e alcuni campi da calcetto. Certo che mio nonno che si era fatto pure problemi a costruire, abusivamente, un forno in campagna dove fare il pane e posizionare una conigliera era in confronto un poveraccio. Onesto, ma poveraccio per gli altri notabili del paese dal mattone facile.

Oggi, dopo ventenni di dissesto idrogeologico, vivere a Giampilieri è un pericolo costante, e non solo se vivi vicino alla fiumara.

Le foto dell'alluvione del 25 ottobre del 2007 dimostrano che si è trattato dell'ennesimo allarme inascoltato. Già all'epoca si parlò di disastro annunciato, ma per fortuna non vi furono vittime come invece in questo caso. Disastro annunciato perché la situazione morfologica di quelle colline e la speculazione edilizia degli ultimi 20 anni hanno reso la zona drammaticamente simile a quelle già teatro di tragedie in Campania.

Nonostante l'alluvione del 2007 la Regione - come dimostrano le reiterate proteste dei cittadini in questi anni- non ha predisposto nulla affinché si mettessero in sicurezza le aree più a rischio. Anzi, quelle belle colline di macchia mediterranea che scivolano dolcemente verso il mare dello Stretto e che costituiscono l'inizio della catena montuosa dei Nebrodi, sono state oggetto, anche in questi due ultimi anni, dell'ennesima cementificazione selvaggia.

Ovviamente, ogni estate che io ricordi, gli incendi, quasi sempre dolosi, hanno fatto il resto...

Mio nonno, che sapeva e pensava come gli “antichi” e che si era fatto tutta la campagna d'Africa fino alla disfatta di El Alamein, mi diceva già qualche anno fa - è morto nel 2003 a 90 anni - che quando sarebbero scomparsi gli ultimi filari di vegetazione da un certo crinale che potevamo notare dal terrazzo della sua casa nel centro di Giampilieri, sarebbe venuto giù l'inferno; che la montagna, una volta ferita a morte, non avrebbe perdonato.

Purtroppo, aveva ragione

Ps: E il problema è che pure ora che è morto, non è al sicuro: il cimitero è sopra Giampilieri, tra i paesi di Molino e Altolia. Cos'altro potrà succedere ancora? Un' ulteriore beffa che lui e gli altri "antichi" non meriterebbero davvero. La storia non insegna proprio nulla".


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 Oggetto del messaggio: Re: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: ven ott 02, 2009 8:00 pm 
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QUI UN ARTICOLO DI VARI COMMENTI TRA CUI IL PIU' GIUSTO CHE E' DI QUEL SIGNORE (E NON IN SENSO IRONICO) CHE E' IL NOSTRO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA : MESSINA - "O c'è un piano serio che, piuttosto che in opere faraoniche, investa sulla sicurezza in questo Paese, o si potranno avere altre sciagure". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a proposito delle vittime del maltempo nel Messinese, con un implicito riferimento al progetto per la costruzione del ponte sulle Stretto. "Ho appena letto le dichiarazioni di Bertolaso: ha detto cose sacrosante. C'è una situazione di diffuso dissesto idrogeologico, in parte causato dall'abusivismo a Messina e in molte altre parti d'Italia"

IL SINDACO - "Questo è un momento molto
triste - dice il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca - questa vicenda viene da lontano: due anni fa c'era già stato un fenomeno molto contenuto, ma la mancanza di fondi non ha consentito di intervenire".

IL PAI SICILIANO- La frazione di Giampilieri, affondata nella notte nel fango per il violento nubifragio, non era considerata a rischio idrogeologico, perchè il comune di Messina non l'aveva segnalata alla Regione. Per questo, negli ultimi decenni, non sono state eseguite le opere di messa in sicurezza per prevenire tragedie come quella di oggi. È Quanto risulta dal piano per l'assetto idrogeologico (pai) della sicilia: la Regione dopo le frane del 2007 e 2008 ha effettuato una revisione del piano sulla base delle segnalazioni degli enti locali e, questa volta, è stata inserita anche Giampilieri.

