Le moto di Locri

Luogo: 
Locri

Si è svolto presso il Palazzo Nieddu di Locri un incontro-dibattito tra la cittadinanza e il Professore Salvatore Futia, autore di vari libri sull'argomento, il quale ha illustrato la storia delle Officine Meccaniche-Vincenzo Bruzzese di Gerace Marina.
Di seguito il materiale distribuito durante l'incontro dall'Associazione Culturale "Giovani per la Locride" organizzatrice del dibattito.


Nel 1933, a Gerace Marina(l’odierna Locri), chiudeva nel pieno della sua attività la più grande e tecnologicamente avanzata industria del comprensorio( e tra le prime nel Meridione).

Vanto della produzione era la vendutissima OMC 175, una motocicletta molto apprezzata in tutta Italia per il suo elevato rapporto qualità/prezzo e per il prestigio accumulato negli anni tra gli appassionati dal marchio OMC.
OMC stava per Officine Meccaniche Calabresi, industria fondata nel 1924 da un giovane ingegnere di Grotteria, Vincenzo Bruzzese, che, dopo aver terminato gli studi all’estero, aveva deciso di provare a dare concretezza, nella sua Locride, ai suoi studi in Ingegneria Meccanica.

Negli stabilimenti delle OMC(situati nei pressi del rione Sbarre di Locri) oltre alle motociclette veniva realizzata tutta una serie di prodotti metallici e meccanici che era richiesta e apprezzata, come le moto, in tutto il Paese tanto da diventare officina “Ausiliaria dello Stato” e pubblicamente riconosciuta tale da Benito Mussolini.

Grazie alle OMC Gerace Marina aveva iniziato a vivere una fase di fermento socio-economico-culturale che non aveva uguali nella nostra Regione.

Ciò avvenne poiché, caso più unico che raro di emigrazione dal Nord verso il Sud, Bruzzese aveva portato con sé alcuni tecnici piemontesi che con le loro famiglie frequentavano assiduamente bar, cinema e teatro mutando in positivo le “arcaiche” abitudini dei “locresi” del tempo.

Ma nel pieno della sua espansione, proprio quando, tra l’altro,si stava aspettando dal Governo un finanziamento milionario per la realizzazione di un motore d’aereo militare le OMC vengono d’improvviso dichiarate FALLITE e l’Ing. Bruzzese venne rinchiuso in carcere.

A questa vicenda è legato in modo indissolubile un altro fallimento, quello della Banca Popolare di Gerace, avvenuto solo qualche giorno prima e per il quale fu accusato( e poi assolto dopo alcuni anni), tra gli altri, proprio l’Ing. Bruzzese.

Ma se il primo fallimento, quello della Banca di Gerace, fu frutto di anni di cattiva e malevola gestione, il secondo fu diretta conseguenza di tutto un insieme di fattori che vanno dall’ignoranza alla gelosia, dall’ipocrisia all’astio personale che alcuni personaggi locridei avevano nei confronti del Bruzzese, ma altro importante fattore fu soprattutto l’indifferenza che allora(ma non che oggi qualcosa sia poi così cambiato) contraddistinse la popolazione locridea.

Il vero scandalo, però, non fu tanto il fallimento, avvenuto comunque in modo “sospetto”, ma la fretta e i modi con cui furono liquidate le OMC(che rappresentavano un patrimonio di tutti e che andavano comunque tutelate indipendentemente dalle presunte responsabilità del loro fondatore) e il sistematico lavoro di rimozione dalla memoria collettiva, da parte di “alcuni interessati”, della storia di questa fabbrica e del suo fallimento tant’è che sono moltissimi i cittadini della Locride a non aver mai sentito nemmeno nominare le “nostre” illustri “Officine Meccaniche Calabresi – Ing. V. Bruzzese” di Gerace Marina…



