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 Oggetto del messaggio: Uno scultore calabrese nel catalogo Mondadori
MessaggioInviato: ven lug 11, 2008 12:34 pm 
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«Ogni mia opera è l’esternazione dell’anima e ha due facce: una per il proprio tempo e una per il futuro. Per sempre». Parla di sé e della proprie opere lo scultore calabrese Cosimo Allera, classe 1962, quotato dalla critica con cifre da capogiro. Trent’anni di attività artistica gli hanno tributato un posto fra gli scultori contemporanei più famosi a livello internazionale. Il suo nome compare oggi nel catalogo 2008 “Scultori Italiani” della Mondadori ed è un vanto tutto meridionale.

Cosimo Allera è il poeta del ferro, un metallo poco duttile da plasmare, freddo e dal colore-non colore; eppure le sue opere, grandi e robuste, eternano sentimenti, riflettono una civiltà parca di riflessività e testimone di valori ancora da afferrare, da prendere tra le proprie mani e renderli assoluti. Sua è l’opera più alta mai realizzata nel meridione d’Italia, “L’ombra della sera”, alta 15 mt, battezzata anche dal grande Nik Spatari, ospitata presso il Museo MuSaBa, nel cuore della locride.

Di Allera – che vive a Gioia Tauro - ne ha parlato anche il noto mensile AD, Architectural Digest in edicola in questo mese, in quanto selezionato dal Gruppo Pellegrini per una mostra a tutto tondo, nelle marche, di artisti internazionali. Solo sette gli espositori. E così il suo nome compare accanto a quello di Patrick Alò, Walter Kopp, Sergio Zagallo, solo per citarne alcuni. Cosimo Allera ha ricevuto quest’anno prestigiosi riconoscimenti: premio alla Bit di Milano, e finalista del premio Harley Davindson, premio della critica “Ferie Medievali” a Torino e altro ancora. Le sue opere sono esposte, oltre che in tutto il territorio italiano, anche a Brno, Repubblica Ceca, in Portogallo, in Spagna. L’itinerario di Allera è del tutto originale e non si accosta alle mode artistiche del tempo per inseguire emozioni velleitarie. Non ama mettersi in mostra. Nonostante tutto è stato scoperto in qualità di artista che, attraverso le sue opere, chiede un impegno sociale. È riuscito dove pochi hanno centrato: nel rendere il ferro una materia “parlante” alle coscienze di chi osserva le sue opere, anche del visitatore più distratto che non può esimersi dal non “ascoltare” ciò che esse narrano. C’è tutta una vita dentro che esige di essere intesa. E forse per questo Allera parte dal ferro, metafora della società odierna, sempre più egoista, “dura” appunto; ma che può essere plasmata per ridare nuova linfa alla vita stessa.

Caterina Provenzano
(strill.it)


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