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 Oggetto del messaggio: REGGIO SPARISCE ANCHE DALLA MAPPA DEL CALCIO A 5. DOPO BASKE
MessaggioInviato: lun lug 07, 2008 12:22 am 
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di Giusva Branca (strill.it)

Pioveva che Dio la mandava quel tardo pomeriggio di metà ottobre del 1985. E mentre fuori il cielo veniva giù, dentro una gabbia di metallo denominata "Botteghelle" la Cestistica Piero Viola confezionava la prima vera impresa ad altissimo livello della sua storia.
Alla "prima" in assoluto della massima serie a Reggio, Bianchi e Campanaro, Mazzetto e Hughes, Porto e Mentasti, Benvenuti e Gebbia firmavano lo sgambetto ad un pezzo di storia del basket: la Virtus Bologna di Brunamonti, Villalta, Meryweather.
Quella mattina era scorso parecchio sangue a Reggio, l'omicidio di Paolo De Stefano aveva, di fatto, dato il "la" ad una sanguinosissima guerra di mafia che si sarebbe protratta per le strade di una città comunque a pezzi per oltre sei anni.
Ed in questi sei anni, ma anche prima e dopo, solo la Viola avrebbe tenuto a galla il nome, l'orgoglio, la dignità di una comunità.


Il giorno dopo quella prima impresa neroarancio, per la prima volta, sui giornali nazionali Reggio usciva con una doppia faccia, quella - ben nota - della 'ndrangheta, del sangue sulla strada e quella, nuova, con la quale il Paese avrebbe dovuto convivere per oltre due decenni, della Reggio che sorride.

Faceva caldo, quella sera di fine maggio del 2001. Il "Granillo" era pieno come un uovo, quel sabato - un anticipo per motivi elettorali - per assistere a Reggina-Bari, con gli amaranto disperatamente impegnati nella rincorsa alla salvezza.
Prima della gara furono quasi 30.000 le persone in piedi che tributarono gli onori del caso alla Medinex Reggio Calabria, la storica Nausicaa di Reggio che portava per la prima volta in riva allo Stretto uno scudetto (poi purtroppo revocato a tavolino).

Sono solo due episodi che parlano di Viola e di Nausicaa (ce ne sarebbero decine e decine), di basket e di volley, discipline che fin dai primissimi anni '80, diedero vita al vero "miracolo dello sport reggino". Un miracolo durato oltre 25 anni e che ha visto protagonisti il la pallacanestro e la pallavolo, il calcio (arrivato per ultimo come ogni ciliegia sulla torta che si rispetti) ed il calcio a 5.

Ed ora proprio la bandiera bianca alzata anche dal "pentacalcio", con il Reggio Calcio a 5 non iscritto al campionato, che saluta la compagnia dopo il volley ed il basket, sancisce che la splendida, meravigliosa, straordinariamente incisiva sul piano sociologico, storia dello sport di Reggio, per anni ed anni l'unica città italiana - tranne Milano e Roma- a potere vantare la presenza nella massima serie di 4 discipline sportive, è inesorabilmente terminata.

Tristezze, amarezze, malinconie a parte, resta il dato; ed è un dato che non può essere sottovalutato nè, tantomeno, omesso.
La storia ha sancito che, da un lato, a quella straordinaria generazione di dirigenti sportivi che per più di 25 anni avevano garantito successi inimmaginabili alla Reggio sportiva, non è stato dato un seguito sul piano degli uomini. Lo ha detto la storia della Viola, della Nausicaa e del Reggio calcio a 5; ci auguriamo che non lo dica anche quella futura della Reggina se mai si dovesse pervenire ad un cambio della guardia.
Ma la storia ha sancito, d’altro canto, anche due facce della medaglia ancor meno rassicuranti: la prima parte dall'osservazione di un tessuto socio-economico sempre più asfittico, sempre più povero, con respiro ed idee, prima ancora che capitali, limitati ogni giorno di più.
L'altro lato della Luna, ahinoi sempre meno nascosto, ci dice di una Reggio che, contrariamente a 25, 20, ma anche 8 anni fa, non riesce più ad "innamorarsi di Reggio", tanto per citare uno slogan diffuso e fortunato.
La città che, contemporaneamente, riempiva il "Pentimele" per il basket ed il volley, il "Granillo" per la Reggina ed il "Botteghelle" per il calcio a 5 non c'è più.
Quella che scende in strada per festeggiare è un ricordo lontano, quella che si indigna per il furto di Treviso subito dalla Viola, per il rigore di Enynnaya a Bari o per lo scudetto "scippato" alla Medinex non c'è più.
L’identificazione è andata a farsi benedire e la sensazione è che, se lo sport è sempre stato, nel bene e nel male, una cartina di tornasole per Reggio, non riguardi solo l’aspetto sportivo del rapporto.
In un perverso gioco, anno dopo anno, la pochezza crescente delle società (soprattutto se paragonata al fulgore di un passato recente, in campo e come stile) ha alimentato il disamore della gente che, a sua volta, ogni domenica di più, spingeva verso il baratro quello sport che mentre Reggio era a terra, più giù che in ginocchio, la manteneva comunque in vita, nel suo humus interno e rispetto alla percezione esterna.
Il miracolo dello sport reggino che ha caratterizzato la "Beirut d'Italia" dalla fine degli anni '70 al primo lustro del nuovo secolo non c'è più.
Resta solo la Reggina che, però, voltandosi indietro, vede evidenti anche su di essa i segni di un malessere imponente.
E che, soprattutto, come accadde da quando, il 13 giugno del 1999, si schiusero le porte della serie A, è la punta di un iceberg.
Un iceberg che, però, adesso si è sciolto lasciando alla sua punta l'onere e l'onore di far tutto da sola.
Basterà?


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MessaggioInviato: lun lug 07, 2008 5:36 pm 
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Cristianuni
Cristianuni

Iscritto il: sab mag 14, 2005 7:49 pm
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già uno che si chiama giusva...
non lo leggerei neanche morto!!!

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