LA REGIONE - Per mettere in sicurezza le zone a
rischio di dissesto idrogeologico l'assessorato regionale siciliano al Territorio ha completato la mappatura della Sicilia, sia nelle zone interne, che costiere. Fin dal 1998 sulla provincia di Messina, colpita dalle ultime alluvioni, sono stati spesi per sistemazioni idrauliche e dissesto idrogeologico oltre 200 milioni di euro, con fondi statali ed europei gestiti dalla Regione. Di questi fondi al Comune di Messina sono andati 15 milioni di euro. Il Ministero dell'Ambiente ha destinato altri 9 milioni di euro a Messina e 2 milioni e 700 mila euro a Scaletta.

COLDIRETTI - L'84 per cento Comuni della provincia
di Messina è considerato "a rischio per frane e alluvioni anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all'agricoltura". E' quanto afferma la Coldiretti, in riferimento alle strage provocata dal maltempo.

In Sicilia i Comuni a rischio idrogeologico sono il 70 per cento. La situazione di Messina con ben 91 comuni a rischio è più grave rispetto alla media nazionale in Italia dove ci sono 5.581 comuni, il 70 per cento del totale, a rischio idrogeologico dei quali 1.700 sono a rischio frana e 1.285 a rischio di alluvione, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità.

"Una situazione a cui non è certamente estraneo il fatto che - continua la Coldiretti - dal 1982 al 2005 sono scomparsi quasi 6 milioni di ettari di suolo agricolo".

WWF - Nel frattempo si moltiplicano le proteste delle organizzazioni ambientaliste. "L'amministrazione comunale fermi finalmente la variante del Prg e prenda atto che il territorio non puo' continuare ad essere massacrato", chiede il Wwf.

RETE NO-PONTE - L'organizzazione che si batte contro l'ipotesi della costruzione del ponte sullo Stretto, il 26 settembre scorso aveva messo online un documento che segnalava il pericolo di crolli e smottamenti nel Messinese. "Ruspe, lottizzazioni impressionanti su pendii fragili, copertura di impluvi naturali, sbancamenti enormi, sono continuati imperterriti, accelerando la fragilità intrinseca dei Peloritani, monti geologicamente giovani e pertanto soggetti più di altri a fenomeni franosi, che la mano dell%u2019uomo ha aggravato e reso pressocchè costanti. Messina ha scelto, come economia unica e sola, il cemento e le opere faraoniche".

RADICALI - Occorre un piano di messa a norma di
tutto il territorio e patrimonio edilizio nazionale. E' quanto affermano, in una nota congiunta, la vice presidente del Senato, Emma Bonino, e la deputata radicale in Commissione Ambiente, Elisabetta Zamparutti.

CODACONS - "Un nubifragio, per quanto di
dimensioni eccezionali, non giustifica il disatro totale nel quale è stata riversata la Sicilia". Lo dice il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, che aggiunge: "Danni di questa entità non sono plausibili in una nazione che fa parte in teoria delle potenze mondiali. Morti, feriti, frane, strade isolate, impercorribili, soccorsi bloccati da buche enormi sull'asfalto. Sembra un bollettino di guerra".

PD - "Siamo vicini ai parenti delle vittime ed a tutta la popolazione coinvolta nella tragedia del disastro idrogeologico che ha colpito la zona Sud di Messina". Lo ha detto il segretario regionale del Partito Democratico Francantonio Genovese. "Una tragedia annunciata, probabilmente - aggiunge -, ma non e' questo il momento delle polemiche".


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MessaggioInviato: sab ott 03, 2009 10:45 am 
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E' sempre il solito discorso.
Ok la politica avrà sempre la responsabilità ultima piu' grande, ma
la causa scatenante è sempre in carico al cittadino.
Che ha comportamenti "singoli" irresponsabili e non si rende conto che unendo i suoi comportamenti a quelli degli altri crea le condizioni per il disastro.
Allo stesso tempo è colpa del cittadino il votare ad occhi chiusi da decenni le stesse persone, o loro fantocci, che è chiaro che sono incapaci di gestire adeguatamente il territorio.
E non parlo solo di Messina..


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 Oggetto del messaggio: Re: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: sab ott 03, 2009 10:48 am 
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Io non capisco come si fa a costruire e vivere in case inglobate nelle colline e nelle montagne, non capisco come si fa a stare tranquilli.

A Reggio ci sono case che hanno su tre lati la montagna scavata..come si fa??

O il complesso residenziale della CASA DELLO STUDENTE costruito dentro la fiumara?


