Ndrangheta, l'altra faccia della medaglia.

Autore: 
Francesco Emanu...
Data Pubblicazione: 
20/05/2006

Recita una canzone popolare: “ ...tri cavalieri da Spagna si partiru… …pe vintun’anni lavuraru suttaterra pe fundari li reguli sociali……di patri a figghiu si li tramendaru… …chisti su i reguli di la società, leggi chi u signu nta sotria dassaru……’Ndrangheta Camurra e Mafia e società organizzata, leggi d’onori leggi d’omerta… …Sicilia Napoli Calabria onorata… …na barchicella vitti navigari, cu cinqu veli e setti marinari, unu di chisti mi vosi domandari: Giovanottu diciti chi cercati? Onuri e sangue eu nci rispundia. Supra a sta barca si vui nchianati onuri e sangu trovami pe la via… …e mi portaru nta menzu di lu mari, ntan’isoletta di nomi Favignana, o genti tutti chi stai a scutari chista è na terra vicina e assai luntana… …lla c’era nu castellu cu tri stanzi undi la prima puzzava i mpamità, tri gocci i sangu nta seconda nci trovai, mentri nta terza nu corpu i società. Degnu e meritevoli fui arrricanusciutu sutta l’arburu da scienza vettiatu, onoratu circulu a tutti vi salutu finu alla morti a vui su vinculatu… …fazzu l’omu pe sungu e pe onuri, e pe scacciari lu mpamu e traditori……’Ndrangheta Camurra e Mafia e società organizzata, leggi d’onori leggi d’omerta… …. * (Traduzione a fine pagina)


Su questa premessa, mi spingo in un terreno ardimentoso, ostico, ricco a mio avviso di luoghi comuni e pregiudizi, dei quali talaltro, il fenomeno si alimenta per perpetuare la sua esistenza, basandosi su di una logica semplicissima, ma efficace, quella che fissa l’obbiettivo sul contorno per mantenere sfocato il centro dell’immagine, rendendo cosi l’inquadratura imperfetta, inesatta, illeggibile. 

Mi cimento a parlare di ndrangheta (riferendomi con questo termine anche alle altre declinazioni dello stesso fenomeno, mafia, camorra, stidda, sacra corona unita… ecc) perchè da giovane che vive in contesto quale è Locri voglio essere io il primo a capire, e ad iniziare una riflessione, mi auguro il più possibile obbiettiva e condivisibile.

Partendo dalle origini, sintetizzando tutta una serie di nozioni e fatti storici, tali “organizzazioni sociali”, che noi nel tempo ci siamo spinti a chiamare associazioni, dandogli dignità di forma e di architettura, si generano per un motivo ben preciso, darsi una organizzazione su un territorio privo di regole, da sempre umiliato da saccheggiamenti e scorribande, infine abbandonato quando non vi era più nulla da prendere.

Facendo un salto in dietro, agli albori 1500, presumibilmente assisteremmo ai natali di questa forma di reazione, che si basa sulla sfiducia verso il prossimo, usa la violenza come mezzo di comunicazione e la famiglia quale organismo istituzionale, perché nel marasma della indigenza, il sistema familiare, in alcuni casi molto simile ad una tribù (si parla anche di clan difatti), offre alcune rassicurazioni non di poco conto, quali una certa stabilità e delle regole, nonché una certa protezione legata alla massa dovuta all'alta natalità delle famiglie ndranghetiste capaci di generare numerosi figli. In pratica una specie di oasi, nel deserto dell’oblio, alla quale abbeverarsi per poi continuare il difficoltoso viaggio della vita.

Un contesto fertile al crescente malcontento nei confronti dell’autorità di potere territoriale, che un po’ perché forestieri, un po’ perché incapaci, continuavano a disinteressarsi del loro pezzo di feudo. Malumore che diviene contestazione silenziosa, privatissimo "fastidio", forse addirittura odio, nei confronti di chi, ultimo di una catena di amministratori imposti dall’alto, arriva sul posto dove chi ci vive difficilmente riesce a tirare avanti, con l’opulenza di un regnante, a decidere del bene e del male su ciò che non lo riguarda.

Una malsopportazione latente che riesce a convivere fino a che regge il regno di Napoli, che appunto era regno, ma solo sulla carta, sembrava più che altro una federazione malorganizzata e malgovernata, che però aveva trovato una mediazione lasciando che gli interessi locali fossero gestiti da “poteri” locali, sufficientemente indipendenti.

