Il pianto di un figlio per la sua terra.

Autore: 
Emilio Lupis
Data Pubblicazione: 
29/09/2005

Mentre sto scrivendo e anche prima di mettermi a scrivere , sto ascoltando Eugenio Bennato.
Per chi non lo conoscesse si tratta del fratello del piu' celebrato (ma non per questo piu' bravo)
Edoardo , specializzato in canti popolari meridionali . Nella nostra zona comunque dovrebbe essere molto conosciuto , per i suoi vari e numerosi trascorsi al Taranta Power di Caulonia e quest'estate per chi c'era la sera del 18 Agosto in P.za delle Tre Chiese a Gerace ha tenuto un concerto che dire splendido è poco .
Voi vi chiederete a questo punto dove cavolo sta il nesso tra quello che ho scritto e il titolo dell'articolo ( che forse piu' che articolo assomigliera' ad un editoriale ) . Bennato cosi' come tanti altri artisti meridionali canta con la dolcezza dei nostri dialetti e l’armonia delle musiche di tante nostre canzoni (e insieme a lui tanti altri) la belta' delle nostre terre , l'allegria , il colore , la luce e quant'altro di bello esiste delle stesse.
Ma perche' allora c'è da piangere su quste belle anzi bellissime cose ?
La risposta purtroppo sta nel fatto che un figlio del sud come me , in particolare stasera , sta pensando
per quale o quali motivi deve andarsene via , magari molto lontano , "seminare il suo futuro" e raccoglierne i frutti in tutt'altro posto non potendo godere dei paradisi cantati e realmente visibili ? Soprattutto pensando alle tanti “menti elette che vivono al sud e contribuiscono alla grandezza del l’ Italia e altri stati del mondo
I motivi sono molteplici e strabolliti ormai visto che partendo dalla politica , passando per la criminalita' organizzata , arrivando fino alla strafottenza del pubblico cittadino , le responsabilita' sono ben divise e includono tutti . Pero' mi permetto di dire un paio di cose : in primo luogo , si dovrebbe smetterla con la storiella che noi scegliamo di andare via dalla nostra terra visto che le universita' ci sono. I motivi sono due e semplici , il primo è che magari non tutti vogliono o possono fare l'università e salvo amici , parenti piu' o meno stretti , si rischia di lavorare si ma per quattro lire (euro ormai) senza uno straccio di contributo e arrivando a 65 anni disperati . In secondo luogo , perche' una volta ultimata l'università (escludendo magari le lauree che permettono il libero professionismo) l'offerta di lavoro è bassissima e chi va ad occupare i posti o è un genio che appunto essendo tale MERITA GIUSTAMENTE UN POSTO , oppure in alternativa a chi merita ci vanno i soliti raccomandati . In piu' se qualcuno decidesse di restare a casa sua per avviare una qualunque attivita' in proprio chi lo tutela?
Per chiudere mi voglio rivolgere ai nostri carissimi politici . Qui chiedo da innamorato folle della propria terra una sola cosa . Molto spesso sento la barzelletta che dice : noi dobbiamo preparare i nostri giovani a governare perchè il futuro sono loro e potranno fare grandi cose.... Basta per favore !E' opportuno che si debba cominciare tutti da coloro che hanno i capelli grigi arrivando ai bambini che frequentano le scuole materne a lavorare insieme , perchè solo recependo un atti concreti se ne possono produrre altri . Riprendendo una parola cara a un nostro politico con il quale spesso non mi trovo in accordo dico che serve davvero una POLITICA DEL FARE (basta che il fare sia concreto) perchè reputo che solo in questo modo si possa evitare che un deficiente come il sottoscritto una sera milanese di inizio autunno (e magari tanti come me in altre citta') pensi che il tunnel in cui è sprofondata ( o vi è stata portata) la propria terra sia senza uscita . Anche perche' spero che presto tutti capiscano che il QUA SI CAMPA D'ARIA di Profazio preso molto probabilmente alla lettera da tante persone è decisamente ironico e non reale.

Your rating: None Average: 4 (1 vote)