Fu la signora Bruzzese, ai primi di gennaio, a risponderci al telefono.... "Umberto, ... ti desiderano, ...per le Officine!!". Fu quello il nostro primo incontro con Umberto Bruzzese, fratello di Vincenzo, giornalista e scrittore. Si è dimostrato subito disponibilissimo Umberto Bruzzese, rispondendo con estrema precisione alle nostre curiosità, ed, anzi, invitandoci ad un incontro più diretto, proprio per supportare le informazioni dateci, con quello che, poi, si è rivelato interessantissimo materiale di quei giorni, di sessant'anni fa. Aveva appena tredici anni, a quel tempo, Umberto; i dettagli, sulla vicenda, li apprese solo più tardi, a Roma, a distanza di anni, dopo essere rientrato in Italia, dopo El Alamein, dove come inviato di guerra per l'allora EIAR (corrispondente all'odierna RAI), aveva seguito la Folgore, da capitano dei paracadutisti. Fu proprio a Roma che l'ingegnere, scarcerato dopo essere stato pienamente assolto, non mancò di informarlo, sui più diversi aspetti della vicenda. "Era a Roma - ci racconta Umberto - in quanto già da tempo, appena conclusasi la vicenda locrese, chiamato a dirigere le grandi officine meccaniche Vaselli...". Ricorda Umberto, di Vincenzo che ricorda.... "Dei giorni felici, dell'industria", inventata e creata, ritornato a casa dopo anni di studio, trascorsi in Svizzera.
"Ricordava - ci racconta - sorridendo, il giorno in cui partì in testa ai centauri, alla volta di Roma,... l'abbraccio sul palco di Mons. Chiappe, il "Vescovo Santo", o di quello del Duce, capo del governo, che gli consegnò la foto dedicata al "All' ingegnere Vincenzo Bruzzese, Pioniere dell'industrializzazione del Mezzogiorno d'Italia e della Calabria". Una foto posta ben in vista nell'ufficio, alle O.M.C., che dopo Salerno, tornato poi a riprendere i suoi effetti, non trovò più; lo ricordo, a tal proposito, più volte, intento a chiedersi il perchè dal curatore fosse stata distrutta:"Che c'entrava distruggere una foto?" E fu, ancor più doloroso per mio fratello ritornare ai giorni di Gerace, a quelli delle Officine,..." di cui la nuova Locri aveva già cancellato il ricordo.
Ripercorse, così l'ingegnere, quella terribile riunione a casa dell' avvocato Ferraro, zio materno e futuro podestà di Locri. La riunione "...prova irrefutabile della congiura - ci dice Umberto - ordita contro mio fratello dalle locali baronie agricole e dagli altri azionisti della fallita banca. Furono costoro, infatti, a mettere in moto il meccanismo distruttivo, con l'assenso del giudice che aveva "già pronto", come gli dissero i convenuti, il mandato di cattura, se non avesse accettato la loro proposta...". Ne abbiamo parlato, di tale proposta, sullo scorso numero; e su questa Umberto puntualizza: "Cominciarono prima a blandirlo, poi a minacciarlo, chiedendogli esplicitamente che, a copertura dei finanziamenti del Brizzi, cedesse alla Banca, interamente, le Officine, lui rimanendo direttore tecnico a vita.



