Centri di permanenza temporanea. che bella accoglienza!

Autore: 
Giovanni Maiolo
Data Pubblicazione: 
08/09/2004

I Centri di Permanenza Temporanea (CPT) sono stati istituiti in Italia nel'98 con la legge Turco-Napolitano del centrosinistra per rinchiudere gli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno, che non era possibile identificare ed espellere immediatamente, e che quindi, secondo i sinistri legislatori, avrebbero potuto rappresentare un pericolo sociale. Gli immigrati vi dovevano rimanere fino a 30 giorni in vista dell' espulsione. Con la Bossi-Fini il termine è diventato di 60 giorni e i CPT hanno consolidato il loro aspetto di vere e proprie carceri, destinate oggi anche ai richiedenti asilo. Sono luoghi che dovrebbero far inorridire anche un "sincero democratico", luoghi in cui sono stati sospesi anche quei diritti, seppur minimi e precari, che regolano la vita dei carcerati "normali". I CPT oggi sono 16 nel territorio italiano e solo nell' ultimo anno per questi centri sono passate 17.000 persone (fonte:Medici senza frontiere). Il loro numero però è destinato ad aumentare notevolmente. Questi luoghi di detenzione simboleggiano bene l'atteggiamento della nostra "civile" società nei confronti di persone colpevoli di fuggire da situazioni di miseria, sfruttamento, oppressione, tortura o guerra: la sola mancanza di un documento, di un pezzo di carta che attesti il loro essere "regolari" è sufficiente per essere sottoposti ad una carcerazione inumana e arbitraria in luoghi ancora più opprimenti delle "normali" galere. Questi moderni lager sono l'espressione più evidente della barbarie generata dalle varie leggi sull'immigrazione. Frontiere blindate, stragi sui mari, impronte digitali (oggi agli immigrati domani a tutti noi), rastrellamenti nei quartieri, espulsioni arbitrarie sono solo alcune delle nefandezze create da questi provvedimenti. Tutti questi provvedimenti hanno creato e diffuso l'artificiale divisione fra "immigrati buoni e lavoratori" e "clandestini cattivi e criminali". Detta in altri termini gli immigrati possono essere tollerati solo se rimangono nell'ombra, chini al dispotismo dei padroni nei luoghi di lavoro, in modo da fornire docile manodopera per le industrie. Da dove credete che venga buona parte del miracolo del nord-est? E perché fra i primi a chiedere più immigrati c'è sempre Confindustria? Se "sono di troppo", se "non servono più" ridiventano automaticamente "clandestini" (molti non hanno mai smesso di esserlo, e gli imprenditori lo sanno bene) e perciò sono ritenuti colpevoli di tutti i crimini possibili. L’Associazione “Medici senza Frontiere”, Nobel per la pace nel 1999 ha presentato un rapporto sui CPT in cui si legge, tra le altre cose, di “edifici inadeguati, scarsi contatti con il Servizio sanitario nazionale, insufficiente assistenza legale e psicologica, abuso nella somministrazione di psicofarmaci, eccessi negli interventi delle forze dell’ordine”. In Calabria ne esistono due: uno a Crotone e uno a Lamezia. Molte sigle calabresi (CSOA "Angelina Cartella" / Associazione Culturale Multietnica "La Kasbah" / Libera Associazione di Idee / Comunità Kurda Calabrese / Radio "Ciroma" / Piana Social Forum / Tirreno Social Forum…) insieme a partiti politici della sinistra (Rifondazione Comunista, Verdi…) che si battono da tempo per la chiusura di questi centri hanno organizzato recentemente delle manifestazioni. Il 31/01/04 è stata la GIORNATA EUROPEA CONTRO I CPT. Il movimento antagonista meridionale si è dato appuntamento alle ore 11 davanti ai cancelli di quello di Crotone di fronte l'aereoporto di Sant'Anna. Dicono gli organizzatori: “All'interno del nuovo lager 118 immigrati uomini e 27 donne con condizioni di vita al limite della sopravvivenza. Il piazzale antistante era pieno di Digos ! Ma i compagni non si sono lasciati intimidire e hanno continuato l'azione di controinformazione sul centro. Per protestare contro il numero ridotto della delegazione permessa all'ingresso del CPT (solo tre) si è inoltre deciso il blocco della strada”. A fine settembre 2003 un’altra delegazione (composta anche dal senatore del PRC Russo Spena) ha visitato il CPT di Lamezia. Questo il racconto di Francesco Cirillo: “nel CPT si sta solo per 60 giorni e poi si viene rispediti nelle terre d’inferno dalla quale provieni. Dal kurdistan bombardato dai turchi, dalla Nigeria affamata dalle multinazionali, dal Magreb assolato e desertificato. Qui non puoi stare, o meglio puoi stare se hai un permesso di soggiorno, e se prima hai già avuto un lavoro, se hai una casa… Cose che neanche gli italiani, disoccupati e proletari hanno… Veniamo accolti all’interno dall’avvocato di Stato. Da poco sono state alzate le sbarre attorno al piccolo edificio. Sbarre ovunque attorno ad un piccolo cortile dove sono scesi tutti i migranti detenuti, 76 in tutto. Ci guardano in silenzio da dietro le sbarre. Ancora non hanno capito chi siamo e cosa vogliamo. Pensano che siamo ispettori o qualcosa di simile. Ancora non hanno capito che siamo lì proprio per loro. Un agente della finanza lì per controllo, mi chiede se abbiamo intenzione di entrare nel cortile. “Può essere pericoloso – mi dice- potreste essere in pericolo. Hanno lamette nascoste nella bocca. L’altro giorno hanno ferito in faccia un poliziotto”. “Io non sono poliziotto- gli rispondo” allontanandomi da lui. Alle donne della delegazione qualcuno ricorda minacciosamente che molti di quei detenuti sono in galera per stupro. Insomma si cerca velatamente di spaventarci, ma non ci riescono. Tutti chiediamo di entrare , ed entriamo. I detenuti si fanno subito attorno a noi. Stringiamo la mano a tutti, ci conosciamo, ognuno di noi viene circondato da gruppi di 4-5 di loro e portati ognuno in un luogo del carcere. Ognuno ci racconta la sua storia, ognuno il suo dramma … La sporcizia, nonostante il centro sia stato pulito la mattina alla notizia del nostro arrivo, è lampante. I rubinetti ai lavandini sono stati messi il giorno prima, i muri all’interno sono stati ripuliti la mattina stessa, così i pavimenti sono stati lavati poche ore prima del nostro ingresso. Ma nonostante questa apparenza, il centro dimostra tutto il suo squallore. I materassi sono sporchi, le lenzuola non sono mai cambiate se non con l’uscita dello stesso detenuto dopo sessanta giorni, tutti difatti presentano sul corpo foruncoli rossi, macchie violacee, pustole. Le docce non funzionano, se non una sola da dove esce sempre e solo acqua fredda o bollente, una sola doccia per 76 persone. I bagni sono inguardabili, la cucina è pessima. Un detenuto mi dice che appena è arrivato insieme agli altri gli hanno fatto fare la fila davanti uno sportello dove ha dichiarato il vestiario di cui aveva bisogno. Magliette, scarpe, tute. Gli è stato fatto firmare un documento e quando dopo tre giorni è andato a chiedere della roba , gli è stato risposto che già gli era stata consegnata e la sua firma faceva fede…”. 15 migranti qualche mese fa hanno cercato di scappare, ma sono stati subito ripresi. I poveri erano andati tutti alla stazione di Lamezia a prendere un treno e lì sono stati tutti acciuffati. D’altra parte dove avrebbero potuto andare disgraziati come sono?

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