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 Oggetto del messaggio: Re: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: sab ott 03, 2009 10:59 am 
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Il problema secondo me è il ragionare sempre "delegando", tutti si accodano a TIZIO che fa la denuncia, poi quando magari uno ribatte: si ma se TIZIO fa la denuncia, perchè non fa anche una proposta? La massa risponderà: " E si TIZIO ha fatto bene a fare la denuncia, mi ha informato ma essendo TIZIO medico,architetto, fornaio, idraulico, autista non è compito suo fare una -proposta-, quello spetta ai politici (verissimo)".

Ma quello che dico io è: Se TIZIO denuncia, e chi si informa non va oltre il prenderne atto e non riesce a fare "critica" per trovare una soluzione e chi legge sa anche che il politico di turno, di destra centro sinistra nord sud est e ovest che sia, non farà una mazza perchè colui che si informa non si riunisce insieme a tanti suoi "colleghi informati" e crea un comitato di pressione. Ora nello specifico non so se in quella porzione di Messina questo è stato fatto. Ma il trend italiota è : sbraitare senza coordinarsi. Dalle interviste di ieri tutti dicevano "SI SAPEVA CHE LA MONTAGNA SAREBBE FRANATA". Eppure nessun intervento è stato fatto e tutte le montagne intorno a Messina ogni estate e puntualmente vengono disintegrate dagli incendi.

E' cosi' difficile essere cittadino responsabile del tipo: (a) non costruire cazzonamente
(b) una volta che lo fai e magari lo condoni fare in modo di intervenire in proprio o facendo pressione per evitare che se viene giu' una frana se quantomeno ci perdi la casa non muori ?


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MessaggioInviato: sab ott 03, 2009 5:17 pm 
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http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplR ... =&sezione=

Non diteci che nessuno sapeva

MARIO TOZZI
E’ proprio un Paese bizzarro l’Italia, pensate che d’autunno piove - qualche volta a lungo -, i fiumi straripano e le tempeste mangiano le spiagge. E pensate che, se avete costruito nel letto di un fiume, ci sono buone probabilità che la vostra casa venga spazzata via per colpa delle alluvioni. Un fenomeno nuovo, si potrebbe pensare, mai segnalato finora, specialmente nel Mezzogiorno: chi potrebbe immaginare che intere colline d’argilla franino a mare portandosi con sé case e persone? Non serviva un geologo, bastava un archivista che avesse rovistato nei documenti comunali.

Per sancire come le frane siano un fenomeno comune, esattamente come le mareggiate, nel Messinese: le ultime quattro vittime nel 1998, appena a Nord della città. Ma in Italia avviene, in media, uno smottamento ogni 45 minuti e periscono, per frana, di media, sette persone al mese. Già questo è un dato poco compatibile con un Paese moderno, ma se si scende nel dettaglio si vede che, dal 1918 al 2009, si sono riscontrate addirittura oltre 15 mila gravi frane. E non solo frane, ma anche alluvioni (oltre 5 mila le gravi, sempre dal 1918), spesso intimamente connesse agli smottamenti. Questo nonostante oggi la protezione civile sia molto più efficiente di solo venti anni fa. Le frane sono un fenomeno naturale, ma non lo sono le migliaia di morti né le azioni dell’uomo che le innescano al di là delle condizioni naturali.

Tutto questo era ben noto fino dal tempo della commissione De Marchi, che fotografò, per la prima volta in modo organico (nel 1966), il dissesto idrogeologico del territorio italiano in otto volumi in cui si suggerivano anche alcuni interventi indispensabili e ritenuti urgenti fino da allora. Sono passati decenni e c’è ancora chi si stupisce oggi. Non solo: la situazione è stata aggravata dalla massa assurda delle nuove costruzioni, da centinaia di chilometri di strade, da disboscamenti insensati e dagli incendi mirati, dai condoni edilizi che espongono al rischio migliaia di cittadini che hanno scelto deliberatamente di delinquere. Ma come volevate che finissero quelle case, magari abusive, che strozzano i letti dei corsi d’acqua, come dovevano finire i viadotti troppo bassi, le strade e il cemento che hanno sclerotizzato il territorio?