Mio fratello ovviamente si oppose, chiedendo maggiori chiarimenti sulle somme sottratte da Brizzi, e proponendo,
a sua volta, la restituzione graduale delle somme effettivamente versate dal Brizzi alle Officine. Di fronte all'intransigenza degli interlocutori, lasciò la riunione, esclamando che lo facessero pure arrestare, ...avrebbe saputo difendersi!"
E così accadde, come sappiamo. Quello su cui invece non ci siamo soffermati, di cui Umberto ci mette a conoscenza, furono i ben quattro anni di carcere, ingiusti, subiti dal fratello prima dell'assoluzione; ed ancora "l'estrema povertà" di quest'ultimo (cosa inconcepibile per chi truffa sapendo di truffare), agli atti del processo di Salerno, evidenziata dall'avvocato Sotis, difensore, che "rinunciò al suo onorario, contentandosi di un contributo spese, per il viaggio e la permanenza a Salerno, cui fece generosamente fronte nostro cognato Tripodi". Chiediamo, ora, ad Umberto, del fratello. Com'era Vincenzo Bruzzese? Ed Umberto non si fa incoraggiare due volte a raccontarcelo, tracciandone, così, un profilo veloce e deciso. Ci racconta di una grande intelligenza, una grande capacità intuitiva: a fine anni trenta, aveva intuito un mezzo, largamente impiegato nel dopoguerra; lui parlava allora di "motocicletta dell'aria", un'espressione molto immediata, per il nostro elicottero. Lo caratterizzava, ancora, una grande resistenza al lavoro; gli capitava, sovente, di raggiungere al tavolo di disegno, in ufficio, l'alba, e poi di riessere, dopo un paio d'ore di riposo, già in fabbrica, prima dell'apertura dei cancelli. Infine, un perfezionista. Umberto, a tal proposito, ci racconta degli episodi curiosi, a proposito di errori, scatenanti il suo "disappunto". "Andava su tutte le ire - ricorda - con delle sfuriate che non si possono dimenticare. Era però, sempre, questione di un paio di minuti: riacquistava subito la calma e, magari, con un braccio attorno al collo, portava l'interlocutore al bar per un caffè!". E tutto questo. accompagnato ad un grande altruismo.
E sui tempi di Gerace Marina, con che animo ritornava? "Amarezza e tristezza", ci dice, sentimenti resi ancor più dolorosi dall'impotenza in cui si era trovato dinanzi gli insgretolabili interessi di tutti coloro che vollero distrutte le Officine. "Lui dopo Salerno, continua Umberto, fu immediatamente chiamato a dirigere le Vaselli di Roma, a dimostrazione della grande considerazione in cui era tenuto dal mondo industriale italiano. Bè, nonostante i nuovi impegni, che lo costrinsero alla lontananza dalla Calabria, non annullò quel sentimento che anni prima lo aveva portato alla realizzazione delle O.M.C., tanto e vero che fu proprio lui, il mio maggiore sostenitore nella costruzione a Croceferrata i quel villaggio turistico, in cui impegnai tutti i miei guadagni della vendita d i Arditi del cielo".
Ed è sempre lui, Vincenzo Bruzzese, ormai anziano e pensionato, a fine anni sessanta, quasi a riprovarci, a fare sorgere a Roccella J. (RC), una piccola officina, che già dopo appena un paio di mesi era diventata fornitrice di guardaraill per l'ANAS. "Lo ricordo - dice Umberto - ...già camminava appoggiandosi ad un bastone, tutto entusiasta, immerso in questa sua nuova sfida..." Ma il nuovo sogno fini dopo meno di due anni, quando nel '70, a Grotteria, l'ingegnere si spense.
Non era più tempo per sognare.

(da FORTE FORTISSIMO, marzo 1996, Francesco Massara)

"
Mai più, ricordatevelo, nel vostro paese,
risorgerà un simile faro di civiltà e benessere..."

... Avevo fatto un sogno di grande bellezza, e da questo sogno, se pur modesto, era nato un grande capolavoro di umana solidarietà, una creatura che
emetteva bagliori di vera luce,
dando forza e vita ad un'intera regione ...
Mefistole la circuì e la incenerì...
Mentre, con tutta la mia anima protesa, mi adoperavo per il bene delle genti, per ricompensa m'incarcerarono e mi umiliarono!
Mai più, ricordatevelo, nel vostro paese risorgerà un simile faro di civiltà e benessere.
... E ricordate pure, voi abituati ancora a vivere sulla grettezza del sentimento "borghese", che nulla sapete creare, benchè straricchi, per il
progresso civile della regione (...)
Ricordate che chi cade sulla breccia non è mai un vinto, che chi ha costruito saprà sempre costruire, che chi anelò ad una conquista suprema ha
sempre nella sua anima, sebbene prostrata, la scintilla vivificatrice della nuova vittoria.
Solo allora vi accorgerete della lugubre meschinità della vostra vita illusoria.
(dai diari di Vincenzo Bruzzese)

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