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 Oggetto del messaggio: Da Riace "Mimmo dei Curdi"..la locride e i migranti...
MessaggioInviato: gio mag 14, 2009 2:51 am 
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'Mimmo dei Curdi', il sindaco che ospita gli immigrati
di Gianluca Ursini

"Ai centri d'identificazione, o ex Cpt, ogni migrante costa al giorno dai 60 ai 70 euro. Qui a Riace costa 20 euro al giorno, e lavora, risollevando la nostra economia", Mimmo Lucano, sindaco del paesino di Riace nella Locride, Calabria. Ha le idee chiare su come si concili sicurezza e immigrazione. “Semplice: basta trovare loro una casa e un lavoro: chi viene qui in gran parte scappa dalle guerre e chiede solo di lavorare”. 'Mimmo dei Curdi' per tutti i riacesi, fin da quando nei primi anni '90 cercava alloggi per le centinaia di esuli curdi arrivati dalle montagne turche e irachene sulle coste joniche della provincia di Reggio.

Prima ancora di presentare 5 anni or sono la lista civica ''Un'altra Riace è possibile'' e vincere così le elezioni. Giunta a rischio, che il 7 giugno si ripresenta agli elettori e vive sotto minaccia; nell'ultimo mese ci sono stati in ordine: spari contro il ristorante 'Donna Rosa' dove si riuniscono gli amici della lista civica, che ne hanno infranto la vetrina; proiettili contro il portone del palazzo Jannò in centro che ospita la associazione progressista 'Città futura'. L'avvelenamento dei fidati compagni di Lucano, tre pastori di razza indefinita uccisi con polpette avvelenate

Un altro mondo possibile. Lucano è infatti un personaggio scomodo da eliminare, che in una terra di profitti astronomici per l'economia illegale, (34 miliardi di euro il giro d'affari annuo delle ‘ndrine dice il procuratore antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone) cerca di risollevare un paesino di 1.700 anime facendo fruttare la presenza di rifugiati e immigrati curdi.
I progetti di Mimmo danno infatti lavoro come istruttori a oltre 30 ragazzi del posto e una speranza a un numero variabile tra 50 e 100 migranti extracomunitari, "creando un circolo economico virtuoso che ha portato a Riace anche parecchi turisti nordeuropei, incuriositi da questo borgo medievale ripopolato da Etiopi e afgani, il che ha permesso a bar e ristoranti di assumere altri giovani - sintetizza il sindaco - La nostra scelta di accogliere e integrare i migranti non dà solo lavoro ai nostri calabresi che si sono riadattati come docenti ai corsi d'inserimento professionale (dalla vetreria ai corsi di ricamo e cucito per le ragazze somale) ma attira anche un indotto che ha fatto rinascere un borgo che a inizio anni'70 contava il doppio di abitanti e che si era svuotato nel corso dell'ultima grande migrazione verso Genova Milano Torino".

Se l'integrazione costa meno dei CPT "Grazie ai migranti Riace è passata dalla rassegnazione per una morte civile, al riscatto economico", secondo Lucano. Forse un caso simbolo come quello delle 1700 anime di Riace che accolgono un centinaio di profughi etiopi somali, curdi afgani e iracheni può dar molto fastidio a chi persegue il modello dei Centri di identificazione. "Dal secondo governo Berlusconi abbiamo aderito al bando del ministero dell'Interno per la presa in carico dei migranti in attesa dello status di rifugiato e per i migranti in via di identificazione, che a noi costano un terzo che nei centri come Lampedusa o Gradisca d'Isonzo". Un bel risparmio, non c'è che dire. E in giro per Riace non vedrete un poliziotto.

"Mi stupisco delle reazioni di certi sindaci che vedono la presenza di migranti come un problema di ordine pubblico - chiude Lucano - dopo l'emergenza dei mesi passati, quando a Lampedusa continuavano a sbarcare ragazze e ragazzi giovani ma anche molti cadaveri, sono rimasto colpito negativamente dalla risposta della signora Letizia Moratti, che ha offerto da Milano ospitalità per 20 migranti. Forse anche in risposta a questo atteggiamento il consiglio comunale ha deciso di offrire ospitalità per duecento di loro". L'esempio di Lucano è contagioso: dopo Riace negli ultimi anni anche i comuni limitrofi di Stigliano e Caulonia si sono inseriti nella rete dei corsi di riqualificazione professionale e integrazione per migranti. Mosche bianche nel territorio della Locride; o anche se volete, una evoluzione del Dna differente di queste cittadine, in una regione storicamente compatta pro-Dc. Pochi chilometri più in giù sulla costa Jonica si trova Caulonia, che era stata per meno di una settimana dichiarata ‘Repubblica indipendente comunista' dai suoi braccianti nel 1946.

Felicemente figli di migranti "Il caso di Riace e di Mimmo Lucano è una di quelle rare occasioni in cui mi sento, non dico orgoglioso, ma felice, di essere calabrese", dice Giuseppe Pugliese. Questo ragazzo di Rosarno dal 2002 cerca di dare assistenza agli oltre 1000 migranti che ogni inverno si riversano nella Piana di Gioja Tauro a lavorare nei campi, fino a fondare l'Osservatorio Migranti' della Piana. "Non sono spesso felice di essere calabrese, ma nemmeno italiano, se penso che 38 milioni di noi sono andati a cercare fortuna in altri continenti dal 1860, mentre noi non siamo in grado di dare accoglienza decente a 4 milioni di migranti in Italia.

Nella Piana di Gioia, a Rosarno, in inverno sono anche in 1200 stipati in due vecchie fabbriche dismesse, senza riscaldamento o docce". Dopo anni di lavoro dell'Osservatorio Migranti e del ‘Collettivo Onda Rossa' di Cinquefrondi nelle fabbriche dimesse, i comuni si sono dati una mossa, spendendo i 50mila euro di un fondo regionale da tempo attivato dalla Giounta Loiero, in bagni e servizi igienici; "adesso garantiremo anche dei piccoli container - aggiunge Pugliese - non per tutti perché si spostano per la stagione dei pomodori in Puglia, ma se venite a vedere in che condizioni vivono questi lavoratori, non sembra di stare nella ricca e opulenta Italia".

Lucano ha uno sguardo sereno e tranquillo quando rievoca i primi, duri, tempi della sua iniziativa civica: "All'inizio c'era un po' di diffidenza per la prima ondata di migranti che aiutammo: erano un centinaio di curdi turchi sfuggiti all'esercito di Ankara o iracheni scappati dai gas di Saddam. In pochi mesi trovai loro un rifugio. L'idea non è originale: in centro c'erano decine di case abbandonate, lasciate da chi era emigrato non "in AltaItalia'', come diciamo qui, ma in un altro continente. Mi attaccai al telefono e i nostri concittadini emigrati in Venezuela, Argentina, Canada, Australia, non se la sentirono di negare un tetto a chi cercava la fortuna altrove, come avevano fatto loro decenni prima. Così è cominciato tutto”.
13 maggio 2009


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