Ognuno nel cuore ha un'isola, la mia è la Sicilia

Continua il viaggio enogastronomico, questa volta però lo scritto è assolutamente inedito e forse è più di una ricetta. Continuo a non parlare di cucina tipicamente locridea, prossimamente lo farò, anche perchè il bello della cucina è il non avere confini, possiamo procurarci qualunque tipo di ingrediente e dare il nostro sapore alle cose. Comunque la smetto qui e se avete voglia... Buona lettura.

"OGNUNO NEL CUORE HA UN'ISOLA, LA MIA E' LA SICILIA"

Mi capitava spesso, oggi un po' meno, ma succede. Mi trovo con i gomiti appoggiati a un pezzo di

legno sorretto da una ringhiera, fumo una sigaretta e guardo due mari che si incontrano, davanti a

me le luci di una città. Non è difficile provare quest'esperienza, alla fin fine basta prendere una

macchina o un treno, arrivare a Villa San Giovanni e prendere una nave per Messina. Città strana

Messina, non solo perchè io, anima e testa calabrese, per metà traggo le mie origini da lì, ma perchè

quando in periodo medioevale sembrava tutto buio e fermo, lei tocca il suo apice; quando viene rasa

al suolo da madre natura lei si rialza, ma a decollare a pieno non ci riesce, in compenso ruggisce

ogni giorno a mezzogiorno con il suo leone al Duomo. E' nell'indole di questa città fare le cose

complicate. Pensate a uno dei piaceri più belli della vita: mangiare! Ecco, uno dei piatti tipici della

tradizione del capoluogo peloritano, nonché porta della Sicilia, è il pesce spada alla messinese o per

meglio dire: ”u pisci spata a 'ghiotta”. Pietanza squisita, sugo di pomodoro, olive, capperi, olio

d'oliva, sale e lui: questo pesce possente, muscoloso, squaliforme e come se non bastasse, con una

spada attaccata al muso, come a dirti se mi vuoi prendere mi devi sfidare. Ogni volta che penso a

questa portata due cose mi vengono in mente: le feste messinesi, dove tutto ciò che serve per

realizzare questo piatto viene amalgamato con una sapienza e una cura da inebriare i sensi, per la

bontà e la forza di aromi e sapori sprigionati. Immagino, però, anche il viaggio lungo attraverso la

Sicilia dei vari ingredienti prima di arrivare a Messina. E' bello pensare di vedere scorrere,

chiudendo gli occhi, la strada che da Messina ti porta, attraverso i salumi di Brolo, le ceramiche di

Santo Stefano di Camastra e la struggente Palermo, lì in provincia di Trapani a cogliere i capperi.

Certo, si potrebbero prendere anche alle isole Eolie, splendide isole nell'isola, e poi Lipari è più

vicina di Trapani, ma saranno quei mulini che ti fanno tanta tenerezza nel loro stanco e claudicante

girare, oppure saranno quelli omoni, anche anziani, che picchettano, sotto il sole, nelle saline i

blocchi di sale grezzo utili per “u pisci spata a ghiotta”... Insomma i capperi di Trapani hanno più

poesia. E' un giro lungo questa ricetta, servono altri kilometri di immaginazione per arrivare nella

valle del Belice. Regione nella regione, accomunata a Messina dalla terra che trema, ma allo stesso

tempo terra che regala succose olive, buone non solo da mangiare ma anche da farci l'olio. Il

viaggio continua, manca il “mare rosso” in cui “u pisci spata a 'ghiotta” nuoterà. Dobbiamo

viaggiare ancora, dobbiamo prendere il pomodoro, qui la scelta è facile: basta andare a Pachino,

terra di pomodori, mandorle e viti, il “nero d'Avola” nasce qui, proprio dove nacque una delle più

fiorenti città della Magna Grecia, Siracusa, punto più a sud dell'Italia, così a sud da essere

addirittura sotto Tunisi, simbolo per certi versi di come sia complicato il Sud del nostro Paese. Sud

una volta cuore pulsante di economia e civiltà e oggi bistrattata ma accogliente area geografica,

utile per forniture di menti, manovalanza e vettovaglie tipiche di vario genere. Manca solo una cosa

adesso, risalendo verso Messina e lasciandosi alle spalle la maestosità del vulcano, la più

complicata: il pesce spada. Pescare è un'arte di pazienza e bravura. La pesca al pesce spada è

diversa, è una sorta di corrida, di danza estrema, è un duello. Perchè un duello? Perchè per pescare

questo pesce, non basta un peschereccio, serve una “spadara” o “feluca”, una “barca spada”! Si

forse “barca spada” è il termine corretto. La “spadara” infatti non è un comune peschereccio, poichè

oltre ad avere una forma più piatta, a prua ha un lungo rostro, proprio come una spada, quasi a voler

appunto sfidare in tenzone lo squaliforme pesce, che non si fa pescare solo da un pescatore. Il pesce

spada è bello possente e complicato, servono cinque persone per ogni barca, il duellante va

osservato, seguito e arpionato, da solo per un uomo è complicato, in cinque si semplifica almeno

questo. Solo adesso “u pisci spata a 'ghiotta” è pronto. Solo ora trovandosi davanti tutto ciò che

serve per prepararlo diventa facile, come andare a prendere sul balcone il verde basilico pieno dei

profumi e del sole dello Stretto. Il cibo è un collante straordinario tra le persone, è essenza di un

incontro, è mezzo di affari, è mezzo di festa o addirittura mezzo di sfogo. Può essere un modo per

viaggiare, può essere l'amalgama di ingredienti che rendono magico il Natale, grazie a una cena a

base di pesce spada. Il cibo può essere anche fonte di ricordi: tornando verso la penisola, fumando

una sigaretta con la Calabria davanti, sento sussurrare nel vento una frase, nascosta in un vecchio e

cigolante cassetto della memoria, pronunciata da una nonna al suo nipotino, proprio mentre sullo

Stretto danzano luci, traghetti, navi, pescherecci, “barche spada” e pesci spada: “Ognuno nel suo

cuore ha un' isola: la Sardegna, Pantelleria, Lampedusa, l'Australia. La mia è la Sicilia”.

 

Ricetta del pesce spada alla messinese o “pisci spata a ghiotta” (4 persone)

4 tranci di pesce spada

1 kg di pomodori passati

capperi

olive

sale

olio d'oliva

basilico

cipolla (da me omessa nel racconto perchè lo preferisco senza)

Preparazione:

Mettere in padella l'olio, farlo riscaldare e aggiungere il pomodoro, le olive e i capperi. Far

restringere il sugo leggermente, aggiungere il pesce spada e cuocerlo a fuoco basso. Una volta

pronto decorare con il basilico e impiattare.