Eppure - a differenza dei terremoti - le frane possono essere previste e i nomi sono già storia: Ancona (1982), il Monte Toc al Vajont (1963), la Valtellina (1987), Niscemi (1997), Sarno (1998), l’autostrada del Brennero (1998), Soverato (2002) e così via disastrando. Secondo il Cnr il totale del territorio a rischio di frane, o comunque vulnerabile dal punto di vista idrogeologico, in Italia, è pari al 47,6%. Quasi il 15% del totale nazionale delle frane, e quasi il 7% delle inondazioni, avviene in Campania (1600 in 75 anni), dove 230 Comuni su 551 sono a rischio di smottamento. La superficie vulnerabile per frane e alluvioni è, in Campania, pari al 50,3% del territorio regionale.

Il Trentino sfiora l’86% - in vetta alla graduatoria -, le Marche arrivano all’85% e il Friuli è ben sopra il 50%: resta da chiedersi come mai però nel Mezzogiorno quel rischio potenziale si traduce più spesso che altrove in catastrofe, con Basilicata, Calabria e Sicilia che vanno comunque oltre il 60% del territorio a rischio. Ma la risposta la conosciamo già: l’incuria del territorio è qui diventata prassi quotidiana, perché gli amministratori preferiscono costruire un’opera pubblica, anche se inutile, purché si veda e porti consenso: chi si accorgerà invece di una manutenzione ordinaria, spesso invisibile, del territorio?

Per non parlare dell’incivile tolleranza all’abusivismo o dell’ignoranza di qualsiasi principio fisico che informi il territorio: che ne sanno gli amministratori che una frana è uno spettacolare esempio di un fenomeno geologico del tutto naturale, che porta al trasferimento di materiale dall’alto in basso grazie alla forza di gravità? E che le cause generali delle frane sono molte, ma, in tutto il mondo, l’intervento dell’uomo gioca un ruolo fondamentale? Fra qualche giorno nessuno ricorderà i morti di Messina e si continuerà a inseguire il sogno di un ponte inutile che renderà ineluttabile il dissesto idrogeologico, quando non vedrà compromessa addirittura la stabilità complessiva di un intero settore della penisola. Stornando risorse che dovrebbero essere spese per salvare vite e non per inseguire follie faraoniche.


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 Oggetto del messaggio: Re: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: sab ott 03, 2009 6:24 pm 
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Se per gli Italiani Tozzi non fosse solo un cantante (sono chiaramente 2 persone diverse) magari saremmo un paese leggermente piu' civile,civilizzato e rispettoso.

E comunque quasi quasi mi verrebbe da pensare che per assurdo è andata anche "bene", perchè comunque Messina che è la tredicesima città d'Italia mentre come estensione territoriale comunale è una delle piu' grandi in assoluto (piu' di Milano ad esempio) è costruita sull'acqua, tanto per fare un esempio ai piu': sapete perchè il viale che porta all'autostrada si chiama Boccetta? Perchè quella è una fiumara e come si legge piu' sopra che ne sono altre 11, ora non so se dico una cacchiata ma qualora dovessero andare in piena queste fiumare cosa succede a quello che è costruito sopra?

Per non parlare poi ad esempio delle strutture come l'ospedale Piemonte che credo anche una folata di vento lo potrebbe tirare giu'.

Intanto riporto dal sito del SECOLOXIX (giornale di Genova) quanto è stato detto lo scorso anno anche in riferimento alla Calabria



L’area dello Stretto che separa Sicilia e Calabria si conferma, a 101 anni dal catastrofico terremoto del 1908, un’area «ad altissimo rischio sismico» per «l’intenso sviluppo urbano che si concentra nelle aree costiere»: a lanciare l’allarme sono stati gli esperti dell’Ispra (www.ispra.it), istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

«L’intensa urbanizzazione - ha sottolineato l’Ispra - rende concreta la possibilità che una nuova calamità naturale possa essere ancora più disastrosa di quella del 1908, visto che una parte della costa orientale siciliana, così come quella della Calabria meridionale, rappresentano zone particolarmente vulnerabili a frane e maremoti, oltre che allo scuotimento sismico». Sotto accusa, soprattutto lo sviluppo degli ultimi decenni, che «non ha tenuto adeguato conto - ha detto ancora l’Ispra - dei fattori di fragilità naturale. Molte sono le case costruite lungo spiagge dove l’onda di maremoto raggiunse gli 8-10 metri di altezza nel 1908 e diversi pendii, potenzialmente instabili, sono occupati da costruzioni e attraversati da infrastrutture, sia sul lato calabro sia su quello siciliano».

