Mare inquinato continua lo scontro Zito - Lia

Autore: 
Giovanni Maiolo
Data Pubblicazione: 
05/08/2004

(da la Riviera del 5/9/2004)

L’amministrazione cauloniese attacca, quella roccellese risponde: “Il nostro depuratore funziona perfettamente” Da mercoledì 18 agosto, per giorni, il mare cauloniese è stato inaccessibile perché estremamente sporco. Molti cittadini e molti turisti hanno approfittato di una pubblica assemblea tenutasi il 20 agosto e organizzata per discutere di tutt’altra questione (ossia la costruzione di un impianto per il trattamento dei rifiuti proprio in località Vasì), assemblea convocata dal Cids, dall’Amministrazione Comunale di Caulonia e dal Comitato di quartiere di Vasì, per denunciare con rabbia le condizioni in cui versa il mare. I turisti presenti hanno minacciato di non tornare più a Caulonia se non si fosse risolto il problema. L’amministrazione Comunale guidata da Domenico Lia ha incanalato la frustrazione popolare verso quella che a ragione degli amministratori cauloniesi è la fonte di tale disastro; il depuratore di Roccella Jonica. A tal punto che un cittadino roccellese che voleva intervenire per spiegare il funzionamento regolare del depuratore del suo paese è stato fischiato e gli è stata tolta la parola. Il clima dell’assemblea era di estrema animosità che si è manifestata anche tramite questi episodi. L’ira è senza dubbio comprensibile in chi si vede privato della possibilità di fare un bagno a mare, soprattutto se turista, ma questi episodi sono da condannare senza titubanze. Da quella data sui giornali è iniziata la campagna mediatica dell’Amministrazione cauloniese contro quella di Roccella Jonica. In un articolo comparso sulla “Gazzetta del Sud” del 21 agosto il ViceSindaco di Caulonia con delega all’ambiente Rosetta Femia dichiarava di avere individuato nel “limitrofo Comune di Roccella Jonica la fonte dell’inquinamento, uno scarico a mare di materiale non identificato. Come Amministrazione Comunale, al fine di tamponare la situazione abbiamo provveduto a un lagunaggio”. L’Amministrazione roccellese, guidata dal Sindaco Sisinio Zito, non ci sta e restituisce le accuse al mittente. Ma sempre la Gazzetta del Sud, del 27 agosto, ci informa che il Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Caulonia, il geometra Giuseppe Commisso, ha inoltrato all’ASL di Locri, all’Assessore Regionale competente, alla Guardia di Finanza, ai Carabinieri e alla Capitaneria di Porto una nota in cui si parla di “presunto disastro ambientale”, e ispezionando la spiaggia tra la fiumara Amusa e il torrente Canne scrive di avere rilevato “una chiazza di liquame fognario, con evidenti escrementi fecali in superficie provenienti dallo scarico fognario dell’impianto di depurazione di Roccella”. Arriva inoltre la minaccia di procedere legalmente verso i responsabili che hanno provocato lo stato di degrado ambientale e igienico. Anche gli ufficiali sanitari Vincenzo Niutta e Francesco Muscolo (quest’ultimo anche Consigliere Provinciale, Consigliere Comunale di opposizione a Roccella e membro della Commissione Ambiente della Provincia di Reggio Calabria) constatano l’inquinamento del mare antistante Caulonia e Roccella e chiedono alle Amministrazioni dei due comuni di apporre i divieti di balneazione. Evidenziano anche che la responsabilità apparente (“da un’analisi visiva”, dicono) è di una condotta proveniente dal depuratore di Roccella che scarica “acque torbide e con presenza di materiale organico”, mentre gli scarichi del megadepuratore a cui è collegata Caulonia sono chiare. Nei locali del Polo Sanitario di Caulonia Marina l’Amministrazione convoca una conferenza stampa a cui partecipano oltre al Tecnico Comunale Commisso, gli Assessori Amato, Cirillo e Femia che ribadiscono le accuse a Roccella. Il 31 agosto su “il Quotidiano della Calabria” si apprende che il Sindaco roccellese Zito ha inviato delle missive al comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Roccella, al direttore dell’Arpacal, al direttore generale dell’ASL n.9 di Locri e al Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma dei Carabinieri in cui dichiarava: “Ho invitato le Autorità preposte ad avviare con urgenza indagini dirette a verificare: l’efficienza depurativa dell’impianto di depurazione di Roccella; la funzionalità elettromeccanica dello stesso; la regolarità amministrativa della gestione del depuratore da parte della Jonica Sistemi Idrici S.p.A. per quanto riguarda i rifiuti prodotti e smaltiti; l’efficienza dei sistemi di sollevamento delle fognature urbane; la balneabilità o meno delle acque marine antistanti la foce del torrente Canne. In particolare ho invitato l’Arpacal ad estendere le stesse indagini al depuratore consortile che tratta i reflui provenienti da Caulonia nonché a verificare tutti i potenziali punti di immissione nel torrente Canne, a parte lo