Villa romana di c.da Palazzi di Casignana

Autore: 
Paolo Serafino
Data Pubblicazione: 
07/09/2005

Progetto scavo aperto: visita al cantiere di scavo archeologico, mostra documentaria e multimediale. 

Anche quest’estate (l’iniziativa era stata iniziata infatti già la scorsa estate), dal 1 al 31 agosto è stato possibile ammirare una tra le non poche perle che la nostra terra ha serbato nelle sue viscere per secoli, e che ora gli archeologi stanno a poco a poco riportando alla luce: la villa romana di contrada Palazzi di Casignana. 

Contrada Palazzi, propagine orientale del comune di Casignana (RC), è posta tra i comuni di Bianco e Bovalino lungo la S.S. 106, a circa 15 km a sud di Locri, in un’area purtroppo conosciuta più per la criminalità di cui è vittima, assieme ai suoi abitanti, che per le sue bellezze naturalistiche e culturali. 

I ruderi che questa amena contrada ospita sono stati identificati dagli studiosi in un’imponente villa di epoca imperiale, abitata dal I al IV secolo d.C. e appartenuta ad un non meglio identificato, ma certo molto facoltoso, proprietario (si pensa addirittura ad un console). 

La villa, oltre ad una sfarzosa parte abitativa (non visitabile poiché ancora oggetto di studio) posta tra la S.S. 106 e la ferrovia, aveva ben due distinti impianti termali (di cui è possibile ammirare gli splendidi pavimenti, alcuni a mosaico, altri piastrellati di pregiatissimo marmo), ed aveva probabilmente anche la funzione di statio, cioè di luogo di posta in cui i viaggiatori potevano fermarsi per rifocillare i cavalli e trascorrere la notte ( si è infatti sulla strada che collegava Locri e Reggio: il dromos dei greci ). 

L’antico fabbricato si ergeva attorno ad un grande giardino porticato, che fungeva forse anche da ingresso alla villa, ed aveva un ulteriore spazio verde ad ovest delle terme occidentali dotato di fontana monumentale. L’area, come detto non ancora riportata completamente alla luce, ospita già il più vasto nucleo di mosaici finora noto nella Calabria romana; ben venti ambienti hanno infatti pavimenti a mosaico. 

Tra gli ambienti più interessanti ci sono: la “Sala delle Nereidi”, ambiente del frigidarium delle terme orientali, con pavimento a mosaico raffigurante le quattro ninfe a cavallo di altrettanti animali (un leone, una tigre, un toro ed un cavallo) dalla coda terminante con tre pinne; la “Sala di Bacco” pavimentata con un mosaico che rappresenta Bacco ebro sorretto da un satiro; e la “Sala delle quattro stagioni”, ambiente posto nella zona residenziale e probabilmente adibito a sala da banchetto, impreziosita da un pavimento a mosaico raffigurante, per l’appunto, la rappresentazione allegorica dei volti delle Quattro Stagioni. 

Notevolissimi anche i mosaici a soggetto geometrico e i pavimenti in marmo copiosamente distribuiti tra le sale ed i corridoi delle terme. 

In seguito alla caduta dell’impero romano d’occidente, ed alle successive invasioni barbariche, la villa è stata progressivamente abbandonata; ma si è potuto attestare (grazie alla presenza di diverse sepolture tra i ruderi della villa, a scarichi di ceramica nelle vasche cadute in disuso e a tracce di focolari accesi direttamente sui pavimenti a mosaico) che il fabbricato è stato abitato almeno fino al VII secolo d.C. 

Dal 1 settembre l’area ritornerà a completa disposizione degli studiosi, in attesa della prossima primavera e dunque della prossima campagna di scavo (e dei relativi finanziamenti!). 

Non resta che formulare l’auspicio che alla prossima riapertura al pubblico sarà già stato costituito il parco archeologico e che il sito sarà già stato dotato delle strutture necessarie a migliorarne la fruibilità: prima fra tutte una adeguata copertura dei mosaici, che consenta tanto alle opere di mantenersi integre per le generazioni future quanto al visitatore odierno di goderne appieno lo splendore; e buona seconda un sottopassaggio che attraversi la S.S. 106 e consenta la fruibilità di una notevolissima parte della villa. 

Dopo una visita ad una testimonianza tanto importante del nostro passato, più radicata dovrebbe essere la convinzione che per risollevare le sorti della nostra terra bisogna puntare decisamente sulla valorizzazione dei beni culturali che la storia ha seminato generosamente attraversando queste plaghe. 

Attorno al sito di contrada Palazzi potrebbe nascere un indotto turistico tale da far risentire i suoi benefici effetti sull’economia dell’intera locride; ma più importante è quello che tale sito ha già fatto catalizzando l’attenzione, gli sforzi e l’energia di un gruppo di volontari che da due anni si prodigano per farlo conoscere e renderlo fruibile. 

Solo la conoscenza della nostra storia passata può risvegliare lo spirito di un popolo antico come il nostro ma ormai assuefatto al degrado ed al sottosviluppo, e farci riacquisire la dignità necessaria ad affrontare con il giusto piglio le nuove sfide, come i problemi inveterati.

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