COMUNICATO STAMPA SU ANTOLOGIA "MEMORIA"

Autore: 
Nicola Candido
Data Pubblicazione: 
16/12/2004

Ancora una volta, dopo l’esperienza del concorso letterario di Fiumicino, Giovanni Maiolo(nostro collaboratore!!!! n.d.r.) riceve un importante riconoscimento per una sua narrazione.

In questo caso si tratta di un’Antologia di racconti, “Eco-grafie”, sul tema de “La memoria”, selezionati e pubblicati in due volumi per la “Michele di Salvo editore”. 

L’opera prescelta è “Resistenza”. L’idea di questo tipo di pubblicazioni è molto interessante, in quanto tenta di approfondire un argomento raccogliendo le numerose interpretazioni che vari autori, anche molto differenti tra loro, riescono ad offrire. In sostanza, è come costruire un grande puzzle partendo da tanti pezzi diversi, ma che messi assieme riescono a dare un’unica visione complessiva che riesce ad illuminarne tutti gli aspetti, difficilmente vagliabili da un solo autore. 

In più, questa iniziativa letteraria ha anche uno scopo umanitario poiché verrà devoluta la parte del ricavato spettante all’autore (il 10%) all’Organizzazione Non Governativa Emergency, impegnata con i suoi volontari in vari teatri di guerra. 

Un modo questo, per unire l’impegno letterario ad una esigenza concreta di solidarietà umana che ha trovato in Giovanni Maiolo un riservato sostenitore. E quest’ultimo racconto, “Resistenza”, cerca di penetrare proprio nella difficile problematica della guerra e della pace.


L’ambiente in cui si muovono i protagonisti è la Francia occupata dai nazisti, presumibilmente nord occidentale, il periodo è il maggio 1944, alcuni giorni prima dello sbarco in Normandia. 

Il protagonista è johnny un militare inglese con il compito di fornire le armi ai partigiani francesi che dovevano intraprendere azioni di sabotaggio nelle retroguardie Naziste. 

Ma forse tradito o forse intercettato per caso, viene catturato dalla Gestapo assieme ad alcuni partigiani che doveva incontrare. Il racconto, in questo modo, passa subito dalla cronaca storica a quella umana. Comincia quindi la descrizione della vicenda personale del protagonista e del rapporto intenso e commovente con il suo amore: Françoise. Nello stesso tempo, però, viene delineato lo stato d’animo, struggente, di un prigioniero consapevole di aver perso il potere sul proprio destino e che presto sarà anche torturato per estorcergli delle informazioni. Sa che se cederà saranno presi i suoi compagni e fucilati. 

Sa che anche per lui è riservata la stessa sorte, ne è cosciente e come ogni uomo ha paura. E qui l’autore è molto bravo a descrivere l’atmosfera paralizzante di una situazione così drammatica e inumana. E lo fa, quasi senza nominare le sensazioni che il protagonista prova, lasciando alla narrazione nel suo insieme il compito di trasmettere al lettore l’intensità di quegli orribili momenti. 

Tuttavia, “Resistenza” , va al di la della semplice descrizione delle emozioni e delle atmosfere drammatiche della prigionia e della tortura. 

Il protagonista, infatti, dopo un primo istante di paura per se, rivolge tutte le sue preoccupazioni sulla sorte del suo amore. Non ha più timore per le proprie sofferenze, ma per quelle della sua Françoise. E qui l’amore sconfigge la paura e una situazione tragica diventa, contro ogni vaticinio, un sublime atto d’amore. Entrambi, Johnny e Françoise, compiono un gesto col quale danno prova di un amore assoluto: negano il loro amore. 

Seppur nella stessa stanza, sebbene abbiano una voglia infinita di abbracciarsi, fingono di essere indifferenti, soffocano il proprio amore ognuno per il bene dell’altro.


Dall’altra parte, in modo volutamente netto e trasfigurato, ci sono i carnefici. Che possono essere i nazisti della Gestapo o i Fascisti delle torture contro i partigiani e dei gas nervini nella Libia occupata, gli Americani del napalm in Vietnam o i Khmer rossi in Cambogia. U

n’astrazione assoluta del male che allo stesso tempo, senza per questo sminuirli, incorpora tutti i carnefici della storia, a cui però viene contrapposta la strenua resistenza dell’intima umanità. 

Nonostante la guerra e il dolore, nonostante il suo tradimento, Johnny non si perde nell’abisso della trasformazione dell’uomo in una specie di macchina che agisce in modo meccanico, tramutandosi in un “non-umano”, ma continua ad avere sentimenti sinceri e forti. 

L’amore per Francoise, innanzitutto, infinito e intenso fino all’ultimo respiro, ma anche il suo tormento per il tradimento dei compagni e il disprezzo, disperato ma non fine a se stesso, nei confronti dei propri carnefici: “Spero che questi bastardi perdano la guerra. 

E che tutto il mondo sappia di cosa sono capaci.” Infine, l’ultimo grande atto d’amore e di dignità umana, Johnny lo compie nelle ultime parole che rivolge a Francoise. Sa di morire, ma riesce a vedere anche al di là della fine triste che lo attende. Le racconta come sarebbe potuta essere la loro vita, le prospetta un orizzonte a cui guardare con dignità, anche di fronte ai loro assassini. 

E quest’ultima innata speranza li rende moralmente vincitori, sarebbero stati eliminati i loro corpi, ma per sempre sarebbe sopravvissuta la loro umanità e il tenero ricordo della loro memoria. Perché in qualsiasi tempo e luogo, l’umana dignità, anche dopo una sconfitta, prevarrà sull’arroganza della morte e del dileggio della vita.


La tragedia di questa storia, ci riporta al ricordo della seconda guerra mondiale e, allo stesso tempo, agli episodi che ogni giorno vediamo passare sui nostri teleschermi. 

E se in Europa quella immane tragedia è servita a unire i nostri destini di Europei e ad essere consapevoli dell’orrore della guerra, in altre parte del mondo mille altre atrocità si continuano a perpetrare. Occorre ricordare per imparare dal passato. Occorre imparare per non commettere gli stessi errori. Quando si comincia a vedere il nemico come un non-umano da annientare, allora siamo noi che stiamo perdendo la nostra umanità e la nostra essenza di uomini.

E la situazione attuale, caratterizzata da stragi atroci e dalla guerra infinita, ci sta portando sul sentiero minato della post-modernità, dove la fredda tecnica pervade ogni cosa e fa ritenere normale la morte di centomila iracheni, e dove la guerra è diventata la soluzione dei gravi problemi che affliggono la nostra epoca.


Collocato nella nostra realtà contemporanea, il racconto “Resistenza” ha il grande pregio, di far conoscere ai lettori le vere sensazioni che si provano in una guerra. Sottrae tutti noi, con una scrittura essenziale e coinvolgente, dalla distaccata contabilità dei morti dei telegiornali, per farci immedesimare nelle sensazioni del protagonista e farci sentire cosa prova un uomo quando viene ucciso da un altro uomo.

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