scarico del depuratore di Roccella, e cioè: lo scarico del <> della stazione di sollevamento del depuratore consortile, scarico emergenziale dei liquami bruti provenienti da Caulonia, eventuali scarichi abusivi, autospurghi, ecc…, al fine di accertare le cause di un eventuale inquinamento alla foce del torrente”. Inoltre critica duramente il “lagunaggio dell’affluente proveniente dal depuratore di Roccella”, perché ha comportato “l’aumento del livello del battente idrico al di sopra del tubo di scarico e ciò determina l’impossibilità, sia da parte della Jonica Sistemi Idrici spa, sia dell’Arpacal, di procedere ai prelievi allo sbocco del tubo di scarico. Tali prelievi – precisa ancora Zito – sono assolutamente necessari allo scopo di valutare il funzionamento del depuratore di Roccella, essendo ovviamente il lagunaggio condizionato sia dal ristagno sia dalla presenza di altri effluenti provenienti dal torrente Canne”. Per questo il Sindaco di Roccella ha invitato l’Ufficio Circondariale Marittimo a modificare il lagunaggio così da mettere a nudo il tubo di scarico del depuratore di Roccella per potere procedere ai necessari prelievi. Chiede inoltre al dr. Blasi, massimo dirigente dell’ASL locrese, come i due ufficiali sanitari Niutta e Muscolo abbiamo fatto a “constatare, il giorno 27, che dal tubo di sbocco del depuratore di Roccella uscivano acque torbide se dal 20 agosto il tubo è totalmente sommerso a causa del lagunaggio”. Sempre il 31 agosto, alle 18:30 si è tenuto il Consiglio Comunale a Roccella in cui il Sindaco ha fatto una comunicazione sulla vicenda, affermando che la contrapposizione tra i due paesi rischia di avvelenare il clima di collaborazione tra due comunità vicine. Poi ha esposto una lunga cronistoria degli eventi partendo dal 19 agosto, quando ha ricevuto una telefonata del Sindaco Lia che lo accusava direttamente del fatto che il depuratore di Roccella produceva escrementi e subito dopo, dice, è partita la campagna mediatica contro Roccella. Zito si dichiara stupito e amareggiato dal metodo usato dall’Amministrazione cauloniese e cita un caso verificatosi subito dopo le elezioni amministrative che hanno visto la sua schiacciante vittoria sul centro-destra roccellese. A metà giugno aveva notato una striscia scura nel mare e subito, insieme al Sindaco di Gioiosa, convocò un’assemblea alla Capitaneria di Porto invitando Lia. Zito chiese di controllare lo stato del depuratore roccellese che però funzionava bene. Si scoprì infine che la chiazza non era dovuta ad inquinamento ma a delle polveri in sospensione. Dopo la convocazione di due assemblee dei Sindaci della Locride fu decisa la creazione di una Consulta per l’Ambiente. Così come appena sorse la questione del trattamento rifiuti a Vasì, Zito telefonò a Lia per mettersi a disposizione per contrastare il progetto. Questi esempi sono stati fatti dal Sindaco di Roccella per spiegare che di fronte a problemi così gravi si possono seguire due strade; una è quella della collaborazione finalizzata alla risoluzione dei problemi, l’altra è quella dello scaricabarile. E questo è stato, a suo giudizio, l’atteggiamento dell’Amministrazione cauloniese in questo caso. Ha accusato anche il tecnico Commisso per l’atteggiamento avuto, sostenendo che questi gli aveva garantito che ci fosse un verbale dei Carabinieri di Caulonia in cui si precisava cha dal depuratore di Roccella uscivano escrementi, ma Zito, interpellando i Carabinieri per avere copia del verbale, ha scoperto che in realtà non esiste un verbale del genere e il Maresciallo ha solo affermato che a Canne, da una condotta, usciva acqua sporca, ma senza specificarne la provenienza. Poi nella lunga relazione Zito torna sull’Assemblea del 20 a Caulonia, in cui Lia accusò Roccella del disastro e in cui il suo collaboratore Luca Marrapodi fu “aggredito senza che le Istituzioni di Caulonia impedissero questo atto di inciviltà”. “Caulonia – prosegue il Sindaco – ha quattro depuratori e nessuno funziona. Invece noi nel 2001 ci siamo attivati per chiedere il potenziamento del nostro depuratore e un giorno ci venne comunicato che degli scavatori vicino al cimitero lavoravano operosamente per mettere dei tubi e portare i reflui di Caulonia al depuratore di Roccella senza che noi ne sapessimo nulla! Ovviamente ci opponemmo, perché d’estate a Roccella è presente il triplo della popolazione residente e con l’aggiunta di Caulonia il depuratore sarebbe saltato. L’accordo finale previde la costruzione del depuratore consortile Caulonia – Roccella”. E mentre l’Amministrazione roccellese lavorava per risolvere i problemi che si presentavano, come per esempio la scelta del luogo in cui farlo sorgere, sempre secondo Zito l’Amministrazione cauloniese era molto meno presente. Ha comunicato anche che il collegamento della rete fognaria di Roccella al depuratore consortile sarà realizzato