Arresti a Locri: i dettagli dell'operazione "Sharks"

Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Locri e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria, la Squadra Mobile di Reggio Calabria ed il Commissariato della Polizia di Stato di Siderno, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria in conformità ad una richiesta inoltrata da questa D. D. A. vertente, in primo luogo, sul delitto di associazione a delinquere di tipo mafioso (con l’aggravante dell’essere l’associazione armata) finalizzata alla commissione di una pluralità di reati, tra cui rapine, estorsioni, usura, esercizio abusivo del credito, danneggiamenti, detenzione e porto illegale di armi ed altro, composta da una pluralità di appartenenti alla cosca CORDI’ di Locri.
L’operazione è giunta a conclusione di una complessa indagine diretta e coordinata dalla D.D.A. (convenzionalmente denominata “Sharks”), avviata dalla Compagnia Carabinieri di Locri ed ampliatasi attraverso gli esiti delle attività riscontro delle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia NOVELLA Domenico e PICCOLO Bruno compiute dal Nucleo Investigativo Provinciale dei Carabinieri e dal Commissariato della P.S. di Siderno.
La complessa attività investigativa così portata a termine ha consentito di aggiornare il profilo della composizione e della articolazione di una delle più note “famiglie” mafiose del comprensorio jonico della provincia, la cosca CORDI’ appunto, documentandone la persistente, piena operatività ed attualizzandone il quadro sia dei referenti sul territorio che delle più recenti forme di manifestazione criminale.


Di pari passo è stata fatta luce su una pluralità di reati “fine” riconducibile agli appartenenti alla cosca.
Tra questi, l’attività compiuta dai CC ha permesso di far luce su una pluralità di atti a contenuto intimidatorio, commessi con l’utilizzo di armi e, soprattutto, su  una serie di condotte integranti il reato di usura che costituisce una delle più ricorrenti ed insidiose attività criminali esercitate in maniera capillare sul territorio dalle consorterie di ‘ndrangheta, ad opera sia di sodali che di soggetti contigui. Sotto questo profilo, di particolare rilevanza è apparsa la collaborazione prestata dalle vittime che con le loro coraggiose dichiarazioni hanno permesso di fare luce su di un fenomeno criminale estremamente pericoloso e particolarmente incidente sul territorio della locride.
L’attività compiuta dalla Polizia di Stato ha invece permesso di individuare una serie di vicende d’infiltrazione della cosca nell’aggiudicazione di remunerativi appalti pubblici banditi da enti locali tra i quali il Comune e l’ex ASL n.9 di Locri: ciò, sia mediante il taglieggiamento della ditta aggiudicataria, sia attraverso l’aggiudicazione diretta o in sub-appalto dei lavori commissionati a ditte direttamente riconducibili agli appartenenti alla cosca.
Sotto questo profilo, importanti sono state invece i riscontri acquisiti alle dichiarazioni rese dal collaboratore NOVELLA Domenico. 
Sedici sono state le misure restrittive eseguite dai Carabinieri, in particolare nei confronti di:
1. AVERSA Rocco;
2. BONAVITA Antonio;
3. BONFITTO Luca Leonardo, già detenuto per altra causa;
4. CORDI’ Cosimo (cl.’75);
5. CORDI’ Salvatore Giuseppe (cl.’77), già detenuto per altra causa;
6. CORDI’ Salvatore (cl.’73);
7. CRIACO Leo;
8. DIENI Salvatore;
9. FLOCCARI Ennio;
10. FLOCCARI Silvio;
11. GIORGI Antonio;
12. GUASTELLA Gerardo;
13. IENNARO Rocco;
14. MACRI’ Antonio Giuseppe;
15. SCALI Pasquale;
16. SPANO’ PANETTA Domenico.

Nove quelle affidate per l’applicazione alla P. di S., nei confronti di:
1. AUDINO Domenico;
2. BRUSAFERRI Guido;
3. CORDI’ Domenico (cl.’79);
4. CRISALLI Carmelo;
5. DESSI’ Antonio, già detenuto per altra causa;
6. RUGGIA Cosimo;
7. SCALI Alessio Antonio;
8. TALLURA Antonio;
9. TALLURA Francesco.

Tra gli arrestati, tredici sono gli indagati ritenuti promotori, organizzatori o partecipi della anzidetta associazione mafiosa;  i rimanenti dodici sono stati ritenuti responsabili di reati di usura, estorsione, violenza, minaccia, danneggiamento, violazione delle leggi sulle armi e condotte finalizzate al controllo di attività economiche, illeciti questi comunque commessi avvalendosi della capacità intimidatoria ed al fine di agevolare l’attività dell’indicato sodalizio criminale di riferimento.
A queste ordinanze si è aggiunta l’esecuzione di due provvedimenti di fermo emessi da questa DDA nei confronti di altri due indagati, per il pericolo di fuga degli stessi.
Determinanti in tal senso, sono state le dichiarazioni rese da ultimo da un terzo collaboratore, MARINO Vincenzo, che ha fatto luce sul conferimento agli stessi di un ‘grado’ superiore nella complessa gerarchia ‘ndranghetistica, avvenuto nel carcere di Locri nel periodo di poco antecedente alla loro scarcerazione, allo scopo di permettere agli stessi di riorganizzare le file della famiglia Locri, coinvolta nell’estate del 2005 nella recrudescenza della storica faida coi CATALDO.
Da sottolineare che le indagini hanno permesso di provare che i vertici della cosca mafiosa (sia i capi storici CORDI’ Antonio e CORDI’ Vincenzo, sia i ‘rampolli’ del casato mafioso, figli degli stessi boss), hanno continuato a fare parte integrante della stessa, in posizione apicale e con funzioni decisionali, durante il periodo di carcerazione e nonostante la sottoposizione anche al regime carcerario previsto dall’41 bis Ord.pen., riuscendo comunque, tramite colloqui e scambi epistolari, a mandare messaggi all’esterno, a beneficio dei soggetti rimasti sul territorio.
Contestualmente alle ordinanze di custodia cautelare è stata data altresì esecuzione a decreti di sottoposizione a sequestro preventivo di attività economiche con sede in Locri, riconducibili e strumentali al contesto associativo indagato:
? una agenzia di mediazione immobiliare ed un esercizio commerciale, ad opera dei Carabinieri (Agenzia “LA PIRAMIDE” e S.a.s. “COSMO – SAT”); due società operanti nel settore edile, a cura della Polizia di Stato (“TALLURA Antonio” e “ITALCANTIERI COSTRUZIONI GENERALI Srl”).

fonte telereggiocalabria.it