L’idillio finisce con il Regno d’Italia, che cerca di Piemontizzare la penisola, nasce la leggenda del Brigantaggio e la figura del Brigante, di questi uomini al di fuori della legge, che altro non erano che i primi latitanti, alla stregua di Provenzano, e non una via di mezzo, o una fase di passaggio tra un prima e un dopo, le famose organizzazione di cui parlo erano già nate. Perché allora, questo nuovo potere dall’alto fa generare i primi nuclei stabili rintracciabili storicamente, di associazioni a delinquere?

In pratica per una questione di forma, difatti queste genti continuarono dopo l’unità a mantenere i loro “usi & costumi” che però da quel punto in poi non furono più tollerati, come lo erano dal precedente Padrone, e diventano per tanto comportamenti fuorilegge, fuori dal "nuovo" comune senso di giustizia. 

Il problema è riferito all’idea che sta dietro lo stato che si era appena costituito, difatti Garibaldi avrebbe portato nella penisola, secondo quanto “chiesto” dagli italici, liberta e giustizia. Ma per i vecchi sudditi del regno di Napoli la sostanza non cambiava, non era uno Stato che volevano e che aveva il loro consenso, veniva anch’esso imposto dall’alto, per un certo punto di vista (anche se da chi a questo punto non era ben chiaro), ma comunque non rappresentava l’ideale di giustizia e libertà di chi subiva soprusi da circa 1500 anni. 

Ed il tutto si complica enormemente quando, il nuovo regno unitario fallisce e si passa alla Repubblica, la quale prevede alla base della sua creazione vi sia una carta costituzionale, che sancisce l’accordo unanime, sugli intenti della organizzazione sociale e sui principi della esistenza, che chi fa parte di questa forma di democrazia condivide e sostiene. Praticamente una specie di presa per i fondelli, si infatti cerca di giustificare l’ennesimo nuovo “padrone” scrivendo su un pezzo di carta che tutti sono dalla sua parte, naturalmente questo, agli occhi di chi non gradisce intromissioni estranee a se stessi, nella gestione di quelli che sono considerati i propri affari.

Ecco il nodo centrale della vicenda sta proprio qui, sulla visione che coloro che noi chiamiamo mafiosi hanno della nostra democrazia, perché laddove io vedo il male in ciò che sfugge alle regole da tutti condivise, parte di questi tutti (i mafiosi) hanno una visione che è diametralmente opposta, vedendo il male in quello che loro pensano sia fuori da ciò che (secondo loro) tutti condividono.

È una lotta ideologica, tra due mondi paralleli, nel quale possiamo ritenere corretto pensare che uno sia occulto rispetto ad un altro, ma non mi azzardo identificare quale possa essere. Siamo dunque di fronte ad individui, che hanno fatto una scelta di vita, magari liberamente, il più delle volte con condizionamenti psicologici che neanche immaginiamo, ma che comunque non condividono, abbiamo visto non certo per genetica, ma per natura ambientale, il fondamentale accordo, che unì invece gli ideali dei nostri padri, all’atto del non facile parto della attuale forma repubblicana. 

Quasi come se fosse un altro stato dunque, tale fenomeno si muove autonomamente, vedendosi moralmente sciolto dai legami con quella che invece tutti noi consideriamo “la Legge” anche se non può prescindervi, perché proprio l’esistenza di uno stato ufficiale, visibile, e non sommerso, garantisce che esso abbia le caratteristiche opposte, di invisibilità, ufficiosità e immersione. Una sorta di altra faccia della medaglia, in un gioco nella quale l’altro cerca, con l’uno, la continua mediazione, instaurando rapporti, mirati, sinteticamente, in due direzioni, e cioè in primo luogo a far credere alla virtuale assenza di se stesso, alla ricerca di una relativa tranquillità di esistenza e di azione, ed in secondo luogo a perpetuare ed incrementare la propria “forza” senza però indebolire troppo il suo <>alter ego legale, alla quale deve la sua esistenza, e sopravvivenza.