Una situazione complicata da affrontare, visto che gli esperti concordano sul fatto che «è difficile pensare a soluzioni definitive»; fra gli interventi realistici, quelli di prevenzione, basati su una pianificazione territoriale più attenta, la cui attuazione venga verificata in maniera puntuale rispetto al passato, oltre a interventi di stabilizzazione di costruzioni e infrastrutture, senza escludere la possibilità di rimozione dove particolari condizioni di rischio la rendano opportuna.

L’urgenza venne confermata durante un convegno organizzato dalla Provincia di Messina nel centenario del sisma del 1908, cui parteciparono esperti dell’Ispra insieme con docenti universitari ed esponenti della Regione Sicilia, della Regione Calabria, delle agenzie Ambientali regionali e degli ordini regionali dei Geologi. In particolare, lo studio presentato dall’Ispra è il più dettagliato esistente per quanto riguarda gli effetti sull’ambiente indotti dal terremoto del 1908: i ricercatori dell’Istituto hanno ricavato da fonti storiche notizie su 290 effetti sull’ambiente. Tra questi, 86 frane, sia in roccia sia in depositi argillosi, sabbiosi e ghiaiosi, 11 frane sottomarine e 70 fratture del terreno; inoltre, vennero registrate variazioni di quota su 120 capisaldi, con abbassamenti del terreno fino a 70 centimetri, 12 casi di variazioni di portata delle sorgenti sino alla comparsa/scomparsa delle stesse, mentre 19 settori costieri registrarono un significativo arretramento della linea di riva.

Lo studio dell’Ispra affermava inoltre che, «soprattutto in Calabria, esiste anche il pericolo concreto che frane ostruiscano gli alvei fluviali determinando la formazione di laghi, per lo più effimeri, come è già avvenuto diffusamente nel 1783 (ne vennero censiti 215). Il repentino cedimento degli sbarramenti produrrebbe improvvise ondate di piena e colate di fango che metterebbero a serio rischio i centri urbani e le infrastrutture a valle».

Analogo rischio, secondo gli esperti dell’Ispra «è associato al cedimento indotto dallo scuotimento sismico della diga di ritenuta dei bacini artificiali montani presenti nell’area, oltre che alla caduta di frane negli alvei dei bacini lacustri, con effetti di tracimazione. Le frane potrebbero anche danneggiare strade, reti elettriche, gasdotti e acquedotti. Questi ultimi potrebbero subire inquinamenti anche gravi per l’interferenza, ad esempio, con le reti fognarie. Per quanto riguarda impianti industriali come quelli di Priolo e Milazzo, i danni verrebbero sia dal maremoto, con conseguente rischio di inquinamento marino e costiero, sia dalla liquefazione dei terreni di fondazione, essendo questi siti spesso localizzati in piane alluvionali costiere».

«Per quanto concerne gli effetti ambientali del terremoto - aveva affermato Eutizio Vittori, responsabile del servizio Rischi Naturali dell’Ispra - il fronte degli interventi applicabili oggi per ridurre il rischio in maniera apprezzabile è limitato: i pendii potenzialmente instabili possono essere oggetto di studi specifici ed è possibile introdurre stabilizzazioni dove il rischio è più marcato, ma le dimensioni dei fenomeni franosi da attendersi, per un evento della stessa portata di quello del 1908 e di quelli precedenti anche più forti (1693, 1783, 1905), sono tali che anche investimenti enormi non riuscirebbero ad azzerare il rischio. Anche per il maremoto è obiettivamente difficile pensare a interventi strutturali risolutori peraltro insostenibili da un punto di vista sia economico sia ambientale, in quanto dovrebbero estendersi per lunghi tratti di costa, con un notevole impatto sulla dinamica costiera e il paesaggio. Piuttosto, sarebbe auspicabile orientarsi verso l’installazione di adeguati sistemi di allerta e la delocalizzazione degli impianti a maggiore criticità ambientale».

«Incontri come questo - aveva detto il commissario Straordinario dell’Ispra, Vincenzo Grimaldi - hanno un’importanza strategica. L’obiettivo è quello di trarre vantaggio dall’insieme degli studi scientifici e dei metodi d’indagine più moderni per individuare con chiarezza le aree maggiormente vulnerabili del territorio e in particolare i siti ad elevata criticità ambientale, dove è più necessario e urgente adottare misure di prevenzione».


