ERODOTO E IL TEATRO GRECO-ROMANO DI LOCRI

Autore: 
Maria Elena Murdaca
Data Pubblicazione: 
01/10/2008

In questo frattempo, però, ecco cosa accadde. 
I Sami, navigando alla volta della Sicilia, erano a Locri Epizephiri, quando i cittadini di Zancle e il loro re, che si chiamava Sciti, assediavano una città di Siculi che volevano distruggere. 
Erodoto, Storie, VI, 23 

La scorsa estate Erodoto mi ha tenuto compagnia per buona parte delle vacanze. Consapevole delle mie lacune letterarie e desiderosa di colmarle, ho deciso che le “Storie” dell’esimio scrittore greco mi avrebbero fatto compagnia sulle spiagge di Santorini. Del resto, quale migliore cornice per dedicarsi alla letteratura greca, della Grecia stessa? Ho così scoperto che Locri Epizephiri è citata nell’opera, insieme ad altre colonie della Magna Grecia, e mi sono tutta ringalluzzita. Sono sensibile alla cultura classica, mia madre, quand’ero piccola, invece di raccontarmi la storia di Cappuccetto Rosso mi raccontava dei viaggi di Ulisse e della guerra di Troia. Per questo motivo, avere la possibilità di vivere in prossimità di un’autentica colonia della Magna Grecia e di avere a quattro passi da casa un sito archeologico da visitare come e quando volevo per me è stata sempre motivo di entusiasmo. Fare l’archeologa era uno dei miei sogni di adolescente. La vita mi ha portato poi su un’altra strada, ma l’entusiasmo per la Grecia classica e i suoi derivati è ancora lì. 
Galvanizzata da Erodoto, dunque, mi sono ripromessa di fare, alla prima occasione, un bel giro per l’area archeologica, che non visitavo come si deve da oltre un decennio (più o meno da quando non abito più in Calabria). L’ultima volta ci avevo portato due compagne di università, ospiti a casa mia per le vacanze estive, ma, accoppate dal caldo, ci eravamo limitate al museo e all’area di Marasà. Il giorno di Santo Stefano approdo quindi al Museo di Locri e mi informo, fra l’altro, su come visitare il teatro. Siamo fortunati, il custode è disponibile ad accompagnarci (del resto, è il suo lavoro, no? E’ pagato per questo). Facciamo insieme quei cinque minuti di macchina …arriviamo…parcheggio…il custode apre il cancello…zac!!! Fitta al cuore!!! Questa proprio non me l’aspettavo. Scusate, ma il teatro dov’è? Ok, è tanti anni che non ci vengo, ammetto di non esserci mai stata d’inverno, ma dopo che l’Antiquarium aveva fatto carriera meritandosi a pieno titolo il grado di Museo, pensavo che le cose sarebbero migliorate un po’in tutta la zona (archeologica, intendo). 
E invece….amarezza! Le gradinate sono completamente nascoste dall’erba alta. Sui lastroni di pietra c’è il muschio e si corre il rischio di scivolare. Mi auguro che d’estate lo curino un po’ di più. Non so se è così tutto l’anno. So che così non me lo ricordavo proprio. Mi ha fatto veramente male vedere il teatro greco-romano di Locri ridotto a quel modo. Tanto più che ero reduce dal terzo viaggio in Grecia, che mi ha portato per la seconda volta sull’Acropoli di Atene, e quindi anelavo a rispolverare la nostra classicità autoctona. Come si può non amare un posto così? Eppure, a quanto pare è possibile….Devo dire che mi ero sempre chiesta come mai le rassegne estive di teatro classico si tengono dietro al museo invece che in quella che dovrebbe essere la loro sede naturale…ora conosco almeno uno dei motivi. Cosa succederebbe, se i Siracusani tenessero il loro teatro nelle stesse condizioni in cui i Locresi tengono il loro? E non mi riferisco solo all’orgoglio per le radici classiche, ma anche agli inevitabili risvolti economici che un’attrazione turistica del genere, opportunamente e sapientemente gestita, implicherebbe. Non si può? Non si vuole? Perché? Chi ne ha la responsabilità amministrativa? Ho il diritto di saperlo? 
Per fortuna ero da sola con mia sorella. Onestamente, se avessi accompagnato qualche amico-turista lì per la prima volta, mi sarei vergognata. 
Mogia e con le orecchie basse, rientro al Museo. Chiedo se è possibile visitare gli scavi di Centocamere: 
- "Non vali ‘a pena, ‘ndavi l’erba arta tanta". 
Sospetto che il custode tema gli chieda di accompagnarci anche lì, ma date le condizioni del teatro, non faccio fatica a credergli. Del Tempio della Mannella non oso neanche domandare. 
La sera dopo, mestamente, chiedo alla mia amica che studia Lettere Classiche di illuminarmi: 
- "Silvia, ma perché il teatro è tenuto così male"? 
- "Me l’ha chiesto anche un professore, a Messina, alla fine di un esame". 
Allora non sono l’unica a pensarla così. Magra consolazione. Se non si vogliono sprecare con la manutenzione costante che un tesoro del genere richiede, potrebbero almeno portarci due caprette a pascolare, così ci pensano loro a tenere in ordine, brucando l’erba. Tanto, se dev’essere la classica perla buttata ai porci….

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