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 Oggetto del messaggio: Questa è deriva sociale
MessaggioInviato: sab feb 18, 2006 3:18 am 
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Sentenza choc: Cassazione divisa Accolto ricorso di un uomo che violentò la figlia della convivente. Verdetto bocciato dai piani alti dell'Alta Corte: «Uno sbaglio»

(Ansa)
ROMA - È polemica, forte, univoca, trasversale a tutti gli schieramenti politici, il mondo civile e gli esperti, contro la sentenza dei giudici della Terza Sezione penale della Cassazione per i quali lo stupro di una minorenne è meno grave se la ragazzina ha già avuto rapporti sessuali. Insomma, se non è vergine il «danno è più lieve». Un verdetto choc, che immediatamente scatena reazioni di stupore e di condanna molto dure, finchè inserata arriva anche una presa di distanza della stessa Corte di Cassazione: «E' stato uno sbaglio, questa sentenza sarà seppellita con ignominia».

LA SENTENZA - La terza sezione penale della Suprema Corte ha stabilito che lo stupro di una minorenne non è grave in sé, ma è meno grave se la vittima ha già «avuto rapporti sessuali». «È lecito ritenere» - sostiene la sentenza che ha creato le proteste - che siano più «lievi» i danni che la violenza sessuale provoca in chi ha già avuto rapporti con altri uomini prima dell'incontro con il violentatore.

LA REAZIONE - Ma il verdetto ha creato una spaccatura tra i giudici che l'hanno deliberato e il resto della Corte di Cassazione. «Questa sentenza, come avvenne per quella dello stupro e i jeans, sarà seppellita con ignominia dalla stessa Corte di Cassazione: ossia non troverà mai spazio nel Massimario e, anzi, verrà citata come esempio negativo di come una sentenza non dovrebbe mai essere scritta nè motivata» è l'assicurazione che arriva direttamente dai piani alti della Suprema Corte. «La nostra giurisprudenza è costante - sottolineano dalla Suprema Corte - nel senso di dare la massima tutela alle vittime della violenza sessuale, compreso il caso in cui a subirla siano le prostitute: questa sentenza è uno sbaglio. E potrà essere corretto dagli stessi giudici della Corte di Appello di Cagliari che hanno lo spazio - si fa notare - per ribadire il no, nel giudizio di rinvio, alla richiesta di attenuanti avanzata dal violentatore».

IL CASO - Come si è arrivati al dioscusso verdetto? La terza sezione ha accolto il ricorso di Marco T., allevatore 41enne cagliaritano, ex tossicodipendente, che violentò e minacciò la figlia di 14 anni della sua convivente e fu condannato in primo grado a Cagliari a tre anni e quattro mesi, sostenendo che la ragazza non era più vergine. La sentenza sostiene che in questo caso la personalità della vittima, «dal punto di vista sessuale, è molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età». Ma con questi argomenti chi violenta una minorenne vissuta in un ambiente socialmente degradato e difficile come quello in oggetto, e della quale abusa essendo per di più il convivente della madre, può ottenere il riconoscimento di una «attenuante». La ragazzina aveva acconsentito a un rapporto orale dopo aver rifiutato un «rapporto completo», richiestogli con la minaccia, ritenendo quello orale «meno rischioso» conoscendo i problemi dell'uomo con la droga.
LA TESTIMONIANZA DELL'UOMO - «Ero molto affezionato alla ragazza. Mi ha stupito la sua denuncia» racconta Marco T. dopo aver saputo il verdetto della Cassazione che ha accolto la sua richiesta di attenuanti. «È sciocco - dice il legale che lo ha assistito in Cassazione, Giovanni Biccheddu - scandalizzarsi per questa decisione. È la ragazza stessa ad ammettere che aveva avuto questo rapporto orale con il patrigno. Certo può colpire la differenza di età, ma questa ragazzina aveva già avuto molti altri rapporti simili con altri quarantenni. La Cassazione non ha fatto altro che applicare la legge».

www.corriere.it



sono semplicemente attonito, l'ho definita deriva sociale perche' non so che altro aggiungere!


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MessaggioInviato: sab feb 18, 2006 3:31 pm 
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Quaquaraqua
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Se ne sta parlando tanto, è una di quelle sentenze che davvero fanno perdere la fiducia nella giustizia italiana...pensate che sono arrivati dall'Inghilterra comunicati di incredulità e disprezzo, che figura.....
Credo che nn ci sia niente da dire, uno stupro è quello che è nn per solo per i danni fisici che provoca, ma soprattutto per quelli psicologici....da questo punto di vista, tutte le donne sono uguali!
Che schifo di magistratura ragazzi....

_________________
Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso


...e cmq faccio la IIIC...:-)


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 Oggetto del messaggio: PAZZIA...QUESTA E' PAZZIA...
MessaggioInviato: gio mag 11, 2006 12:02 am 
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Cagliari, la Corte d'appello riduce la pena comminata a un uomo
condannato a 4 anni e 8 mesi per violenza sessuale sulla moglie

Lo stupro è un reato "più lieve"
se il responsabile è il marito
"Il danno psicologico di una aggressione subìta dal coniuge
è minore rispetto a quello provocato da un estraneo"

CAGLIARI - Se la violenza sessuale viene compiuta fra le mura domestiche può essere considerata "lieve". Ovvero se a violentare una donna è il marito, il danno psicologico è meno grave. Con questa formula la Corte d'appello di Cagliari ha ridotto la pena comminata a un tecnico specializzato che nel 2003 era stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Ma i giudici d'appello hanno considerato "di lieve entità" le violenze perpetrate da D.B., 46 anni di Sant'Anna Arresi (Sulcis-Iglesiente), sulla moglie. E hanno riconosciuto l'ipotesi meno grave del reato di molestie sessuali, quella prevista dal VI comma dell'articolo 609 bis del codice penale.

Dopo circa 18 anni tra fidanzamento e matrimonio, e i primi acceni di crisi manifestati da parte della donna, il marito aveva cominciato a pretendere con la forza il rispetto dei "doveri coniugali", maltrattandola e costringendola ad avere rapporti sessuali.

Stando alle testimonianze della vittima, che non si è costituita in giudizio, le angherie sarebbero durate diversi anni. Fino a quando, nel gennaio 2001, la donna ha trovato il coraggio e ha inviato in contemporanea due lettere: una al suo avvocato per avviare la separazione, l'altra alle forze dell'ordine per denunciare il marito.

Nel 2003 il tecnico specializzato è stato processato per violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni, e condannato a 4 anni e 8 mesi. La settimana scorsa è arrivata la sentenza della Corte d'Appello che, accogliendo la richiesta dell'avvocato Pierluigi Pau, ha ridotto la pena a 2 anni di reclusione, riconoscendo la lieve entità del fatto. Secondo una sentenza della Cassazione, citata da Pau nell'arringa, infatti, il danno psicologico derivante dalla violenza subìta da parte del coniuge sarebbe inferiore rispetto a quello provocato da un estraneo.

Le sentenze vanno rispettate ma queste sentenze sono abominevoli


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