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Leggo poco fa su corriere.it

MESSINA - La giunta regionale siciliana ha stanziato 20 milioni di euro per avviare i primi interventi nelle zone colpite dall'alluvione nel Messinese. Lo ha reso noto l'assessore regionale alla Protezione Civile, Gaetano Armao, cogliendo l'occasione per rispondere al ministro Prestigiacomo che ieri aveva accusato la Regione Sicilia di avere "cifre che non sono state utilizzate e spese adeguatamente'': ''La Regione - ha replicato Armao - ha fatto la propria parte rispetto allo stanziamento dei fondi: ma la competenza nella gestione dell'emergenza e' poi passata allo Stato''.


__________________________

Oggi al Tg1 Bertolaso alla giornalista che chiedeva se vi fosse un numero unico per questa emergenza invece diceva che dopo questa prima fase il tutto passerà dinuovo alla Regione...

Questo però non è l'emblema del sud ma dello scaricabarile tutto italiota.

Poi mi viene da pensare al signor Premier: a l'Aquila dove in città e in provincia governa il centrosinistra è andato subito a farsi vedere.

A Messina dove Regione, Provincia e Comune coincidono forse andrà domani.

Non voglio essere malizioso e pensare che si vuole lucrare qualche voto su queste tragedie... ma il dubbio viene.


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Al di là di tutti i discorsi, delle polemiche, delle tragedie annunciate, anche io concordo con Warry quando si chiede "come si fa a stare tranquilli con una casa costruita sotto uno strapiombo di collina o nel letto di un fiume??".

Non voglio essere cattiva, ma è inutile piangere sulle tragedie che hanno di base la stupidità umana e il poco rispetto che si ha di SE STESSI.
Come fa un padre di famiglia a non pensare ai suoi figli e a dire "con che coscienza sto costruendo una casa in un posto potenzialmente pericoloso"...

In teoria, più si va avanti e più la cultura e la conoscenza dei fenomeni dovrebbero aiutare ad evitare il peggio. Invece sta succedendo tutto il contrario.

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 Oggetto del messaggio: Re: La tragedia di Messina simbolo di un Sud ignavo
MessaggioInviato: lun ott 05, 2009 2:09 pm 
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Iscritto il: ven ago 13, 2004 2:39 am
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Il punto è che quando si dice che non c'era niente di abusivo forse è vero perchè probabilmente quelle case sono state condonate, il punto è che condonando una struttura abusiva una montagna, piuttosto che un fiume o chissà cosa non è che ne prenda atto.

Intanto vorrei dire VERGOGNA per quanto vado riportando:

tratto da gazzetta.it

MILANO, 5 ottobre 2009 - Un minuto di silenzio per le vittime dell’alluvione a Messina è stato osservato ieri pomeriggio a Bergamo, prima di Atalanta-Milan. Lo ha deciso l’arbitro Rocchi. E’ successo, fuori dalla Sicilia, soltanto a Bergamo e soltanto perché l’arbitro era convinto che la disposizione fosse stata comunicata dalla Lega all’Atalanta e al Milan. Ma la Lega non aveva diramato nessun comunicato. La Federcalcio, invece, venerdì aveva autorizzato (o indicato?) il raccoglimento soltanto per le partite che vedevano impegnate le squadre siciliane. Dalla Serie A ai campionati dilettanti. E l’altra Italia del calcio? Per i morti di Messina non si è fermata.

Il minuto di silenzio prima di Palermo-Juventus. Ansa
Il minuto di silenzio prima di Palermo-Juventus. Ansa

DISORGANIZZAZIONE — Solo due squadre di A hanno scelto di scendere in campo con il lutto al braccio, rispettando un minuto di silenzio in memoria delle vittime: il Catania (sabato sera a Bari) e il Palermo (posticipo con la Juventus). Ieri si è saputo che alcune società avevano chiesto indicazioni in Lega. La risposta? Nessuna risposta. Nulla, sappiamo... Indifferenza? Insensibilità? Ottusità? Forse siamo solo davanti a semplice, disarmante, confusa disorganizzazione del sistema. Bastava un minuto, un pensiero per unire anche l’Italia del pallone. Altri sport, pallavolo (A1), basket (Supercoppa), lo hanno fatto. Su otto campi. Il calcio no e ha perso una buona occasione. Il calcio si è fermato per un attimo solo a Bergamo, per un errore dell’arbitro Rocchi. Stavolta molto applaudito.


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