dalla fine della stagione estiva ed ha spiegato ai Consiglieri di opposizione, che avevano sollevato la questione, che l’allaccio non è avvenuto prima perché solo nel luglio di quest’anno la vasca di ossigenazione, ossia il cuore del depuratore, è stata completata. Continuano poi le accuse al sistema di depurazione cauloniese: “Roccella tratta 70 litri al secondo e copre il fabbisogno di 20.000 persone; Caulonia tratta all’incirca 7 litri al secondo, uniti anche ad acque bianche, quindi copre la depurazione di meno di 2.000 persone, meno di un decimo di Roccella”. Altro dato portato da Zito è che il depuratore di Roccella in 5 settimane ha prodotto 50.000 Kg di fanghi, il depuratore consortile non ne produce. Il depuratore di Roccella da marzo è stato inoltre sottoposto a ben 8 controlli a sorpresa da Enti esterni e non ha subito alcun guasto, anche perché controllato quotidianamente da due esperti. La polemica sollevata da Caulonia è per Zito “assolutamente inqualificabile”, perché lo scopo della diatriba alla quale si sono prestati anche i consiglieri roccellesi d’opposizione è quella di danneggiare il paese. Nonostante tutto, per Zito, Caulonia e Roccella restano paesi complementari e i problemi non sono con i cittadini di Caulonia ma con gli amministratori. Zito conclude sfidando il Sindaco Lia ad un pubblico dibattito per chiarire, davanti agli occhi di tutti, la questione. Rifondazione Comunista e Caulonia Libera di Bruno Greci hanno preso la palla al balzo e intendono invitare entrambi gli attori principali della vicenda ad un’assemblea pubblica. Alla relazione del Sindaco ha replicato l’opposizione, tramite il Consigliere Muscolo, che ha sostenuto cha al momento del sopralluogo fatto da lui stesso insieme al dott. Niutta il collettore era ben visibile. La risposta dell’Assessore all’ambiente Mazzaferro è stato che il 22 gli ingegneri Macrì e Surace hanno fatto un sopralluogo e il tubo era totalmente sommerso, quindi Muscolo, che si è recato il 26 sul luogo, non può avere visto la fuoriuscita di nulla. La Jonica Sistemi Idrici S.P.A., che gestisce il sistema idrico integrato di Roccella, ha intanto dato mandato ai propri legali di valutare le possibili azioni legali dirette alla tutela della propria immagine, e non risparmia accuse a Caulonia invitando “gli esponenti del Comune limitrofo a volere ricercare in altre direzioni le cause dell’inquinamento, cominciando col guardare in casa propria. Il Comune di Caulonia è da sempre sprovvisto di sistemi di depurazione e in parte addirittura di sistemi di collegamento dei liquami fognari – si legge ancora nella nota della società per azioni – tant’è che in passato, e in parte a tutt’oggi, il problema si è affrontato realizzando <> ed elevando barriere di sabbia sulla spiaggia e svuotando all’interno delle stesse i liquami fognari senza operare nei confronti degli stessi alcun trattamento depurativo. Per questo Caulonia era uno dei principali fattori di inquinamento della zona, prima dell’allacciamento, esiguo, al depuratore consortile”. Il primo settembre per meglio documentarci è stato realizzato un sopralluogo dal sottoscritto insieme al Sindaco Zito e ad alcuni Assessori della sua Giunta ed anche alla presenza di esponenti politici cauloniesi (Bruno Grenci di Caulonia Libera, Cosimo Maiolo di Rifondazione Comunista e Pierfrancesco Campisi, consigliere di opposizione) sia nella zona dove è stato effettuato il lagunaggio sia al depuratore roccellese. Abbiamo constatato che l’acqua che ristagna a causa del lagunaggio non presenta traccia di escrementi né alcun odore che lasci intendere che dagli scarichi di Roccella esca acqua inquinata. Anche l’acqua che fuoriesce dagli scarichi del depuratore consortile è limpida. La visita al depuratore ha dimostrato anche che l’acqua trattata è perfettamente trasparente. Il Sindaco Zito ha inoltre messo a disposizione di chiunque voglia constatare coi propri occhi la funzionalità dell’impianto di depurazione la possibilità di effettuare delle visite per verificare come il prodotto finale del processo sia senza impurità. Accertato questo resta tuttavia ancora da chiarire da dove arrivasse l’inquinamento del mare che è stato per giorni ben visibile. Tutto è nebuloso e il rimpallo di responsabilità non aiuta certo a chiarire le idee a nessuno. Nessuno è responsabile, nessuno ne sa nulla. In attesa degli sviluppi ci sembra che, anziché accusarsi reciprocamente, due Comuni come Caulonia e Roccella debbano stringere maggiori rapporti, perché temi così delicati li si può affrontare efficacemente solo uniti. e invece di scagliarsi l’uno contro l’altro sicuramente sarebbe più utile incontrarsi con l’obiettivo non di accusarsi reciprocamente, ma di individuare e risolvere finalmente il problema. GIOVANNI MAIOLO giovannimaiolo@giovanilocride.net

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