Per assurdo uno Stato di diritto debole, genererebbe uno Stato di fatto forte, ovvero (andando alla base di ciò che costituisce lo stato, il patto che ci lega) una popolazione in grado di autodeterminarsi, arrivando anche a prendere delle soluzioni drastiche. Al posto di popolazione, utilizzando un termine molto gettonato in questi anni di cultura mediatica, potrei usare opinione pubblica, che forse rende meglio l’idea di ciò che voglio comunicare, essendo formata essa dalla totalità delle opinioni personali della popolazione, ma che è sicuramente più specifico. Un’opinione pubblica forte capace di cancellare ciò che esula da essa stessa, proprio perché basata sul consenso di chi vi aderisce, è la bestia nera da scongiurare, per chi fa la scelta di vivere due vite, una visibile ed una celata, perché adesso si troverebbe davanti ad un bivio, scegliere una o l’altra; e razionalmente, potrebbe o accettare di lottare (fine della vita celata), quindi vincere o perdere, o di nascondersi fino a data da destinarsi, aderendo provvisoriamente e senza convinzione, ad una idea che nega tutto ciò che egli ritiene corretto.

In ogni caso, la fine della propria, autonomia, perchè se accetto la prima ipotesi cercherò di imporre la mia di idea rispetto all’altra, se accetto la seconda anche io faccio parte di del sentire comune e non poso prendermela con nessuno se le cose vanno male, ne sentirmi giustificato nell’agire al di fuori della “Legge” visto che alla realizzazione della stessa vi ho partecipato. 

Diviene una questione di numeri dunque, vince lo schieramento che conta più adepti. D’altro canto, anche se sono attori al di fuori della legalità, questi figuri rispondono come tutti all’essenziale principio della sopravvivenza, propria e della specie, e per quanto possa sembrare incredibile, essi formano uno schieramento molto più eterogeneo di quello che si pensa, che non raccoglie esclusivamente efferati assassini, ma individui ad ogni strato del vulgo, e riferirsi a tali fenomeni diventa difficile, vale sicuramente la definizione di chi dice che sono esclusivamente delle organizzazioni col fine di delinquere (forse per il piacere di farlo), ma vale quella di chi si riferisce ad essi come puri e semplici di fenomeni di comportamento, altri usi e costumi, e fermo restando che qualora essi agiscono esulando dal rispetto delle regole (comportamento indubbiamente da condannare) è più utile fermarsi a capire come e perché un qualcosa è nato e si muove, per capire come possa morire, piuttosto che combattere ciecamente e forse malvolentieri, contro dei Cervantiani mulini a vento, sprecando tempo e danaro.


* “… tre cavalieri giunsero dalla Spagna… …per ventuno anni lavorarono di nascosto (sotto terra), per dare fondamento alle regole sociali… … da padre a figlio furono tramandate… …queste sono, le regole della società, leggi che il segno nella storia hanno lasciato… …’Ndrangheta, Camorra e Mafia, e società organizzata, legge d’onore, legge d’omertà… …’Ndrangheta, Camorra e Mafia, Sicilia, Napoli, Calabria, onorata… …una piccola imbarcazione ho visto mantenere la rotta (navigare), con (possedeva) cinque vele (le categorie di uomini riconosciuti) e sette marinai (i ruoli nella quale si divide l’organizzazione) uno di questi mi volle chiedere: giovanotto dite, di cosa siete alla ricerca? Onore e sangue, io gli risposi. Su questa barca, se voi vi imbarcate, onore e sangue incontreremo sulla rotta… …e mi portarono in mezzo al mare, all’altezza di un’isola di nome Favignana (www.favingana.com;www.isoladifavignana.com;mappa ), o gente tutta (pubblico alla quale mi riferisco) che state ad ascoltare, questa è una terra vicina e al tempo stesso molto lontana… …li (sull’isola) si trovava un Castello (costruzione), con tre stanze, dove, nella priva, vi stagnava una puzza di infamia, nella seconda, vi trovai tre gocce di sangue, mentre nella terza una società corporativa (distinzione dello stato della realtà, l’infamia della classe abbiente, la fatica del popolo, la terza via, la l’onorata società) . Degno e meritevole fui riconosciuto, fui battezzato sotto l’albero della scienza (descrizione della organizzazione della società), cosi adesso, saluto ogni membro dell’onorato circolo, fino alla morte a voi sono vincolato… …sono uomo per sangue e per onore (ho dignità d’essere umano per mezzo delle virtù che mi contraddistinguono, il sangue e l’onore) e perché tolgo di mezzo l’infame e il traditore… …’Ndrangheta, Camorra e Mafia, e società organizzata, legge d’onore, legge d’omertà…

Your rating: None Average: 5 (8 votes)